IL DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITA’ (O DISTURBO DI PERSONALITA’ MULTIPLA)


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ABSTRACT

In quest’articolo verrà analizzato il disturbo dissociativo dell’identità (termine usato dal DSM 5, l’edizione 5 del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), o disturbo di personalità multipla (secondo la definizione dell’ICD-10, la decima edizione della Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati, redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). Secondo tale disturbo, la persona che ne soffre presenta due o più identità indipendenti: queste, infatti, sono diverse fra loro, poiché ognuna è dotata di proprie relazioni, ricordi e pattern di comportamento. Verrà prima introdotto il concetto di identità personale, differenziandolo da quello di personalità (vi è la tendenza erronea a considerarli come sinonimi). Si approfondirà poi nel dettaglio il disturbo: in particolare s’illustreranno quali sono i criteri diagnostici proposti dal DSM 5, l’eziologia, le diagnosi differenziali, la comorbidità con altri disturbi e il trattamento. Verrà poi riportato, a titolo di esempio e come curiosità, il caso esistito di William Stanley Milligan a cui è stato diagnosticato il disturbo dissociativo dell’identità e che ha interessato il mondo del cinema.

IDENTITA’ O PERSONALITA’?

Il concetto d’identità non presenta un’unica definizione: questa, infatti, cambia in base al contesto acui fa riferimento. In tal caso, si parla d’identità personale, che la psicologia definisce come “la realtà/verità, cosciente e non cosciente, caratteristica di un soggetto per la quale egli si distingue dagli altri”. La personalità, invece, è intesa come una “modalità strutturata di motivazioni, pensieri, affetti e comportamenti che caratterizza il tipo di adattamento e lo stile di vita di un individuo, e che risulta da fattori temperamentali, dello sviluppo e dell’esperienza sociale e culturale”. Quindi, mentre l’identità personale è ciò che ci rende unici (ad esempio: le caratteristiche fisiche, psicologiche, culturali, ecc.), la personalità è un processo di sviluppo continuo di ciò che siamo (ad esempio: gli interessi, le passioni, ecc.): si può dire che l’identità personale racchiuda in sé la personalità.

IL DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITA’ (DDI)

 

2.1. Criteri diagnostici proposti dal DSM 5

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (edizione 5), il disturbo dissociativo dell’identità (o DDI) si può diagnosticare se vengono soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

A.) Grave alterazione dell’identità, caratterizzata dalla presenza di due o più stati di personalità distinti, che potrebbero essere descritti da alcune culture come esperienze di possessione. L’alterazione dell’identità prevede un’evidente discontinuità nel senso di sé e nella rappresentazione del sé, accompagnata da alterazioni negli stati affettivi, nei comportamenti, nella consapevolezza di sé, nella memoria, nella percezione, nella cognizione e/o nel funzionamento sensomotorio. Questi segni e sintomi possono essere osservati dagli altri o riferiti dall’individuo stesso.

B.) Ricorrenti lacune nel recupero di eventi giornalieri, d’importanti informazioni personali e/o di eventi traumatici che sono incoerenti con le dimenticanze ordinarie.

C.) I sintomi causano alla persona uno stress clinicamente significativo o difficoltà nella socializzazione, nel lavoro o in altre importanti aree funzionali.

D.) Il disturbo non è una parte normale e accettata da pratiche culturali o religiose. NOTA: nei bambini, i sintomi non sono spiegabili da giochi immaginari o da altre fantasie di gioco.

E.) I sintomi non sono attribuibili agli effetti psicologici indotti da sostanze (ad esempio: vuoti di memoria o comportamento caotico durante un’intossicazione alcolica) o ad altre condizioni mediche (ad esempio: convulsioni).

