link to english version: The horns of Moses
È impossibile non notarlo, e ce lo siamo chiesto tutti: perché Mosè è cornuto? Non nel senso gergale del termine che si usa in Italia, ma Mosè – sì, quello barbuto scolpito da Michelangelo attorno al 1514 – sfoggia sulla testa un bel paio di cornetti.
Le storie e le leggende connesse alla statua sono parecchie, e basta fare un giro in rete per scoprirlo, a cominciare da quella (spesso associata, senza fondamento, a Giorgio Vasari), relativa alla martellata che lo stesso Buonarroti avrebbe rifilato alla statua che si rifiutava di parlargli (vedi, come esempio https://michelangelobuonarrotietornato.com/2018/06/17/perche-non-parli/), originata probabilmente da una venatura sul ginocchio della statua, di origine naturale.
Non parliamo di alcune particolarità dell’opera, che testimoniano la grandezza dello scultore, come il guizzo di un piccolo muscolo sull’avambraccio del patriarca, che ci fa capire quanto lo scultore fosse addentrato nello studio dell’anatomia, o la “riscultura” che Michelangelo avrebbe fatto della testa, la quale sarebbe ruotata di 45 gradi rispetto alla versione iniziale, in base alla teoria, del restauratore Antonio Forcellino.
Noi restiamo concentrati sul particolare delle corna.

Particolare della testa di Mosè,
immagine reperibile al link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Mos%C3%A8_(Michelangelo)#/media/File:Mois%C3%A9s_iluminado_por_un_rayo_de_sol.jpg
Immagine con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Chiaramente il Buonarroti era perfettamente consapevole di cosa stava ritraendo, sia lui che il committente, il battagliero Giulio II, si trovavano di fronte a colui che può essere ritenuto IL patriarca per eccellenza, venerato non solo dalle tre principali religioni monoteiste, ma persino nel Rastafari, che lo considera una sorta di messia (così come Davide, Salomone o Gesù.
Perché allora ritrarre il personaggio più importante del Vecchio Testamento con le corna? Basta fare un veloce giro in rete per trovare quella che sembra la spiegazione più probabile.
Progettando la scultura, Michelangelo probabilmente si basò sulla “Vulgata”, la Bibbia tradotta in latino dall’originale greco da Sonofrio Eusebio Girolamo, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo. Si tratterebbe di un “semplice” errore, ereditato da uno sbaglio di san Girolamo che scambiò il termine greco “keren” (corno), con “karan”, ovvero raggio di luce.
Poiché Mosè vide (in Esodo 34) Dio, il suo volto divenne raggiante, e iniziò a risplendere come luce viva, tanto che dovette indossare un velo sul volto, per non abbagliare il popolo. Le corna sarebbero quindi una rappresentazione dei raggi di luce, un volto cornuto anziché luminoso, e anche wikipedia si allinea a questa interpretazione: dunque Michelangelo rappresenta semplicemente il volto illuminato di un uomo che ha ricevuto da Dio, per la seconda volta, le tavole della legge: ha conosciuto cioè il volto di Dio e lo riflette.
L’iconografia mosaica ritratta dal Buonarroti ha influenzato l’arte nei secoli successivi, vedi ad esempio il Mosè del Diotti, risalente al 1800.

Va comunque precisato che le corna sul capo di Mosè non siano una prerogativa esclusiva del Buonarroti, un Mosè “cornuto” lo si può vedere in una miniatura dell’inizio del XII secolo nella Bibbia di Bury (anno 1.135), in Inghilterra, o nel manoscritto Walters del XIII secolo, così come in molte altre rappresentazioni iconografiche medioevali.

L'opera d'arte mostrata in questa immagine e la sua riproduzione fotografica sono nel pubblico dominio in tutto
il mondo. La riproduzione è parte della collezione di riproduzioni stilata dal The Yorck Project.
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Un altro esempio si può rintracciare nell’illustrazione delle Bibbia di Norimberga, che risale al 1483, anche se, effettivamente, sembrano essere due fiammelle, più che due corna.

C’ è però una lettura “alternativa” che può essere fatta delle corna di Mosè, e della stessa traduzione effettuata dal buon Girolamo. Oggi siamo abituati ad attribuire le corna a Satana, probabilmente grazie alle rappresentazioni artistiche del diavolo, che hanno spesso preso spunto dai ritratti del dio Pan, e non si può dare torto agli artisti: Pan non era bello, selvaggio, raffigurato con gambe e corna caprine, zampe irsute e zoccoli ungulati, mentre il busto è umano, il volto barbuto e dall'espressione terribile, spesso in preda all’ebbrezza. Poiché aveva difficoltà ad accoppiarsi a causa del suo aspetto, era dedito alla masturbazione e spesso alla violenza sessuale, pur non essendo di indole malvagia.
Incarnava, insomma, una serie di caratteristiche che il cristianesimo attribuiva al Nemico.

Foto pubblicata da Marie-Lan Nguyen con licenza cerative commons
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pan_goat_MAN_Napoli_Inv27709_n01.jpg
Ok, ma le corna? Andiamo all’origine, cosa significavano le corna nella Bibbia?
Sono parecchi i versi che riportano la parola corno, e, spoiler, sono spesso un emblema positivo, e comunque un simbolo di potenza.
Nel libro di Daniele, dal versetto 8 del capitolo 7, le bestie cornute simboleggiano i regni che si dovranno avvicendare prima dell’avvento dell’Altissimo, un anticipo di quanto verrà più tardi scritto da Giovanni nell’Apocalisse.
Nel vangelo di Luca (cap. 1 vers. 69), Zaccaria, padre di Giovanni battista, ringrazia il Signore perché concede a Israele un potente salvatore, e usa l’espressione “corno di salvezza”, così come nel Salmo 89, al versetto 17, il Signore accresce il corno (la potenza) del suo unto Davide.
Probabilmente si prendeva spunto da Deuteronomio 33: 17 (riferito alla stirpe di Giuseppe):
Come primogenito di toro, egli è d'aspetto maestoso e le sue corna sono di bùfalo;
Con esse cozzerà contro i popoli,
Tutti insieme, sino ai confini della terra.
Anche il profeta Zaccaria, al capitolo 1 verso 18, usa il termine corni per indicare i popoli che hanno sconfitto Israele.
Dopotutto, in Apocalisse 5:6 Le sette corna dell'Agnello rappresentano i sette spiriti di Dio a simboleggiare la potenza delle sacre verità.
Ecco quindi l’idea: le corna della Michelangiolesca non sono (o non soltanto) un modo di rappresentare il fulgore delle luce divina che si irradiava dal volto del patriarca, ma esprimono la potenza dello stesso spirito divino incarnata da Mosè.
Piccolo bonus, Michelangelo era uno studioso dell’anatomia umana, ma anche un attento osservatore delle opere degli artisti suoi concorrenti. Il sospetto che abbia studiato il San Giovanni Evangelista di Donatello (datato 1408), prima di realizzare il suo Mosè (nel 1513), pare lecito. Al lettore il compito di trovare “eventuali” similitudini …


Immagini con licenza GNU Free Documentation License, reperibili al link:
https://it.wikipedia.org/wiki/San_Giovanni_Evangelista_(Donatello)