MITOMANIA QUANDO MENTIRE DIVENTA PATOLOGICO


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ABSTRACT

Il presente articolo è volto ad approfondire l’aspetto patologico del concetto di “mitomania”, a chiarirne la genesi ed i sintomi e ad individuare un possibile trattamento che permetta alla persona affetta di abbandonare questa dipendenza comportamentale.

1.0 - LA BUGIA E LA PSICOLOGIA

Mentire è un comportamento tipicamente umano, è funzionale all’adattamento e non necessariamente è indice di psicopatologia, ma anzi nei limiti della “normalità” rappresenta un aspetto dell’intelligenza sociale. Le bugie che fanno parte della vita quotidiana sono, per la maggior parte, “piccole bugie”, atti quasi istintivi dettati da motivazioni reali ma che restano dei casi isolati: è il caso, ad esempio, delle “bugie altruiste”, quando la persona decide di non dire la verità per proteggere gli altri; quello delle “bugie egoiste” che rispondono alla cosiddetta “desiderabilità sociale”, ossia al bisogno di valorizzare sé stessi e minimizzare i propri limiti; quello delle “bugie caratteriali” prodotte dal bisogno di nascondere la propria vulnerabilità e ancora quello delle “bugie di discolpa”, generate dalla necessità di discolparsi da accuse più o meno infondate, dal bisogno di evitare un conflitto e/o per difendersi.

Le bugie dal punto di vista psicologico possono, dunque, svolgere vari compiti: 
– evitare punizioni e/o un possibile rifiuto;
– mantenere la propria privacy;
– per dare un’immagine positiva di sé;
– per evitare conflitti e non mettersi in discussione; 
– per affermare il proprio status.

Le bugie servono, quindi , ad influenzare, controllare e/o manipolare gli altri, ma quando mentire diventa un’abitudine ,uno stile di vita e viene considerato come l’unica modalità di relazionarsi con gli altri, si trasforma in malattia: si parla allora di mitomania.

1.1 - La prima bugia

L’abitudine di dire bugie in modo patologico può svilupparsi fin dall’infanzia. La bugia ,infatti, nel bambino che ancora non distingue la fantasia dalla realtà, è fisiologica. Molti bambini hanno difficoltà ad affrontare alcune frustrazioni e finiscono, entro certi limiti, con il mentire ai genitori per la paura di deludere le loro aspettative, per tentare di preservare la propria immagine o per evitare un castigo. Importante è ,dunque, questo primo approccio con l’atto di mentire in quanto determina la direzione del rapporto del soggetto con la menzogna. Questo fenomeno, infatti, assume carattere patologico quando il bambino (o l’adulto) incline alla mitomania riscontra che la menzogna può essere intesa come verità, senza conseguenze negative associate.

1.2 - Il circolo vizioso della bugia

Come abbiamo visto le bugie possono nascere in modo spontaneo ed i benefici che provocano possono essere la causa scatenante per un consolidamento della ripetizione di tali comportamenti. Esiste una linea molto sottile tra un comportamento che ricerca un beneficio immediato e il comportamento che crea dipendenza, dato che il secondo si acquisisce per ripetizione, ma soprattutto per la sensazione di impunità che lascia a chi mente. Chi è dipendente, sebbene lo desideri, non può smettere di mentire in quanto questa è diventata una parte del suo modo di comportarsi e di relazionarsi con gli altri, arrivando a sentirsi indifeso se non abbellisce la verità con menzogne che la rendono più interessante. Come per qualsiasi dipendenza siamo tutti esposti alla possibilità che si presenti quest’occasione, ma la differenza dipenderà dalla formazione dei valori di una persona, che porta quest’ultima a sapere che ciò che fa non è corretto e soprattutto a cercare di porre a ciò un freno affinché non si vada oltre. Non vi è uno schema preciso su dove sarà la prima volta né su come continuerà, ma è certo che se la persona si trova in un ambiente in cui tale comportamento è normale, accettato o giustificato, sarà più facile che lo ripeta.

