Di tutto il lavoro della Commissione parlamentare d'inchiesta su Giulio Regeni il momento più esilarante, o se volete più surreale, deve essere stato quando questi parlamentari, venuti dall'Italia per indagare sul capitolo "Cambridge" della vicenda Giulio Regeni, chiedono a uno dei professori, mi sembra Runciman, se all'università ci sono delle spie.
L'uomo, forse un po' sorpreso, forse anche imbarazzato per una domanda così idiota - e immagino con tutto l'aplomb British del caso - risponde, ovviamente, esercitando la logica: "se ci fossero non lo saprei".
Immaginate se fosse stato lui la spia: cosa avrebbe detto? "In effetti è pieno di spie a Cambridge, ad esempio io sono una spia" oppure: "sì, sono a libro paga dell'MI6".
A volte, e sempre più spesso, vedo inequivocabili segnali di demenza nel mondo.
Forse riflette la mia, incipiente, o forse la senilità di chi è al potere e non va in pensione.
Forse, anche, perché vivo in un paese di vecchi, dove i giornalisti rincoglioniscono e i giornali muoiono e tutto, proprio tutto, deve rimanere fermo al suo posto.
Comprese le convinzioni di parti rilevanti dell'establishment economico, militare, politico e accademico di questo paese.
Convinzioni che poi sono tali fino a un certo punto: suonano di più come artifici retorici.
In questo caso la demenza racconta di un sospetto che, ormai, quei parlamentari inviati a Cambridge dovevano aver interiorizzato dopo anni di insinuazioni o accuse attorno al fatto che Giulio Regeni fosse eterodiretto dal servizio segreto di Sua Maestàh.
O forse meno: si sono sentiti in dovere di fare chiarezza su questa cosa perché, viste le insinuazioni e le accuse, era impossibile non sentirsi in dovere di farlo.
Di certo di chiarezza se ne fa se si leggono gli atti parlamentari, e questo - al netto di quanto detto qui sopra - è un bene.
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Però, e qui si apre un tema, sui giornali non avete trovato nulla al riguardo.
E attorno alla pubblicazione della relazione finale della Commissione avete letto praticamente solo la cosa ovvia, assodata, che è addirittura noioso ripetere: sono stati gli apparati di sicurezza egiziani a uccidere Giulio Regeni (un dato che si legge alle prime tre righe della relazione finale di 461 pagine).
Avete letto, insomma, che la Commissione d'inchiesta ha confermato una cosa che già si sapeva da tempo.
E ciò è avvenuto non perché la Commissione non sia andata a fondo, ma perché molti dei giornalisti che si sono occupati della vicenda non hanno voluto andare a fondo, o hanno coperto sbagli fatti in passato, o hanno coperto le responsabilità di chi per anni gli ha passato le veline, vere o false non importa.
Dunque hanno scritto notizie fritte, notizie fatte per essere ignorate, archiviate.
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Bene, fatevi un'idea vostra:
Da quest'ultimo si scopre una cosa, che per alcuni - troppo pochi - è un segreto di pulcinella: la famosa tutor di Giulio Regeni, Maha Abderrahman, è una persona scrupolosa e attenta che non ha fatto nulla di sbagliato, che alla notizia della morte di Giulio Regeni è crollata in una brutta depressione per la quale ha lasciato l’insegnamento per un anno, una persona che ancora oggi ogni giorno si interroga su quello che è successo e non si dà pace.
A Maha Abderrahman il 90% dei giornalisti e dei commentatori di questo paese dovrebbe chiedere scusa per le accuse infami che hanno formulato nei suoi confronti.
Ma ciò, per quanto detto finora, non succederà.
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Se avete voglia di leggere ancora qualche altra riga vi inoltro la puntuale critica della Relazione finale da parte di Elisabetta Brighi:
Highlights e lowlights della relazione finale della Commissione Regeni – al netto della considerazione che si tratta di una relazione importante, che dimostra un lavoro attento e approfondito, cosa affatto scontata.