2.2. Eziologia

L’eziologia di un disturbo fa riferimento alle cause che portano alla sua comparsa. Il disturbo dissociativo dell’identità è causato da una serie di eventi traumatici, gravi e prolungati, accaduti nell’infanzia del paziente: si ritiene che il trauma debba avvenire prima dei sei, o massimo nove anni, poiché è in quest’età che avviene, nel bambino, l’integrazione del proprio sé. Le esperienze traumatiche possono riguardare abusi fisici, emotivi o sessuali, esperienze di maltrattamento o di abbandono, operazioni chirurgiche, prostituzione minorile o terrorismo. Ciononostante, anche eventi che il paziente sta vivendo in età adulta (quali abusi, rivivere traumi del passato, comorbidità con altri disturbi mentali, gravi problemi medici e un mancato trattamento per prevenire il DDI) possono comportare la comparsa del disturbo. Questo perché l’essere esposti a un’esperienza traumatica, attiva un sistema di difesa volto a proteggere l’individuo dalle minacce ambientali: la dissociazione, e la creazione di nuove identità, promuove la canalizzazione del dolore entro percorsi utili alla sopravvivenza.

2.3. Diagnosi differenziali

Per diagnosi differenziale si fa riferimento alla diagnosi di un disturbo che, presentando alcuni sintomi in comune con un altro, può essere confuso con quest’ultimo. Il DSM 5, pertanto, propone una serie di disturbi su cui porre particolare attenzione, poiché facilmente confondibili con il disturbo dissociativo dell’identità:

• Disturbo depressivo maggiore: i pazienti con DDI soffrono spesso di depressione e fluttuazione cognitiva;

• Disturbo bipolare: i pazienti con DDI presentano rapidi sbalzi d’umore (da umore depresso amaniacale);

• Disturbo da stress post-traumatico: alcuni pazienti che soffrono di tale disturbo possono presentare sintomi del DDI, fra cui amnesia per alcuni aspetti dell’evento traumatico, rievocazione dissociativa (causata dal rivivere il trauma), sintomi d’intrusione ed evitamento, fluttuazioni negative dell’umore e della cognizione, iperattivazione rispetto ad aspetti che sono collegati all’evento traumatico;

• Disturbi psicotici: il DDI può essere confuso con la schizofrenia o altri disturbi psicotici, poiché il paziente può presentare allucinazioni psicotiche o identità frammentata (vi è una perdita di controllo sui propri pensieri, azioni, impulsi e sentimenti);

• Disturbo indotto dall’abuso di sostanze o farmaci;

• Disturbi di personalità: i pazienti con DDI possono presentare delle identità che soffrono di un disturbo di personalità (in particolare il disturbo borderline di personalità);

• Disturbo neurologico funzionale;

• Convulsioni.

2.4. Comorbidità con altri disturbi

Molti pazienti che soffrono del disturbo dissociativo dell’identità possono presentare contemporaneamente anche un altro disturbo. A causa della difficoltà riscontrata da molti medici nel diagnosticare il DDI (una ricerca condotta in Svizzera, ad esempio, ha osservato che solo il 10% degli psichiatri coinvolti nello studio ha correttamente riconosciuto tutti i casi di DDI presenti nel campione di pazienti proposto), molto spesso si tende a trattare solo il disturbo riconosciuto, trascurando il disturbo dissociativo dell’identità. I pazienti con DDI possono presentare anche il disturbo da stress post traumatico, i disturbi depressivi, i disturbi di personalità (soprattutto i disturbi di personalità evitante e bordeline), il disturbo da sintomi somatici, i disturbi correlati all’uso di sostanze, il disturbo ossessivo compulsivo e i disturbi del sonno.

2.5. Trattamento

Il disturbo dissociativo dell’identità può essere trattato seguendo diverse terapie. Fra le terapie di stampo cognitivo comportamentale si hanno:

• Le tecniche di esposizione: prevedono l’esposizione graduale al paziente di situazioni e attività che teme (poiché possono suscitare in lui il ricordo dell’evento), dalle più facili da affrontare alle più difficili; dopo l’esposizione in vivo si procede con l’immaginazione dei ricordi, sempre seguendo un ordine graduale, col fine di aiutare la persona a rivalutare gli aspetti traumatici degli eventi accaduti e delle emozioni provate;

• Le tecniche di gestione dell’ansia (ad esempio: efficaci modalità di respirazione, tecniche di
rilassamento, individuazione di strategie di distrazione mentale);