2.0 - CHE COS'È LA MITOMANIA ?

La mitomania, denominata anche pseudologia fantastica, fa riferimento ad un disturbo psicologico, per cui la persona colpita, denominata mitomane o bugiardo patologico, mente in continuazione, il che le conferisce vantaggi immediati come ammirazione o attenzione. In altre parole è una manifestazione psicopatologica caratterizzata dal ricorrente bisogno di distorcere la realtà, elaborando intenzionalmente scenari fittizi, che porta a mentire in modo patologico e continuato e ad accettare come realtà, in modo più o meno volontario, i prodotti della propria fantasia.

Occorre precisare che il termine “mitomania” fa anche riferimento alla tendenza ad ammirare eccessivamente una persona o una cosa, ma in questo articolo ci concentreremo sull’aspetto patologico del suo significato. A partire dall’ambito clinico, tale disturbo è stato trattato come un tipo particolare di dipendenza, denominata dipendenza comportamentale o della condotta, in cui si avvertono sintomi simili a quelli della dipendenza da sostanze, come l’alcool o il tabacco, ma in questo caso si tratta di una dipendenza da un comportamento specifico, quello di mentire. A differenza di altre dipendenze, nella mitomania può esserci o meno l’intenzione di ingannare o truffare, sebbene il suo vero fine sia quello di deformare la realtà per raccontare una storia personale più eclatante. All’inizio queste narrazioni hanno il loro effetto, ammaliando chi le ascolta e ottenendo attenzione, rispetto e perfino ammirazione, il che è ciò che in fin dei conti porta a mantenere questo comportamento, prevalendo sulla paura di essere scoperti.

2.1 - Caratteristiche e varianti della Mitomania

Secondo lo psichiatra francese Ernest Dupré sono necessari tre criteri essenziali per definire la mitomania:

1) La storia deve essere plausibile e mantenere una certa attinenza con la realtà.

2) I racconti immaginari devono manifestarsi in molteplici circostanze e in modo durevole.

3) I temi di queste “storie” sono molteplici, ma l’eroe o la vittima sono quasi sempre il soggetto stesso.

Inoltre, Dupré, distingue quattro tipi di mitomanie:

1) Mitomania vanitosa: persona che si vanta per sentirsi migliore e provocare negli altri ammirazione.

2) Mitomania errante: persona che non fa che scappare davanti alla realtà delle cose.

3) Mitomania maligna: compensazione di un complesso d’inferiorità attraverso la malignità . Non è fatta intenzionalmente per nuocere qualcuno, ma è piuttosto un modo per preservare sé stessi.

4) Mitomania perversa: si tratta di mentire per approfittarsi degli altri.

Come possiamo dedurre , la finalità non è qualcosa di concreto e tangibile ma è la necessità di proteggersi dal giudizio degli altri (e dal proprio), manipolando la realtà e cercando di suscitare ammirazione e stima attraverso la menzogna.

2.2 - Sintomi della Mitomania

Come una qualsiasi altra psicopatologia, questo disturbo è caratterizzato da una serie di sintomi più o meno evidenti, i quali servono da segnali per familiari e amici.

Tradizionalmente si è considerata la mitomania come parte dei disturbi degli impulsi, dato che condivide sintomi e caratteristiche comuni con altri tipi di dipendenza, come le seguenti:

– alti livelli di ansia quando ci si trova in situazioni propizie per l’atto;

– pensieri ricorrenti di intrusione che spingono una persona a mentire;

– impotenza nel resistere all’impulso di falsificare la realtà;

– liberazione della pressione con la soddisfazione di non essere scoperto per le proprie bugie.

Ciò va a generare un circolo vizioso autoalimentato che va a fomentare e mantenere il comportamento del mentire, anche nel caso in cui si è “beccati” e a sottovalutare le conseguenze che queste bugie stanno causando alla vita di una persona.

