EFFETTO ZEIGARNIK: IL RICORDARE MEGLIO I COMPITI NON PORTATI A TERMINE


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INTRODUZIONE

 

La psicologia è definita come la scienza che studia il comportamento, ovvero le azioni osservabili che un individuo compie e i processi mentali che ne derivano. La ricerca sperimentale parte sempre da un’ipotesi, che dovrà essere messa alla prova. Un’ipotesi può svilupparsi sulla base di studi pregressi, suggerita da una teoria o nascere da un’intuizione.
La storia della psicologia è ricca di felici intuizioni che hanno ispirato ricerche sperimentali.
Ne è un famoso esempio uno studio effettuato nella seconda metà degli anni venti in Germania da Bluma Zeigarnik, una psicologa sovietica nota per aver scoperto un particolare fenomeno che porta il suo nome, effetto Zeigarnik. Quest’ultimo si riferisce alla tendenza a ricordare meglio i compiti
non portati a termine.
Si racconta a tal proposito che l’intuizione alla base della scoperta di tale fenomeno, abbia avuto origine dall’osservazione da parte di Bluma Zeigarnik di un cameriere con doti eccezionali.
Bluma Zeigarnik, insieme a Kurt Lewin ed altri scienziati si recarono in un ristorante per festeggiare e rimasero colpiti da un cameriere che non annotava nessuna ordinazione eppure non sbagliava nessuna portata. Una volta conclusa la cena, tutti andarono via, ma la Zeigarnik ritornò nel ristorante perche aveva dimenticato la sua borsa. Rientrata nel locale saluta il cameriere chiedendo il suo aiuto nella ricerca della borsa, ma quest’ultimo non ricorda chi fosse.
Rimase ulteriormente colpita, anche se per motivi diversi. Infatti non riusciva a capire come fosse possibile che si fosse dimenticata di lei se era da poco andata via dopo aver trascorso tutta la notte nel ristorante.
Incuriosita, chiese spiegazioni al cameriere che rivelò che dopo aver portato a compimento un’ordinazione, egli la cancellava completamente dalla sua memoria e conservava solo quelle non ancora portate a termine. Solo i compiti incompleti avevano importanza.
Aveva sviluppato nel tempo la capacità di ricordare gli ordine senza annotare nulla e una volta completati la sua mente li cancellava per far spazio ai nuovi ordini.
Zeigarnik e il suo mentore, Kurt Lewin, non potevano lasciarsi sfuggire questa intuizione e si chiesero se questo fenomeno potesse essere collegato a un principio psicologico più generale.

 

1. DA INTUIZIONE AD UNO STUDIO

 

Partendo da ciò, Zeigarnik organizzò una serie di studi di laboratorio che potessero confermare la sua ipotesi.
L’esperimento consisteva nel chiedere a 32 soggetti di svolgere 22 di compiti di varia natura (giochi, enigmi, problemi aritmetici, puzzles), che duravano tra i 3-5 minuti circa. Metà dei compiti venivano portata a termine dai soggetti, per l’altra metà invece lo sperimentatore con una serie di pretesti impediva al soggetto di completare i compiti. L’interruzione si verificava quando il partecipante era maggiormente coinvolto e veniva esortato a passare al successivo compito
Dopo aver eseguito i 22 compiti veniva chiesto ai soggetti di ricordare tutti i compiti che avevano dovuto eseguire.
I risultati hanno confermato che i compiti non portati a termine erano ricordati meglio rispetto a quelli portati a compimento. Questo potrebbe provenire da un fattore G, una caratteristica dell’obiettivo indipendente dalla persona.
Inoltre è stato dimostrato che più l’interruzione si verifica quando l’obiettivo sta per essere portato a termine, maggiore sarà l’effetto Zeigarnik.

