Chi si è approcciato, almeno una volta nella vita, al vasto mondo dell'industria videoludica, avrà sicuramente potuto constatare quanto i videogiochi siano una forte attrazione sia per adulti che per bambini. Tralasciando i sempre accesi dibattiti sociali sul tema, e le liti tra quelli favorevoli e quelli contrari al "mondo virtuale", quella che voglio riportare qui è una pura esperienza personale che mi ha aiutato ad elaborare una possibile risposta ad una delle domande più dibattute di sempre: I soldi fanno la felicità? Cerchiamo di capirlo insieme!
Videogiocatori, vi ricordate GTA San Andreas? Certo che ve lo ricordate! Per i più smemorati, si trattava di un gioco action-adventure ed "open world",
sviluppato dalla RockStar Games nel lontano 2004. Bene, questo gioco in particolare è stato il primo ad aiutarmi ad elaborare la mia riposta alla famosa domanda.
OK, ma ora arriviamo al sodo. Come i videogiochi mi hanno aiutato a capire che i soldi non fanno la felicità?
La risposta, in realtà, è molto semplice. Seguitemi nella spiegazione. Dobbiamo partire dal presupposto che i videogiochi rappresentano un mondo alternativo, dove però valgono le stesse aspirazioni sociali del mondo reale. L'unica differenza è che raggiungere i nostri obiettivi nel mondo "virtuale" è molto più facile!
Quando iniziamo il nostro nuovo gioco (che sia GTA San Andreas, GTA V, o Red Dead Redemption, o qualunque altro) solitamente partiamo da zero. Pochi soldi, vestiti da poveri, forse nessuna arma. Siamo quindi eccitati dal fatto di dover cominciare la scalata sociale verso il successo. Vogliamo compiere velocemente missioni, vogliamo fare soldi per sbloccare vestiti migliori o armi migliori che, a loro volta, ci permetteranno di vincere missioni più difficili ed avere sempre più successo.
Proprio come nella vita reale, le aspirazioni puntano agli stessi fini principali: soldi, ammirazione degli altri, e successo.
Bene. Ma cosa succede quando raggiungiamo i nostri obiettivi?
Immaginiamo di possedere tutto. Oh, in un videogioco è molto semplice, ma nella vita reale no di certo. Giocando, infatti, dopo un numero di ore sufficientemente adeguato, avremo abbastanza soldi da poter comprare, sbloccare, e svolgere ogni attività che il gioco stesso ci offre. Bellissimo! Finalmente abbiamo raggiunto il nostro scopo! Evvai! Bene, ora dovremmo essere felici e goderci tutto quello che abbiamo raggiunto.
E invece no. Cosa facciamo invece?
I videogiocatori più incalliti forse si sono già risposti da soli: ricominciamo da capo. O almeno, la maggior parte di noi si comporta così. Quando il gioco diventa troppo facile, allora ci annoiamo. A quel punto premiamo "start", "nuovo gioco", (volendo fare riferimento al gameboy color e ad uno dei classici più intramontabili), perchè quando tutto è alla portata e facile da possedere, allora quasi non ci piace più.
Dove è finita quell'eccitazione, quella voglia di scalata sociale?
Dov'è quella fiamma che ci spingeva a raggiungere i nostri obiettivi? Tutti vogliamo ritrovare quella sensazione, e per farlo, o si cambia gioco o lo si ricomincia da capo.
Detto ciò, i videogiochi, come già postulato, non sono forse una piccola realtà alternativa e virtuale della nostra vita?
Non abbiamo forse gli stessi obiettivi sia online che offline? Se questo è vero, allora è forse giustificato il pensare che questa sensazione di insoddisfazione potrebbe estendersi anche alla vita reale, nel momento in cui tutto diventi facilmente ottenibile:
immaginate di possedere qualunque cosa. Lo so, è difficile. Probabilmente mi direte che non è la stessa cosa possedere tutto ciò che c'è all'interno di un videogioco e possedere tutto nella vita vera. Ma io vi rispondo: siamo sicuri che sia così tanto diverso?
A voi la risposta definitiva. Questa era soltanto un'elaborazione personale, la riflessione che i videogiochi mi hanno regalato. Spero possa avervi divertito e spinto a creare un vostra risposta al quesito.
E voi, quindi, siete d'accordo o la pensate diversamente? Condividi l'articolo e scrivi la tua opinione tra i commenti. Parliamone insieme!