Tra le manifestazioni della mitomania che le sono proprie e che la differenziano dalle altre dipendenze vi sono:

– tendenza a rendere meno precisa la realtà con magnificenze;

– ricerca dell’accettazione e dell’ammirazione degli interlocutori;

– bassa autostima e scarse abilità sociali;

– paura costante di essere scoperti;

bugia elaborata, estesa e complicata;

– incremento progressivo della grandezza delle bugie con il tempo.

In fasi più avanzate della mitomania, quando una persona ha perso il “controllo” sul suo disturbo, le bugie smettono di essere ben strutturate e con un discorso sensato, il che dà spazio a storie ogni volta più fantastiche e lontane dalla realtà.

2.3 - Come si manifesta la Mitomania

Come già detto, la mitomania si manifesta sfalsando continuamente la realtà e riportando racconti fantastici, ricordi e/o episodi frutti dell’invenzione, ai quali l’autore stesso crede. Al contempo è presente la tendenza ricorrente ad esagerare e a vantarsi delle proprie capacità, prestazioni o esperienze. Mediante la falsificazione della realtà, il mitomane cerca di attirare su di sé l’attenzione di quanti lo circondano allo scopo di soddisfare la sua vanità e il suo bisogno di stima. Le bugieracontate, infatti, tendono a rappresentare come positiva la persona del narratore: il mitomane riporta esperienze che lo presentano come eroe o come vittima. Ad esempio , il soggetto appare nel racconto come estremamente coraggioso, sostiene di conoscere persone importanti e famose o dichiara di guadagnare più soldi di quanti ne percepisce in realtà. Il rischio principale però consiste nell’arrivare al punto di crearsi un’altra personalità: alcuni di questi soggetti sanno perfettamente di creare scenari fittizi; altri, nel tempo, possono perdere il contatto con la realtà e, soprattutto, non hanno più il potere di determinarla con le proprie menzogne. Il mitomane è dunque una persona estremamente fragile che preferisce creare fantasie e ingannare sistematicamente gli altri per eludere ogni possibile confronto. Questo è, tuttavia, inevitabile. Il bugiardo patologico prima o poi viene smentito compromettendo i rapporti e perdendo la fiducia di partner, amici, colleghi e parenti. A tal punto, l’esaltazione maniacale di sé cede alla depressione.

2.4 - Il profilo del Mitomane

Il termine fu coniato agli inizi del ‘900 dallo psichiatra francese Ernest Dupré descrivendo il bugiardo patologico come colui che utilizza bugie, spesso abbastanza credibili, per apparire più interessanti agli occhi degli altri. Si tratta spesso di persone che hanno voglia di vivere una vita che non possono permettersi o che non hanno il coraggio di avere infatti l’obiettivo principale non è quello di manipolare gli altri quanto piuttosto deformare la realtà a proprio piacimento.

Per questo mentono in maniera compulsiva, per mostrare agli altri di avere una vita emozionante, di aver vissuto esperienze incredibili e avventurose o, in ogni caso di avere una vita migliore di quello che hanno. La definizione di mitomane è infatti proprio questa: creare una realtà fittizia, dando adito alle proprie menzogne e imporre questa visione agli altri e nella maggior parte dei casi anche a sé stessi.

Il mitomane, inoltre, presenta bassa autostima, mancanza di autonomia e carenza nelle abilità sociali per cui esso si sente costretto a sostituire una realtà esterna (o interna) difficile da sopportare con una realtà fittizia. Vive dunque con il bisogno di occultare le sue vulnerabilità creandosi un “mito”, una favola in cui lui è un individuo eccezionale, che lo protegge permettendogli di evitare di esporsi al possibile crollo depressivo che può esserci dall’impatto con la vita reale.