2. PER QUALE MOTIVO SI VERIFICA QUESTO EFFETTO?

 

Presumibilmente i compiti incompleti rimangono nella memoria lavoro (mantiene ed elabora delle informazioni per un periodo limitato), mentre i compiti completati erano evanescenti e destinati a scomparire con il tempo. Bluma Zeigarnik avanzò l’ipotesi che i compiti non portati a termine venissero ricordati meglio.
Questo risultato è stato attribuito alle tensioni che non erano state scaricate a causa dell’interruzione del compito. Ciò ha generato diverse critiche, tra cui:
• Il ricordo migliore di attività incomplete deriva da uno stato di shock causato dall’interruzione.
• Il ricordo migliore deriva dalla consapevolezza del soggetto che questi compiti possano essere ripresi.
Nei successivi studi, Zeigarnik tenendo conto dei fattori alla base di tali critiche, ha ottenuto risultati equivalenti ai precedenti, cioè un miglior ricordo dei compiti incompleti.
I risultati di questo esperimento sono coerenti con la concezione gestaltista della motivazione.

Nello specifico l’idea che quando non viene raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, la motivazione a raggiungere tale obiettivo genera una tensione che persiste fino a quando non viene raggiunto lo scopo.
La teoria della Zeigarnik affermava che quando una persona intende eseguire un compito si stabilisce un quasi-bisogno o sistema di tensione.
Come affermava Lewin, mentore di Bluma Zeigarnik, gli obiettivi delle azioni rappresentano dei quasi-bisogni. Essi di solito nascono dall’intenzione di fare qualcosa legato al proprio obiettivo e ciò provoca un sistema di tensione che scomparirà solo se l’obiettivo verrà raggiunto.
Quindi soltanto il compimento del compito si traduce “nella liberazione del quasi bisogno”.
In conclusione possiamo affermare che un compito incompleto è accompagnato da uno stato di tensione psicologica, che viene rilasciata solo quando l’attività è conclusa. La motivazione che si genera dalla tensione è ciò che ci fa ricordare meglio i compiti non portati a termine.

3.L’EFFETTO ZEIGARNIK APPLICATO NELLA NOSTRA VITA

 

Il termine “effetto Zeigarnik” è popolare in una tale diversità campi come la psicologia, l’educazione, la letteratura, il cinema, la pubblicità e gli affari.
Ecco alcuni esempi:
• Estendendo questa spiegazione dai compiti ai messaggi pubblicitari, ne deriva che l’ascolto dell’inizio di un messaggio porta allo sviluppo del bisogno di sentire il resto. Infatti le pubblicità realizzate utilizzando l’effetto Zeigarnik e che quindi presentano messaggi incompleti ricevano maggiore attenzione, suscitando maggior interesse nel pubblico.
• L’effetto Zeigarnik viene sfruttato anche nel trailer dei film o negli episodi delle serie tv che molto spesso si interrompono sul più bello, espediente definito cliffhanger, utilizzato per generare nel pubblico la motivazione a continuare la visione della serie tv oppure recarsi al cinema a vedere il film.
• Molti campioni utilizzano anche l’effetto Zeigarnik per ottenere le loro eccezionali prestazioni al momento giusto. Questo permette loro di lasciar andare la tensione prima di una partita e di concentrarsi completamente sul compito. L’uno toglie la tensione all’altro. Ad esempio Usain Bolt, poco prima delle sue competizioni più importanti, gioca ai videogiochi. Lascia deliberatamente la partita finale incompiuta, così il suo cervello gli farà pensare a questo, invece che alla tensione accumulata per la finale olimpica.
• Infine, tale intuizione ci ha fatto comprendere che la nostra mente per natura tende alla compiutezza e lasciare un’attività in sospeso, che permane nella nostra mente, crea tensione e consuma risorse cognitive.

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA

 

P.C. Cicogna M. Occhionero, Psicologia generale, Roma, Carocci editore, (2007).
Marco, M, Life and work of the psychologist Bluma Zeigarnik (1901-1988), (2018).
MacLeod, C. M, Zeigarnik and von Restorff: The memory effects and the stories behind them. Memory & Cognition, 1-16, (2020)
Kodden B. The Art of Sustainable Performance: The Zeigarnik Effect. In: The Art of Sustainable Performance. SpringerBriefs in Business. Springer,(2020)
Heckhausen, J., & Heckhausen, H. (Eds.). Motivation and action (Vol. 22). New York: Cambridge University Press (2008)

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