Recentemente ho incontrato di nuovo il mio amico, quello che insegna alla scuola primaria e con cui ogni tanto chiacchiero di blockchain e cryptomonete.
Mentre eravamo al pub gli ho chiesto se i suoi alunni avessero fatto ancora domande difficili, e lui mi ha risposto che non i ragazzini ma suo nipote diciassettenne: “Sai, si occupa un po’ di politica: la scuola, le assemblee, i movimenti. Cose che animano molto lo spirito a quell’età.”
Io: “Mi sembra giusto.”
Amico: “Ecco, con mio nipote siamo finiti a parlare di blockchain. Io gli ho proposto la tua spiegazione e lui mi ha contestato dicendo che vedo solo il modello di business e non le implicazioni politiche della blockchain. Sono rimasto interdetto”.
Io: “Effettivamente tuo nipote ha ragione, il nostro discorso era incompleto.”
Amico: “Oh! Parliamone…”
Io: “Partiamo da un esempio. La settimana scorsa ho dovuto riparare lo sciacquone del mio bagno. Prima di chiamare un idraulico, per questi servizi, provo sempre a sbrigarmela da solo. Ora, tecnicamente il mio sciacquone non è un comune sciacquone, è incassato nel muro e quindi è un poco particolare, è una “tecnologia proprietaria” coperta da brevetto. Tuttavia non è vietato a nessuno far vedere come smontare i pezzi, pulirli, rimetterli in funzione o cambiarli se necessario. Quindi sono andato su YouTube e ho scoperto che esistevano decine di filmati di hobbysti che mi sarebbero stati utili. Sarebbero stati la knowledge-base da cui attingere. Ho studiato e, smanettando, sono riuscito a capire il problema e risolverlo.”
Amico: “Bravo!”

Io: “Ora, cosa succede se YouTube chiude, si ferma o la sua governance decide di bloccare quei filmati? Succede che io perdo la mia knowledge-base. Perché il modello che abbiamo per la creazione dei contenuti è un sistema distribuito, mentre la gestione dei contenuti è un sistema centralizzato. Questo modello, con l’attuale architettura di internet: client-server, a certi livelli di scala è quasi imprescindibile.”
Amico: “Aspetta, che intendi per livelli di scala?”
Io: “Intendo dire che più è grande la tua organizzazione o impresa, più dovrà necessariamente affidarsi a servizi di terze parti, che potrebbero essere vitali per il suo funzionamento. Facciamo un esempio, tu offri un servizio su internet che ha una risonanza mondiale, a un certo punto avrai bisogno di replicare il sito su almeno un server per continente e dovrai affidarti ad uno o più provider. Capisci quanto è fragile la catena tra te ed il tuo utente finale? Ci sono decine di fattori che possono interromperla in qualunque momento, che vanno dai singoli provider ai governi nazionali. Questo non vuol dire automaticamente che sia un bene o un male, è semplicemente così perché prima ARPA e poi INTERNET sono state concepite in un certo momento storico con precisi limiti tecnologici.”
Amico: “E la blockchain?”
Io: “La blockchain è per sua natura un sistema distribuito, anzi, più scala più è decentralizzato e meno è controllabile.”
Amico: “Sembra un po’ anarchico.”
Io: “Vedi che la politica inizia a entrarci? Diciamo che non è proprio anarchia anche se potrebbe sembrarlo. Diciamo che le posizioni dei “blockchain enthusiast" più politicamente impegnati vanno dall’anarco-libertarismo di destra al socialismo di sinistra. Ma non è questo l’aspetto politico che ci interessa.”
Amico: “E quale?”
Io: “La volta scorsa stabilimmo che possono esserci infinite blockchain, legate a uno o più servizi o prodotti. Ma chi sviluppa una blockchain crea un vero e proprio ecosistema dove i vari nodi devono interagire tra loro, quindi definirà almeno un modello di governance e uno di business. Pensa alle infinite combinazioni. Da un lato ci sono esempi come Ripple, un progetto basato su blockchain ma interamente gestito e governato da un comitato di istituti finanziari. Puoi possedere uno, cento o un miliardo di ripple coin, non hai alcun peso decisionale in quell’ecosistema. Al capo opposto possiamo idealmente mettere le tante DAO che stanno nascendo.”

Amico: “DAO?”
Io: “Decentralized autonomous organizations. Sono progetti che danno molto spazio alla partecipazione orizzontale, cooperativa. Ad esempio Aragon, è un’iniziativa che supporta nella creazione di una DAO e ti fornisce gratuitamente degli strumenti di gestione, ha un manifesto con espliciti richiami alle libertà fondamentali e alle libertà digitali. A sua volta Aragon è gestita come una DAO, c’è un token che si chiama ANT ed ha diritto di voto chi ha almeno 1 ANT.”
Amico: “Ma cosa può costituire l’oggetto di una DAO?”
Io: “Attualmente esistono principalmente DAO per finanza decentralizzata, come ad esempio Uniswap. È un processo che è stato abbastanza naturale: il primo progetto, il bitcoin, nasce con lo scopo di creare una moneta di scambio usando una blockchain, chi più chi meno, tutti quelli che sono venuti dopo hanno riprodotto questo aspetto creando un token (una sorta di titolo micro-azionario digitale), ne è conseguito che i primi servizi nati sono orientati allo scambio di crypto oppure a mettere a disposizione il tuo capitale ricavandone un interesse. Ma è un discorso ancora molto limitato, qualunque servizio può essere decentralizzato: una rete di cooperative di pescatori può costituire una DAO per condividere notizia e informazioni sulla pesca, una fondazione che gestisce premi e borse di studio può servirsi della blockchain per marcare la sua trasparenza. Un network di editoria accademica può essere una DAO dove autori e peer reviewers sono parte attiva, piccoli azionisti, del processo editoriale.”
Amico: “Quindi, una visione, diciamo, militante è quantomeno limitata. Stiamo facendo un discorso politico perché il fenomeno blockchain ha almeno due conseguenze politiche: siamo di fronte a qualcosa che potrebbe modificare, o almeno insinuarsi, nelle regole della partecipazione, dando vita a organizzazioni orizzontali e trans-nazionali. Parimenti, le istituzioni devono interrogarsi sulle conseguenze in positivo e in negativo, e tentare di limitare le seconde. Posso fare, ad esempio, una piattaforma dedicata alla condivisione delle conoscenze, che giri su una blockchain solida e che non dipenda da un provider in particolare. Ma può organizzarsi così anche una rete dedita al crimine.”
Io: “Cheers! Hai fatto centro. Ecco perché questa tecnologia ha ricadute importanti nel bene e nel male, e a mio avviso chi non riesce o non vuole vedere la necessità di approfondire e governare il fenomeno lascia aperte le porte più al male che al bene”
Fonti e link utili
Blockchain e cooperative
https://platform.coop/blog/what-are-blockchain-based-platform-cooperatives/
https://www.dgen.org/blog/decentralisation-at-work-cooperatives-on-blockchain
https://www.uk.coop/blog/blockchain-catalyst-cooperative-economy
Blockchain e borse di studio
https://www.amplifund.com/blog/future-of-grants-blockchain
Blockchain ed editoria accademica
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fbloc.2019.00019/full
https://whatsnewinpublishing.com/can-daos-narrow-the-gap-between-publishers-and-their-audiences/
https://www.outofpocket.health/p/decentralizing-journals-and-peer-review-daos
DAO
https://cointelegraph.com/daos-for-beginners/types-of-daos