2.5 - Modus operandi del Mitomane

Il bugiardo patologico mente compulsivamente seguendo uno schema ben specifico:

– Le bugie sono continuative nel tempo;

– la compulsività del mentire è fine a sé stessa;

– non prevede un proprio o altrui vantaggio;

– il mentire risulta essere una fonte di appagamento personale;

– pur potendosi basare su un iniziale fatto reale ,lo stesso viene “soggettivamente arricchito e colorito” da risultare sempre più distante dalla realtà.

3.0 - POSSIBILI CAUSE

Alla base della mitomania, vi è un atto intenzionale e deliberato di formular delle false dichiarazioni allo scopo di evitare di esporsi al deludente impatto con la vita reale. La mitomania rappresenta infatti una reazione di difesa a situazioni che provano nel soggetto ansia o frustrazione rendendolo angosciato dall’obbligo di dare prove eccezionali di sé.

Il mitomane ha scoperto, fin da piccolo, il potere devastante della persecuzione critica. Infatti alcuni studi dimostrano come l’infanzia del mitomane sia stata contrassegnata da critiche, giudizi negativi e/o continui e da aspettative eccessive, avanzate da genitori particolarmente esigenti, i quali hanno costretto il bambino ad imparare a mentire, per fronteggiarli e non deluderli. E da qui sorge il rapporto conflittuale con il cosiddetto “ideale dell’io”, ossia con la percezione di sé stessi che si vorrebbe avere per sentirsi adeguati alla realtà oggettiva e a quella sociale. L’atto di mentire diventa, dunque, un modo che consente loro di evadere da una realtà insostenibile e di catturare l’attenzione degli altri.

4.0 - DIAGNOSI E COMORBIDITÀ

Sebbene la sua età di inizio possa essere precoce, per la diagnosi della mitomania o della dipendenza dal mentire è richiesta un’età minima di 18 anni, cioè quando si considera che la personalità di una persona si è formata, essendo l’individuo pienamente cosciente delle sue azioni e delle conseguenze che queste comportano sugli altri. In questo modo, si evita di confondersi con le storie infantili che non sono bugie in quanto non falsificano la realtà essendo questa non ancora formata e mescolata dal bambino con fatti immaginari. Oltre all’età nella mitomania bisogna capire se esiste una vera intenzione di ingannare e se queste bugie non siano una manifestazione di altri disturbi psicologici come il disturbo fittizio, in cui la bugiaportata all’estremo arriva a trasformarsi nella realtà del paziente, o se queste siano una prova del deterioramento di alcune funzioni cognitive, come nel caso delle demenze, in cui il paziente, non consapevolmente, colma con “ricordi inventati” le sue lacune di memoria.

Bisogna, inoltre, tenere in considerazione che questo tipo di persone sviluppano in loro dei meccanismi di difesa davanti alla possibilità di essere scoperti per le loro bugie, con pensieri paranoici che portano queste persone a credere di essere sorvegliate o perseguitate. Infatti il paziente, invece di accettare che egli stesso stia inventando, quando altri lo mettono di fronte alla realtà si sente attaccato e offeso, sviluppando così un certo livello di paranoia di fronte a chi desidera convincerlo della sua malattia. La diagnosi diventa quindi un’arma temuta dal malato, che un familiare o un partner può utilizzare contro di lui e le sue bugie come un modo per rompere la “magia” che egli si sforza di creare intorno a lui. E’ inoltre importante sottolineare che sul piano diagnostico, la mitomania non può essere considerata come un disturbo a sé, ma piuttosto come un sintomo trasversale a differenti disturbi. Il DSM-5 identifica dieci differenti disturbi di personalità e di questi, particolarmente in cinque il comportamento di menzogna appare con una frequenza così alta da rappresentare un sintomo significativo. In alcuni di questi disturbi la bugia e l’autoinganno sono parte integrante di un quadro sintomatologico più ampio e non particolarmente grave, in altri, invece, questo sintomo diventa talmente rilevante da costituire un vero e proprio criterio diagnostico. In particolare, il DSM classifica la patologia tra i disturbi narcisistici e quelli istrionici di personalità. I mitomani presentano, infatti, sia tratti istrionici, che narcisistici: l’istrionico fa di tutto per attirare l’attenzione verso di sé e suscitare l’attenzione altrui, mentre il narcisista ha una smisurata autostima e si percepisce come un individuo straordinario.

