In linea con quel processo “anticulturale” già sperimentato da Huang Yongping, l’attivita’ artistica di Xubing e Gu Wenda si concentra sulla funzione della scrittura lavorando alla sua destrutturazione, per investire di nuovi significati la pratica artistica.1 Entrambi gli autori sperimentarono di persona (entrambi furono guardie rosse durante la Rivoluzione Culturale) come la propaganda monotematica del Partito Comunista avesse impoverito il senso della lingua scritta. Nel rielaborare la scrittura cinese, nel caso di Xu Bing, inventando deliberatamente caratteri privi di significato, rivoluzionano un sistema di comunicazione in atto sino dal XIII secolo a.C., nonché uno dei pilastri fondamentali dell’unità culturale e sociale cinese, non dovrebbe stupire quindi se entrambi, criticati dalle autorità per il loro lavoro, abbiano infine deciso di lasciare la Cina. 2
Entrambi gli autori sembrano trovare nel periodo della Rivoluzione Culturale il momento in cui da un lato si semplifica all’estremo la comunicazione scritta e dall’altro si assiste ad un enorme impoverimento delle tradizioni millenarie cinesi. Gu Wenda stesso vede nei Dazibao (大字报,manifesti a grandi caratteri) una prima forma di espressione individuale ad opera proprio delle classi spesso meno abbienti, contadini ed operai che privi dell’educazione formale impartita nelle scuole ne aumenta la capacità creativa. Nel campo della calligrafia, per Gu la rigida educazione imposta che consisteva nel ricopiare fedelmente i modelli dei maestri del passato riduceva solamente la calligrafia a mero stereotipo, e giungeva infine ad annullare la creatività dello studente stesso.
“The farmers and workers involved in the Revolution did not consider what they were doing as art, but of you look back, their word had their own identity and creativity”3
Xu Bing e il “Libro del cielo”

L’opera che in questo periodo più di ogni altra forse lasciò il pubblico e la critica avvolti da un totale sbigottimento fu l’installazione Xi shi jian – Shijimo juan (Una analitica riflessione del mondo – Fin de Siècle Book) nell’ottobre del 1988.
Dopo più di un anno di lavoro chiuso nel dormitorio della sua università, Xu Bing, autore di questa incredibile opera, produsse circa milleduecento caratteri. La tecnica impiegata per intagliare nel legno questa figura si rifà a quella usata in epoca Song verso il XI secolo. Con gli stampi da lui prodotti iniziò produrre una serie di libri nel formato tradizionale ovvero rotoli di carta che vennero usati nell’installazione del 1988 appesi al soffitto della galleria.
L’opera di grande impatto lasciò tutti senza fiato, sia per la sua maestosità e grandezza, sia per la totale confusione e lo straniamento che produceva negli osservatori.
L’idea di Xu era quella di creare un tempio in cui celebrare la scrittura, la cultura letteraria classica attraverso elementi fondamentali quali la carta, l’inchiostro ed ovviamente i caratteri.
Nessuno di quei più di mille segni aveva un significato, nessuno poteva essere letto, tutti però riconducevano ad una forma ben conosciuta dagli osservatori, ovvero i caratteri tradizionali cinesi. Sebbene nessuno potesse essere riconducibile ad un qualche significato, essi però erano meticolosamente composti da parti realmente esistenti nella scrittura cinese.
L’opera diventava il simbolo del non-sense, esaltazione del segno grafico sul significato che anche se appare famigliare non è tuttavia capace di produrre senso. Ed ecco il filo conduttore che lo riporta agli anni della Rivoluzione Culturale: le centinaia di migliaia di parole della propaganda, che per decenni furono distribuite ogni giorno dagli altoparlanti o dai poster, da quegli slogan ripetuti all’infinito, avevano impoverito se non fatto perdere di significato la lingua cinese; l’installazione così diventava denuncia.
L’opera fu aspramente criticata, forse anche perché riuscì ad arrivare al nocciolo di un’altra questione fondamentale che da sempre ha coinvolto la società cinese: in che modo possono legarsi e possono proseguire insieme modernità e identità culturale?
Xu bing fa riferimento anche ad un altro avvenimento che lega il tema della modernizzazione e della scrittura; ovvero la semplificazione dei caratteri5, riforma voluta per rendere più facilmente accessibile la scrittura cinese. In questo senso l’opera assume una duplice interpretazione, e non solo di critica e di denuncia dell’errore della Rivoluzione Culturale. Lo stesso autore ne parla così:
“The trasformation of new characters and their eventual demise, the revival of old characters, shadowed my earliest education and left me confused about the foundamental conception of culture”.6
1 Gullotta, Diego, China contemporary art: la lunga Marcia dell’avanguardia. Sosho Editore, 2007 p.20
2 In occasione della sua prima esposizione (Xi’an 22 luglio 1986) le autorità dapprima impongono la chiusura per paura che i caratteri inventati da Gu possano contenere critiche rivolte al Partito e alle autorità cinesi. La mostra si terrà solo dopo aver raggiunto un compromesso fra le due parti; l’esposizione riguardante gli pseudo-caratteri sarà solo accessibile a critici ed artisti e non al pubblico.
L’anno dopo deciderà di partire per gli Stati Uniti.
Costantino, Mariagrazia, Arte contemporanea cinese. Mondadori Electa, 2006 p.55
3 Costantino, Mariagrazia, Arte contemporanea cinese. Mondadori Electa, 2006 p.57
4 Originariamente l’opera si intitolava Un’analitica riflessione del mondo – Fin de Siècle Book (Xi shi jian – Shijimo juan,析世鉴——世纪末卷) venne poi semplificata dallo stesso autore in Tian Shu (天书), Libro del cielo.
Wang, Peggy, and Wu Hung. Contemporary Chinese Art: Primary Documents. New York: Durham, N.C: Duke Univ Pr, 2010 p. 99
5 Il dibattito sulla necessità di semplificare alcuni caratteri e’ antecedente la nascita della Repubblica Popolare, infatti, già negli anni trenta e quaranta del novecento alcuni intellettuali legati al partito nazionalista del Guomindang sostennero la necessità di eliminare alcuni tratti in modo da favorire ed accelerare l’alfabetizzazione. La Repubblica popolare cinese diffuse ufficialmente la semplificazione dei caratteri in due fasi, la prima nel 1956 e la seconda nel 1964.
6 Gullotta, Diego, China contemporary art: la lunga Marcia dell’avanguardia. Sosho Editore, 2007 p.21