• La ristrutturazione cognitiva: permette al paziente di identificare e modificare gli errori di ragionamento e le convinzioni disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo esterno che sono stati generati dall’evento traumatico, migliorando la sicurezza e la fiducia in se stessi, la percezione del proprio valore e la capacità di fidarsi degli altri. Vi è poi la terapia di Desensibilizzazione e Rielaborazione mediante Movimenti Oculari (il cui acronimo è EMDR) la quale si concentra sul ricordo delle esperienze traumatiche ed emotivamente stressanti che possono aver contribuito alla comparsa del disturbo dissociativo dell’identità. L’aspetto fondamentale di questa teoria è l’identificazione degli eventi di vita che il paziente ritiene essere stati traumatici: in particolare si va a ridurre l’intensità emotiva associata al loro ricordo e gli si attribuisce un significato cognitivo maggiormente positivo, affinché la persona possa utilizzare i suoi ricordi dolorosi in modo costruttivo. L’EMDR utilizza la stimolazione bilaterale, ovvero il movimento di entrambi gli occhi, per riattivare, nelle persone con DDI, la capacità di elaborare gli eventi traumatici, che a causa del trauma hanno disattivato. Ultima, ma non meno importante, è la terapia senso-motoria, che richiama la psicoterapia corporea: in seguito alla presa di consapevolezza del proprio corpo (per cui i pazienti imparano a lavorare all’interno di uno spazio emotivo sicuro, mantenendo un funzionamento personale equilibrato), viene insegnato loro come modulare i propri stati emotivi, passando da quelli negativi e quelli positivi, integrando i propri vissuti corporei con la loro maggiore Consapevolezza (ad esempio gli si può chiedere di trovare un posto nel proprio corpo dove si sentono al sicuro).

IL CASO DI WILLIAM STANLEY MILLIGAN

Il film Split, uscito al cinema del 2016, parla di Kevin Wendell Crumb, un uomo a cui è stato diagnosticato il disturbo dissociativo dell’identità: la psichiatra Karen Fletcher, infatti, ha individuato in lui ben 23 personalità. Tale film si basa sulla storia realmente esistita di William Stanley Milligan, noto con il nome di Billy, che ha interessato la cronaca dell’Ohio nel 1977: quest’uomo, che al momento dell’arresto aveva 22 anni, è stato arrestato con l’accusa di aver rapito, violentato e derubato tre studentesse universitarie. Tuttavia, le vittime, nelle loro testimonianze, seppur lo descrivessero fisicamente tutte allo stesso modo, hanno riportato diverse personalità dell’uomo: una ha affermato che il suo aggressore avesse un accento tedesco, mentre un’altra lo ha descritto come un bravo ragazzo. Le indagini portarono a Billy Milligan che, quando venne arrestato, si è mostrato notevolmente confuso; durante gli interrogatori, inoltre, presentava un comportamento costantemente mutevole. Da questi accorgimenti e da sedute psichiatriche, gli venne infine diagnosticato il disturbo dissociativo dell’identità, riconoscendo in lui 24 personalità (diverse per sesso, età, carattere, quoziente intellettivo, tratti somatici e in alcuni casi nazionalità). Queste personalità possono essere divise in due gruppi: i 10 e gli indesiderabili. Il disturbo dissociativo dell’identità comparve in seguito ad eventi traumatici, quali il suicidio del padre, le liti della madre con il patrigno e le violenze sessuali che quest’ultimo ha compiuto su Billy. A 4 anni comparve la prima personalità. Nel 2012 gli fu diagnosticato un tumore maligno, ma rifiutò ogni trattamento. Il 12 dicembre 2014, all’età di 59 anni, morì in una casa di cura, in Ohio.

3.1. Il codice

Le personalità di Milligan hanno stabilito un codice comportamentale da rispettare, onde evitare di finire nel “girone degli indesiderabili” dove era vietata loro la possibilità di manifestarsi. Questo codice prevedeva cinque semplici ed importanti regole:
1) non dire bugie;
2) proteggere donne e bambini;
3) essere casti;
4) mantenersi intellettualmente attivi, coltivando interessi e specializzandosi in un settore;
5) non violare il diritto di proprietà delle altre persone.