4.1 - Diagnosi differenziale

Uno degli aspetti più difficili al momento di stabilire una diagnosi sulla mitomania è conoscere cosa c’è dietro le bugie, dal momento che esistono molte ragioni per cui una persona può continuamente mentire. 

Vediamo quali sono queste ragioni:

– Le simulazioni: una persona è simulatrice quando si “guadagna da vivere” con l’inganno e si dedica a ciò professionalmente. E’ totalmente cosciente delle falsità delle sue parole e delle conseguenze che queste provocano , ma nonostante ciò inganna. Tutto ciò senza essere motivati dalla notorietà e/o dall’ammirazione che si può suscitare negli altri, senza avere una bassa autostima, ma cercando il profitto personale.

Sindrome di Munchausen: disturbo psichiatrico comportamentale che induce la persona affetta a mentirecompulsivamente e continuamente sulla propria o altrui salute, simulando, falsificando e/o addirittura procurandosi ferite o dolori al solo scopo di attirare l’attenzione.

– Le cospirazioni: queste particolari bugie non cercano tanto di ingannare un’altra persona ma piuttosto di nascondere le lacune della propria memoria, dato che si è incapaci di ricordare cosa è successo in una determinata ora o luogo, ma non si desidera lasciare allo scoperto la propria dimenticanza, per cui ci si inventa una risposta non sempre molto elaborata ma che serve per cavarsela. Come detto nel paragrafo precedente, si possono osservare queste cospirazioni nelle persone in età avanzata e/o affette da malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

– Il disturbo limite della personalità: qui la sintomatologia non è la bugia, ma le limitazioni delle capacità cognitive mostrate dal paziente. La bugia, in questo tipo di persone, si esprime attraverso una personalità “debole”, con dubbi costanti riguardo la propria identità e con mancanza di controllo degli impulsi. Anche il contenuto della bugia è differente, essendo le storie inventate meno elaborate e complicate di quelle che può raccontare il mitomane.

– Il disturbo bipolare: tale disturbo è caratterizzato da episodi maniacali, a volte seguiti oppure no da episodi depressivi; negli episodi maniacali si produce un’alterazione dell’umore, con un innalzamento di quest’ultimo, arrivando fino all’euforia ovvero uno stato mentale caratterizzato da un certo livello di iperattività tanto fisica come mentale. All’interno di questa reazione eccessiva vi è anche la tendenza a fantasticare e ad avere idee magniloquenti e grandi progetti che salveranno il mondo e/o che cambieranno il modo di fare le cose ecc. Non si tratta dunque di un mitomane, ma di una conseguenza di un disturbo dello stato d’animo che fa si che il cervello del malato e soprattutto la visione di se stesso e degli altri, sia alterata. A differenza di una persona che soffre di un disturbo bipolare, il mitomane è qualcuno che costruisce a poco a poco, bugia su bugia, fino ad arrivare alla grande menzogna in cui vive; un’altra differenza significativa è che la persona che soffre di disturbo bipolare ha momenti in cui non soffre di questi episodi in cui si rende conto e riconosce l’assurdità delle sue idee e progetti, mentre il mitomane non arriva mai a rendersi conto e ad essere cosciente del fatto che tutto ciò che sta vivendo lo vive attraverso l’ottica distorta dell’autoinganno e che questa menzogna ha iniziato a poco a poco ad estendersi a tutti gli aspetti della sua vita.

