Il business dei migranti - log 09 - Salvare è criminale e salvare il criminale

By Lorf | Ideolog | 1 Nov 2019


Abbiamo scoperto che alcuni migranti possono ottenere un passaporto UE con estrema facilità, mentre altri rischieranno di essere torturati o uccisi, o di morire nel doppio fondo di un camion, o in mezzo al mare.

Il rientrare di queste persone nei parametri della legalità deriva dai soldi che possono spendere. 

Se questo non bastasse a farci saltare sulla sedia, c'è un altro assurdo generato dall'attuale gestione delle migrazioni. Per capirlo stavolta non dobbiamo seguire i soldi: dobbiamo concentrarci sul concetto di *crimine*.

Nel settembre 2018 il Transnational Institute di Amsterdam pubblicava un rapporto dal titolo: "The shrinking space for solidarity with migrants and refugees: how the European Union and Member States target and criminalize defenders of the rights of people on the move" ossia "Il restringimento dello spazio della solidarietà con i migranti e i rifugiati: come l'Unione Europea e gli Stati membri prendono di mira e criminalizzano i difensori dei diritti delle persone in movimento".

Il tema, che potremmo qui esemplificare quasi all'infinito, è molto semplice: 

Viviamo in un'epoca in cui le persone vengono criminalizzate perché aiutano chi ha bisogno. In molte parti del mondo, inclusa l'Europa, assistere migranti senza documenti è un delitto e la legge non riesce ad articolare con chiarezza eccezioni su basi umanitarie.

In Italia viviamo paradossi abnormi. Cittadini che si organizzano per fare ronde antimigranti non vengono sanzionati. Altri cittadini che si organizzano per assistere chi ha bisogno subiscono sanzioni e a volte processi.

La solidarietà viene criminalizzata, dunque, ma il piano su cui questo processo si svolge non è soltanto securitario/poliziesco/amministrativo: c'è anche un fattore politico ben esemplificato dal processo che ha portato alla criminalizzazione delle ONG che salvano vite di fronte alle coste libiche, la cui storia come si è già accennato, inizia alla metà del dicembre 2016.

Ma c'è un altro capitolo da aprire, un capitolo che mostra in tutta la sua contraddizione l'attuale sistema di gestione delle migrazioni. Lo stesso criterio che ha generato il mostro dei *reati di solidarietà* è anche responsabile del processo inverso: rendere *ordinario* l'operato di feroci aguzzini colpevoli di molteplici crimini contro l'umanità.

E' ormai dominio comune - e ha fatto il giro del mondo - il fatto che lo Stato italiano abbia assistito l'ascesa di conosciutissimi trafficanti libici mentre accusava le ONG di avere rapporti con i trafficanti.

Sono diversi i modi per marcare il paradosso. Il primo è il seguente: al fine di *salvaguardare* le proprie frontiere lo Stato deroga al suo ruolo di garante della legalità, parla con un criminale, gli fornisce un visto d'entrata, dandogli carta bianca nel suo paese, dove continuerà a perpetrare infamità di ogni tipo, invece di arrestarlo. Quello stesso Stato arresta la capitana di una nave che ha portato in salvo persone vittime di quel criminale.

E alla fine, nonostante l'opinione pubblica sia stata informata di tutto, l'accordo Italia-Libia che ha reso possibile questa mostruosità verrà rinnovato. 

In nome della sicurezza.

--> Il business dei migranti - Indice

 

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