3.2. I 10

In questo gruppo vi sono tutte le personalità di Billy che hanno rispettato il codice e che si sono mostrate disponibili nel farsi conoscere:


1) Billy Milligan (ovvero William Stanley Milligan): è la personalità originale;
2) Arthur: è un inglese altamente sofisticato ed educato, esperto di scienza e medicina; insieme a Ragen può etichettare le altre personalità come “indesiderabili”;
3) Ragen Vadascovinich: è jugoslavo, sa scrivere e parlare il serbo ed è molto forte. Si definisce il “custode dell’odio”;
4) Allen: è un truffatore e un manipolatore, suona la batteria, dipinge ritratti ed è l’unica personalità che fuma sigarette;
5) Tommy: suona il sax, è esperto di elettronica, dipinge paesaggi e per questo viene spesso confuso con Allen;
6) Danny: ha paura delle persone, soprattutto uomini, e dipinge solo nature morte;
7) David: ha 8 anni ed è il “custode del dolore” di tutte le personalità;
8) Christene: è una bambina di 3 anni, è dislessica e ha un legame speciale con Ragen;
9) Christopher: è il fratello di Christene e suona l’armonica;
10) Adalana: è una donna lesbica, scrive poesie, ha un costante bisogno di attenzioni e si occupa delle pulizie di casa e di cucinare per tutti. Ha ammesso di aver stuprato le ragazze dell’università dell’Ohio senza che alcuna delle altre personalità ne fosse a conoscenza.

3.3. Gli indesiderabili

Aqueste personalità era vietato mostrarsi pubblicamente; si sono rivelate solo quando Milligan fu mandato in ospedale:
1) Phil: ha un accento newyorkese ed è un delinquente;
2) Kevin: è un criminale che consuma e spaccia droga;
3) Walter: è australiano, adora la caccia e ha un buon senso dell’orientamento;
4) April: è una donna, il cui unico obiettivo è uccidere il patrigno di Billy;
5) Samuel: è una ragazza ebrea di 18 anni, l’unica a credere in Dio. È finita fra gli indesiderabili poiché ha venduto dei quadri fatti dalle altre personalità;
6) Mark: non prende iniziative ma fa quello che gli viene detto di fare, e quando è annoiato fissa i muri;
7) Steve: è un imitatore delle altre personalità e per questo motivo si ritiene essere la personalità centrale, mentre le altre sono frutto della sua fantasia. A causa delle sue esibizioni comiche, che ha causato problemi alle altre personalità, è stato bandito negli indesiderabili;
8) Lee: adora fare scherzi, senza interessarsi delle conseguenze delle sue azioni;
9) Jason: è la valvola di sfogo per Billy;
10) Bobby: non ha ambizioni nella vita e si rifugia nelle sue fantasie eroiche;
11) Shawn: è un bambino sordo di 4 anni;
12) Martin: è uno snob di New York;
13) Timothy: lavorava in un negozio di fiori ma si è licenziato dopo che un uomo omosessuale ha flirtato con lui.

3.4. Il maestro

Si tratta dell’unione di tutte e 24 le identità che dimorano in Billy

CONCLUSIONE

Le persone affette dal disturbo dissociativo dell’identità presentano dentro di sé due o più identità distinte, ognuna con la propria personalità. È un disturbo pervasivo che può creare disagio nel paziente e nelle persone che entrano in contatto con lui. Tuttavia da tale disturbo è possibile guarire: lo stesso Billy Milligan, dopo un lungo processo terapeutico, è stato dichiarato definitivamente guarito nel 1991. Questo disturbo è tanto spaventoso quanto affascinante e va a dimostrare cosa il cervello è in grado di fare per proteggerci da eventi particolarmente traumatici.

 

BIBLIOGRAFIA

  • A. M. KRING, G. C. DAVISON, J. M. NEALE & S. L. JOHNSON, Psicologia clinica, Bologna,
    Zanichelli editore, 2013
  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, Diagnostic and Statistical Manual of Mental
    Disorders, Fifth Edition, Arlington, VA, American Psychiatric Association 2013
  • V. LINGIARDI & F. GAZZILLO, La personalità e i suoi disturbi, Milano, Raffaello Cortina
    Editore, 2014

SITOGRAFIA

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