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Leggenda, e verità, del tesoro dei Templari


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La produzione di testi storici relativa ai templari, nei loro diversi aspetti, è praticamente sconfinata. Per questo articolo faremo riferimento a due testi in particolare, “Vie et mort de l’ordre du temple”, scritto da Alain Demurger nel 1998, nell’edizione italiana del 2005, e il testo della scrittrice italiana Barbara Frale “Il papato e il processo ai templari” (editore Viella – 2003).

La ricerca su google dei termini “templar treasure” restituisce oltre 4 milioni di risultati, a testimonianza di quanto, ancora oggi, il tema sia sentito.

Sono almeno una sessantina – dagli anni sessanta a oggi – i film prodotti che abbiano come tema i cavalieri templari; in particolare oltre la metà di essi sono stati girati dall’anno 2003 in poi. Non può sfuggire la circostanza che siano stati prodotti dopo la pubblicazione del celeberrimo “codice da Vinci, da parte di Dan Brown (novembre 2003), dopo il quale sono proliferati titoli che associano i cavalieri del Tempio a termini come “tesoro”, “maledizione”, “mistero”: un esempio per tutti, National Treasure, film del 2004 con Nicholas Cage (in italia: il mistero dei templari), in cui l’eroe scopre una gigantesco deposito di preziosi.

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La locandina del film

In realtà, quella del xx secolo è una seconda “riscoperta” delle vicissitudini templari, già nel Rinascimento veniva fatta una rilettura “esoterica” morbosamente attenta ai riti segreti e agli aspetti eretici della vicenda, come documentato da Peter Partner, nel suo The murdered magicians del 1982.

Già i contemporanei dei cavalieri stessi erano consapevoli della natura utilitaristica del processo e dei suoi fini: perfino Dante, nel canto XX del purgatorio, condanna la distruzione dell’ordine del tempio, avvenuta per interesse.

Mentre si accalcano le teorie più disparate, diffuse anche dai cosiddetti media “mainstream”, come History channel o Discovery channel (avete mai notato quanti sedicenti esperti vengono semplicemente presentati con la semplice qualifica di “scrittore” o “ricercatore”?), e aspettiamo che salti fuori qualche manufatto templare da Oak Island – francamente ci spero, ma non ci credo – ecco che fine, davvero, fecero i beni templari.

Innumerevoli volte ci siamo imbattuti, sul web, nel fantomatico trasporto del mitico tesoro, avvenuto grazie a “tre carri e diciotto navi”, rivelazione che sarebbe trapelata dagli interrogatori di uno dei templari catturati e torturati. La stranezza di un tesoro che viene trasportato da solo tre carri e poi diviso in diciotto navi viene fantasiosamente risolta dallo scrittore Gerard de Sede, secondo cui l’espressione “tre carri” sarebbe un codice per nascondere il luogo in cui il tesoro sarebbe stato nascosto … e citiamolo, dai, grazie ai vari predecessori o emuli di Dan Brown, sarebbe da qualche parte nei pressi di Rennes le Chateau (che si trova a oltre 100 chilometri dal primo porto utile, e pazienza), o presso la fortezza di Gisors (e qua i chilometri dal mare diventano circa 150). A volte certe parentele sono davvero forzate, come l’apparentamento Templari – cappella di Rosslyn ricavato da un bassorilievo, che in realtà raffigura un cavaliere affiancato da un angelo che regge una croce.

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Il cavaliere di Rosslyn

 

Gli arresti a opera di Filippo il Bello avvengono il 13 ottobre 1307, mentre la bolla Ad providam, con cui il papa Clemente V trasferisce i beni templari agli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, è datata 2 maggio 1312. Quasi cinque anni in cui il supposto tesoro sarebbe rimasto nascosta da qualche parte? E dove, visto che, Fort Knox è stato costruito solo nel 1918?

La prima questione è: da dove arrivarono le ricchezze? Da favolosi tesori scoperti sotto il tempio di Gerusalemme? Non proprio, esiste, molto prosaicamente, estesa documentazione che ne attesta la provenienza, sin dal 1133, anno in cui i signori di Douzen donano ai templari degli appezzamenti di terreni, con tutte le attività produttive che vi insistono. Da allora, per due secoli, si accende una gara alla donazione in favore dei cavalieri, che vedrà protagonisti vescovi, nobili e reali. Dopo una trentina di anni, il Tempio inizia a commerciare, acquistando ulteriori proprietà e facendole fruttare, con un sistema capillare di permute, acquisti o vendite, come attestato dai cartulari e dai registri notarili, e riportato dal Demurger.