– Il disturbo antisociale di personalità: a differenza del mitomane, il paziente con questo disturbo possiede un’autostima alterata, una scarsa empatia con gli altri e una mancanza di rimorso per le sue azioni; la bugia è dunque parte di un comportamento antisociale in cui è evidente la mancanza di rispetto delle autorità e delle norme sociale. Quindi non si tratta tanto di uno scopo, usando la menzogna per ottenere qualcosa, ma di un ulteriore modo per andare contro la società in cui ci si trova a vivere.

– La sindrome di Ganser: in questa sindrome le bugie ci sono ma sono talmente rare che difficilmente finiscono col compiere la loro funzione di ingannare l’altro, dato che si hanno risposte inadeguate, esagerate, distorte e in tutti i casi poco credibili.

5.0 - TRATTAMENTO DELLA MITOMANIA

E’ di certo molto difficile che un paziente venga in clinica chiedendo di risolvere il suo problema di bugiardo patologico e questo perché il credere alle proprie stesse bugie fa si che una persona si accorga con più difficoltà del proprio disturbo e di conseguenza difficilmente quest’ultima andrà in cerca di uno specialista che lo aiuti. Bisogna, dunque, riconoscere che si tratta di una grande sfida terapeutica riuscire a cambiare la personalità di un individuo affinché questo abbandoni questa dipendenza comportamentale. La prima difficoltà che nasce nel condurre il trattamento della mitomania o dell’impulso di mentire compulsivamente consiste, infatti, nel fatto che il paziente è riluttante a chiedere un aiuto professionale e inventerà una qualsiasi scusa per ritardare il ritorno in clinica ,dato che una delle sue paure è quella di essere scoperto e che si sappia della sua condotta, date le sue idee paranoiche.

Una volta compresa la difficoltà del trattamento lo specialista pianifica un piano di intervento basato sulle seguenti tecniche:

– Terapie cognitive: spingono il paziente a rilevare i pensieri che lo portano ad alterare la realtà. Questi pensieri possono essere ad esempio “io non sono in grado”, “non mi vogliono così” e sono in linea con la sua bassa autostima, dato che egli utilizza modelli di comparazione molto al di sopra delle sue possibilità. E’ dunque necessario lavorare sul rafforzamento dei suoi livelli di autostima, insistendo su ciò che si è riuscito ad ottenere nella vita e su tutti quei piccoli obiettivi raggiunti dando a questi un valore adeguato. Inoltre, è necessario, lavorare affinché i suoi modelli di successo siano più realisti e vicini e non tanto idealizzati, per far su che questi lo spingano a sforzarsi maggiormente per raggiungerli e che non lo facciano sentire inferiore. Attraverso questa tecniche si rafforzeranno i pensieri positivi, facendo sì che il paziente di ripeta, quando si trova in una qualsiasi situazione sociale, frasi come “io valgo come gli altri”, “se mi amano sarà per ciò che sono”.

– Tecniche di comunicazione: sono tra i primi e più urgenti interventi per garantire al paziente gli strumenti appropriati per lo sviluppo delle abilità sociali perse. Tramite questa tecniche si cerca di stabilire una comunicazione efficace con la quale il mitomane possa esprimere i suoi desideri e le sue necessità. Allo stesso modo gli si insegnerà ad accettare le critiche e il rifiuto senza che questi vengano considerati come un attacco o un’offesa contro la sua persona, salvaguardando in questo modo la sua autostima.

– Tecniche di modificazione del comportamento: spingono il paziente a riconoscere in che situazioni si produce la bugia, a identificarne i segni e a stabilire i meccanismi per risolvere la situazione senza la necessità di mentire, per esempio andandosene da un determinato luogo o cambiando argomento. Si rinforzano così quei comportamenti che cercano di ridurre i livelli di ansia nelle interazioni sociali e di evitare la bugia.

6.0 - CONSIGLI PER PREVENIRE LA MITOMANIA

Prima di arrivare al trattamento di questa dipendenza, sarebbe opportuno avere dei meccanismi per prevenirla. Come si è osservato, questo comportamento può apparire in età molto precoce ed infatti, la dipendenza in quanto tale è qualcosa che si va a costruire con l’esperienza, cioè col mentire, e col vedere che ciò non è seguito da conseguenze negativa ma piuttosto dal contrario.