*Highlights* - si e’ detto chiaramente che i responsabili della tragica morte di Giulo Regeni sono al Cairo, e da nessun’altra parte. - si e’ contestualizzato propriamente il caso Regeni, dimostrandone il collegamento con il piu’ ampio processo di repressione politica e violazione dei diritti umani di cui e' responsabile il regime di al Sisi, inserendo pienamente questa vicenda nella traiettoria politica e sociale contemporanea dell’Egitto. - si e’ chiamato, una volta per tutte, il bluff della magistratura egiziana, mostrando in maniera dettagliata che alle dichiarazioni di volonta’ di cooperazione non sono mai davvero corrisposti i fatti – anzi, spesso anche i piccoli passi in avanti si sono rivelati meri tatticismi dilatori. - si e’ chiamata la politica estera italiana (almeno dal 2018 in poi) per quello che e’ stata – una politica di normalizzazione, a dispetto di cio’ tutti i governi italiani hanno sostenuto da allora. - sono state rimandate al mittente tutte le teorie complottistiche rispetto al ruolo che avrebbero avuto servizi di intelligence stranieri, e rispetto anche alle calunnie che vedevano Giulio coinvolto nei servizi segreti. - e’ stata restituita dignita’ a Giulio, che emerge dalla relazione come lo studioso colto, attento e aperto al mondo che era. - non si e’ caduti nell’errore di incolpare ‘la ricerca’ per la morte di Giulio. Anzi, si e’ dimostrato come la ricerca di Giulio da sola non possa – ne’ in termini di contenuti, ne’ di metodi – affatto dar conto di quanto accaduto. - e’ stata restituita dignita’ alla comunita’ accademica a cui Giulio apparteneva, in particolare dimostrando l’assoluta estraneita’ ai fatti della sua supervisor, che la Commissione ha saputo ascoltare e intendere, a differenza della Procura di Roma. - si e’ affermato che la ricerca della verita’ per Giulio investe direttamente l’interesse nazionale al pari di quelle questioni di natura geopolitica o strategica che spesso vi sono state anteposte. - si sono fornite chiare raccomandazioni su cio’ che si dovrebbe fare ora – il governo italiano non puo' piu' dire di non sapere. *Lowlights* - attribuire il fallimento della strategia italiana ad un ‘equivoco’ non solo e’ troppo generoso, ma rivela una visione parziale e semplicistica dello stato. La normalizzazione nelle relazioni tra Italia e Egitto e’ stata frutto non solo della volonta’ politica italiana di fornire un incentivo, la famosa 'carota', all’Egitto cosi' da spingerlo a collaborare (strategia peraltro discutibile e che si poteva discutere). Questa normalizzazione e’ stata il frutto delle poderose pressioni del capitalismo italiano sulle quali la politica e la diplomazia si sono modulate. Su questo la relazione tace. - L’aumento delle vendite di armamenti italiani nei confronti dell’Egitto, trainate da iniziative di grandi gruppi industriali, e’ un fatto grave perche’ va contro la legge. Ci si poteva aspettare una denuncia ben piu’ marcata. - cosi’ come fa capire la partecipazione di importanti esponenti delle istituzioni dello stato italiano nel video propagandistico dell’aprile 2021, occorreva constatare come parti dello stato italiano hanno attivamente cercato di frenare o depistare la ricerca della verita’. Lo stato e’ terreno di conflitto. Se questo dato e’ stato messo bene in evidenza per quanto riguarda l’Egitto, un’ulteriore sforzo di onesta’ avrebbe consentito di affermare che rivalita’ sono esistite e tutt'ora esistono anche in seno allo stato italiano. - la constatazione di un disallineamento tra braccio diplomatico italiano e apparato di intelligence durante i nove giorni di prigionia e tortura di Giulio emerge come un dato importantissimo e potenzialmente decisivo rispetto alla possibilita’ di salvare Giulio. Chi avrebbe potuto salvare Giulio non era tanto, e davvero, al Sisi, ma lo stato italiano. Su questo disallineamento, su questo fallimento occorre fare piu’ luce, cosi’ come sulle interlocuzioni tra intelligence italiana e intelligence egiziana, che sono state frequenti e opache in quei giorni. - nelle centinaia di pagine di relazione, la liberta’ di ricerca e’ menzionata tre volte. Eppure il caso Regeni e’ un caso emblematico proprio dei rischi, dinamiche, e costi, anche umani, della ricerca accademica nel mondo contemporaneo. Giulio era un ricercatore, come tanti di noi, che cercava di capire il mondo: quanto importa di lui, quanto importa di noi?
[vedi anche "Ha stata la tutor"]