Chi dona – o vende a prezzo vantaggioso – redime i propri peccati e salva l’anima, mentre il Tempio aumenta la propria potenza in modo esponenziale, a volte anche in modo violento, come nel 1298 quando il maestro del tempio inglese Brian de Jay si impadronisce con la forza di alcuni fondi nell’Esperton.

Quando parliamo di “beni”, si fa riferimento non tanto a moneta sonante, magari stipata in forzieri, o manufatti d’oro, ma, per lo più, a beni immobili: navi, terreni, mulini, fattorie … e relativo bestiame, un ruolo “passivo” di accumulo, che si trasforma in attività di finanza imprenditoriale. In meno di due secoli, il Tempio aumentava il proprio potere economico finanziario, mentre la cristianità perdeva sul campo di battaglia: quando avvengono gli arresti, nel 1307, l’ultima roccaforte cristiana, San Giovanni d’Acri, è già caduta in mano ai mamelucchi da sedici anni, e il sogno cristiano in oriente è tramontato da tempo.

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Il maestro degli Ospedalieri Mathieu de Clermont difende le mura nel 1291- Dominique Papety - Collections de Versailles 

 

Come sottolinea, Frale, si tratta di rendite e proprietà non tassabili dai governanti, in virtù degli specifici privilegi dei beni ecclesiastici; si capisce bene come tutto ciò facesse infuriare il re di Francia Filippo IV, sulle cui terre si trovava una grossa fetta delle proprietà templari, con cui, nel 1306 (un anno prima degli arresti), si era pesantemente indebitato.

In un memoriale inviato al papa, de Molay spiega i reali motivi dello screzio col re di Francia, il quale non aveva nessuna intenzione di lanciarsi in un’impresa di riconquista della Terrasanta, ma sperava in una fusione degli ordini degli Ospitalieri e in quello dei Templari sotto la sua guida, in un’operazione di conquista dell’Armenia. Re Filippo, giova ricordarlo, non aveva proprio un buon rapporto col papa e gli ecclesiastici in generale: nel 1303 erano stati i suoi emissari i protagonisti del famoso oltraggio di Anagni.

Inoltre, ovunque vengono citati quali ideatori del moderno sistema bancario, e della “lettera di cambio, o di credito”, il traveller cheque dei giorni nostri (anzi, dei giorni pre-internet): un titolo scritto che permetteva di viaggiare col minor numero di moneta sonante addosso. In realtà la “lettera di credito” era un espediente escogitato dall’ordine degli Ospitalieri, ma i templari la applicarono e diffusero, avendo una clientela più vasta e danarosa.

OK, abbiamo capito: proprietà, lettere di cambio, contratti di prestiti con i monarchi europei, tutto indica la distribuzione di una ricchezza da Oporto a Gerusalemme, e non una concentrazione di oro in un pugno di forzieri forse seppelliti nei pressi di Rennes le Chateau.

Cosa accadde a tutta questa ricchezza, dopo le sentenze di condanna e lo scioglimento dell’ordine?

Con la bolla Ad providam del 2 maggio 1312, i beni templari vengono trasferiti dal Tempio agli Ospitalieri, mentre i beni templari in Portogallo furono fatti confluire nell’Ordine di Cristo, creato sulle ceneri dei templari per finanziare la flotta navale per contrastare i Mori, e che consolidò la potenza economica portoghese. Similmente, in Spagna, l’ordine militare di Nostra Signora di Montesa incamerò i beni, e inquadrò tra i suoi ranghi parecchi templari.

In Germania furono i Cavalieri teutonici a incamerare i loro beni, mentre Oltremare, quanto fu ereditato dall’ordine di Malta, venne confiscato da Enrico VIII: anche l’avido Filippo pretese una contropartita dai cavalieri maltesi.

Abbiamo parlato fin troppo, tutto per giungere a una semplice conclusione: il tesoro dei templari non esisteva. O meglio, esisteva in forma di beni, rendite e terreni sparpagliate dal Portogallo al Medio oriente, e anche per quanto riguarda la cassa, cioè il denaro sonante, le monete d’oro, era sparpagliate e diffuse tra tutte le commenderie e i capitoli sparse nel mediterraneo.

Ecco perché oggi, dopo 700 anni, già come allora, sarebbe vano cercare il cosiddetto tesoro, e sperare di trovarlo accatastato in qualche spelonca, in qualunque parte del mondo possiamo immaginare di cercarlo.

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Fortunato Verduci
Fortunato Verduci

Graduate in philosophy, but salaried as a programmer accountant - Laureato in filosofia, ma stipendiato come ragioniere programmatore


Storia, letteratura e filosofia in 5 minuti -
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