I genitori sono i primi che devono rendersi conto di un qualsiasi comportamento simile, vedendo come il bambino inizi a mentire facilmente piuttosto che assumersi le sue responsabilità per evitare una punizione o come inizi a mentire in situazioni in cui non ha niente da guadagnare o da perdere.
La bugie si apprende anche per osservazione e anche in questo caso la famiglia è il primo nucleo sociale in cui il bambino impara a comportarsi in un certo modo, e se il bambino vede mezze verità, menzogne o occultamento della realtà da parte degli adulti imparerà che ciò non è tanto sbagliato, dal momento che lo fanno i “più grandi”.

I genitori hanno dunque un doppio ruolo: il primo è quello di dare il buon esempio riguardo al non mentire e il secondo è quello di rendersi conto di quando il bambino mente, portandolo da uno specialista che diagnostichi il suo caso per vedere se effettivamente sta iniziando ad avere un problema a cui porre rimedio prima che diventi una vera e propria dipendenza dal mentire. Nel corso del tempo si è discusso molto sull’analizzare le caratteristiche personali di coloro che soffrono di una dipendenza, in modo da poterlo prevenire. Infatti se esistesse un profilo definito delle persone che alla fine diventeranno mitomani si potrebbero mettere in atto piani per cercare di rafforzare le abilità sociali e personali per non finire coinvolti in questi comportamenti di dipendenza, ma nonostante i progressi riguardo al trattamento poco si è scoperto riguardo alla prevenzione.

Al momento di prevenire questo disturbo che porta il paziente a mentire in modo compulsivo o patologico conviene tenere in considerazione i seguenti consigli:

– E’ importante costruire una “corretta” personalità nelle prime fasi della vita, insegnando al bambino a saper distinguere tra verità e bugia e tra gli effetti che l’una o l’altra comportano.

– I mitomani sono soliti avere bassa autostima, da qui l’importanza di fornirla in un ambiente positivo stabile, in cui si valorizzano i piccoli successi che si ottengono in modo che si rafforzi l’autostima man mano che la persona si forma.

– Se conosci una persona che sospetti possa stare utilizzando di continuo la bugia, fagli sapere che ciò non è di tuo gradimento e mettilo al corrente riguardo le conseguenze future che il continuare con questo atteggiamento può provocargli.

7.0 - UNA CURIOSITÀ: LA MITOMANIA ROMANTICA

La mitomania è una patologia tipicamente maschile, ma esiste una mitomania più specifica della psiche femminile e riguarda la fantasia di possedere una vita sentimentale eccezionale, si parla di mitomania romantica. La donna coinvolta in questo tipo di mitomania sviluppa l’idea che l’uomo che è al centro dei suoi pensieri sia disposto a morire d’amore per lei rimanendo spesso delusa. Si tratta di un caso di dipendenza affettiva spinto fino all’illusione maniaca. La convinzione, inoltre, può essere tale da stravolgere i dati di realtà e da portare la donna a violare la vita privata del suo amante immaginario. Altre volte, invece, la donna immagina di essere amata da un uomo eccezionale (per es. un personaggio famoso) e nei casi più gravi questo può sfociare in un verso e proprio delirio d’amore.

CONCLUSIONE

Dalla trattazione eseguita è possibile dunque dedurre che gli atteggiamenti tipici della mitomania, come quello di mentire in modo compulsivo e continuato, si istaurano frequentemente come una sorta di barriera con cui nascondere le fragilità e impedire agli altri di approfittarsi di questa debolezza. Ma questa soluzione, come abbiamo visto, non è infallibile in quanto la confutazione delle bugie e il confronto con la realtà può demolire la visione di superiorità del mitomane favorendo dunque un crollo depressivo.

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