Il business dei migranti - log 08 - Legality inc. e l'industria dei passaporti

By Lorf | Ideolog | 18 Oct 2019


Il dizionario Treccani spiega che il migrante è chi: "si sposta verso nuove sedi". E' una definizione molto generica, non rileva le motivazioni dello spostamento, la sua geografia, l'attitudine degli altri - istituzioni, organizzazioni o gruppi, singoli individui - verso il migrante. Allo stesso tempo, però è molto esatta: non sbaglia mai nel descrivere le decine di tipologie di migranti che abbiamo imparato a distinguere. Tuttavia a causa della sua indeterminatezza è soggetta agli umori, al sentire di chi la usa nei discorsi da bar, in un dibattito televisivo, sui giornali, sui social network. Sebbene sia in partenza neutra - non implica giudizi positivi o negativi - la definizione assume spesso connotazioni negative. Una delle conseguenze di questo luogo comune è che se il migrante non è genericamente povero allora cessa di essere percepito tale. I migranti ricchi, infatti, sono in origine dei "sans papier" come tutti gli altri. Tuttavia, a differenza degli altri, possono "spostarsi verso nuove sedi" senza problemi, pagando. Sono ufficialmente migranti economici ma nessuno li chiama così. Al contrario degli altri non sono oggetto di respingimento, anzi: vengono accolti a braccia aperte e spesso non gli si chiede neanche da dove vengono i soldi che hanno.

Nel caso europeo la cosa è molto semplice: si versano decine di migliaia di euro, qualche volta centinaia di migliaia, nella forma di acquisti di case o di investimenti di qualche genere, e si ottiene un passaporto rosso bordeaux in un lasso di tempo ragionevole.

Ottenere il diritto a spostarsi verso nuove sedi, avendo il denaro, è abbastanza facile. Se non si ha tempo o voglia di farlo da soli si può anche pagare una società di consulenza che lavora per te, ad esempio la Henley & Partners.

Come si legge su Wikipedia:

Henley & Partners è una società di consulenza di cittadinanza e residenza globale, con sede a Londra e con oltre 25 uffici nel mondo. Consiglia governi su politiche di cittadinanza e residenza e opera con loro per sviluppare programmi di residenza e cittadinanza. Offre servizi di consulenza sulla legge riguardante l'immigrazione e politiche dei visti e trattati e negoziazioni associate. Henley & Partners’ Residence and Citizenship Practice Group consiglia singoli individui e i loro aiutanti, banchieri e gli uffici di famiglia su residenza alternativa e cittadinanza.

Usando un linguaggio meno evasivo Henley & Partners - che definisce l'operazione un "investimento" - si fa pagare per gestire i migranti prezzolati. Ogni anno pubblica un "passport index" che stabilisce quale sia il passaporto migliore in base al numero di paesi per entrare nei quali con quel documento non è necessario un visto.

Ovviamente Henley & Partners è solo una delle centinaia di società che si occupano di questo business. Seguendo i numeri di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi, che spulciano il report di Transparency international e Global Witness intitolato European getaway, questo vero e proprio business ha raggiunto i 20 miliardi dollari nel 2019.

Nell’ultimo decennio sono stati almeno 133mila gli oligarchi dell'ex Unione Sovietica, i milionari cinesi e arabi, i ricchi uomini d'affari turchi, libanesi, brasiliani, venezuelani e sudafricani che hanno acquistato a mani basse la cittadinanza o la residenza in un Paese dell'Unione europea in cambio di pochi spiccioli. Per carità, parametrati al loro portafoglio. È come se una città italiana della grandezza di Salerno o di Ferrara fosse abitata solo da ricchi, senza badare all'origine della ricchezza [...] I nuovi cittadini europei in 10 anni hanno investito decine di miliardi nei Paesi che li hanno adottati. Quasi tutti gli Stati mantengono un rigoroso riserbo sui capitali investiti ma per dare un'idea delle cifre in ballo, basti pensare che solo a Cipro, Irlanda, Malta e Portogallo, sono stati investiti oltre 10,6 miliardi di euro, la maggior parte dei quali in proprietà immobiliari.

I media, anche in Italia, si sono occupati di questo tema con approcci diversi ma il fatto non ha mai suscitato grande scalpore. Nel mondo attuale i soldi "aprono tutte le porte": chi si scandalizza per una cosa del genere?  Non è dunque casuale che chi se n'è occupato abbia spesso vestito il proprio lavoro con quell'appiccicoso voyeurismo, frutto di una commistione fra invidia repressa e malcelata ammirazione, che si applica alle storie dei ricchi.

Ma c'è qualcosa di più, un supplemento di analisi che illustra il motivo per cui quanto scritto finora qui fa parte di un insieme di ragionamenti intitolati al "Business dei migranti".

Questa "industria dei passaporti", questo traffico dei "golden visa", è l'altra faccia della medaglia, l'altro risultato della politica di chiusura delle frontiere degli ultimi venti anni. E se adottando il lavoro di Andersson abbiamo usato l'espressione "Illegality Inc." [vedi log 01], allora possiamo definire tutto ciò "Legality Inc.", ovvero qualcosa che, come sottolineano gli autori di European getaway, oltre a generare un volume di affari di grandi dimensioni, "pulisce" i soldi e gli investimenti di ogni sorta di criminale che, inoltre, potrà goderne nelle località più ambite e rinomate del globo terracqueo.

Nel caso della Illegality Inc. il business si produce nel creare illegalità, nel caso della Legality inc. il business si produce nel cancellarla. Non è un caso che European getaway sia una pubblicazione di un'organizzazione che si chiama Transparency International: l'industria dei passaporti è un problema prima di tutto perché è il veicolo di operazioni sporche.

I due business sono chiaramente figli della stessa politica, dello stesso complesso di norme/leggi messo in piedi dalla Fortezza Europa ma anche dello stesso sistema economico-finanziario. Quella politica e quelle norme/leggi valgono solo per i poveri all'interno di un sistema valoriale, quello capitalistico, che assegna due ontologie diverse ai ricchi e ai poveri. Il tutto trova infine un esito linguistico, in deroga alla definizione del vocabolario: i poveri sono migranti, i ricchi sono expat, oriundi, naturalizzati e così via.

Si arriva al paradosso per cui in Italia centinaia di migliaia italiani, persone che generalmente non compiono alcun genere di crimine, pagano le tasse, non hanno soldi da riciclare, non sono indicati dalle organizzazioni internazionali come criminali ecc., non hanno un passaporto perché sono nati da genitori immigrati: l'essere "migrante" è uno stigma che si eredità, anche se non si è mai usciti dal territorio del proprio comune di nascita. L'essere "cittadino", invece, è un premio che si può comprare.

--> Il business dei migranti - Indice

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