Quest’anno un amico che insegna nella scuola primaria mi chiama preoccupato:
“I bambini fanno un corso di coding, si sono appassionati e cercano di seguire un po’ tutte le notizie sull’IT. Ieri mi hanno chiesto: ‘Cosa è la BLOCKCHAIN?’. Aiutami, per favore, io ho le basi per un po’ di coding, ma per il resto uso il pc come un normale utente. Ho provato a leggere qualcosa ma non ho capito nulla!”.
Io: “Mmm... immagino che se ti dico che è un database distribuito, alimentato sfruttando la potenza di calcolo di una rete di client, non ti aiuto molto...”.
Amico: “In realtà, a me hai già detto tanto, perché mi fai venire in mente quel software che installai alcuni anni fa per aiutare il progetto SETI, quello che usava una piccola parte di potenza del mio pc per svolgere dei calcoli e inviare i risultati al loro server”.
Io: “Sì, diciamo che hai fatto un paragone abbastanza calzante”.
Amico: “Ma come lo spiego ai bambini?”.
Io: “Fammici pensare. Lasciamo stare termini come blocco, catena, libro mastro. Proviamo a usare un’immagine che sia più comprensibile ai tuoi giovanissimi studenti. Diciamo che la blockchain è come un treno sopra una ferrovia, un treno con tanti, tanti, tanti vagoni.
Il signor Max progetta la sua ferrovia, mette su i primi binari e i primi vagoni, e poi invita quante più persone possibili a costruire pezzi della ferrovia, aggiungere vagoni e diventare suoi soci.
Nello stesso tempo, Max & Soci iniziano a offrire spazio sui vagoni del treno per trasportare qualsiasi cosa. Ci siamo?”.
Amico: “Direi di sì”.

Io: “Quindi, Tony, Nic e John vanno a parlare con Max:
- Tony vuole trasportare i biglietti per i concerti che vende tramite il suo sito;
- Nic vuole trasportare carte da collezione raffiguranti gattini;
- John vuole trasportare giochi.
Allora Max affitta loro un vagone (token), e tiene un diario (ledger) in cui annota ciascun biglietto, gattino o gioco che viene trasportato nel treno lungo la ferrovia.
In più, fa un’altra cosa: per garantire che i biglietti, i gattini e i giochi che viaggiano siano quelli originali, invia una copia del diario a tutti i suoi soci.
Infine, Max & Soci garantiscono la vendita tramite una loro moneta, in modo da rendere più agevoli e veloci gli acquisti.
Quando il signor Peter comprerà un biglietto per un concerto dallo store di Tony, prima di tutto dovrà convertire dei soldi nella moneta della ferrovia di Max & Soci, quindi invierà quanto dovuto a Tony. Questi metterà il biglietto sul treno in una cassetta chiusa a chiave e manderà la chiave a Peter.
Quando il treno arriverà da Peter lui potrà aprire la cassettina con la sua chiave ed entrare in possesso del suo biglietto.
Questa è la blockchain in modo molto semplificato. Se però pensi al fatto che parliamo di digitale, converrai che non esistono i limiti fisici che ci sono nel costruire realmente una ferrovia”.
Amico: “E questo cosa significa?”.
Io: “Che possono esistere quante blockchain vogliamo, basta una rete di computer. Ce ne sono di generaliste, la più nota è Ethereum, e diciamo (sempre per semplificare) che è fatta di vagoni che possono trasportare qualunque cosa.
Ma ce ne sono anche di specifiche, ad esempio l’idea alla base del progetto VeChain è di fornire una prova di autenticità nella catena produttore-fornitore-utente finale per beni materiali come vestiti o vino, ma contemporaneamente lo stesso progetto è usato per distribuire un oggetto digitale come il Green Pass per la Repubblica di San Marino.
Chiliz, invece, è un progetto dedicato al mondo dello sport e dell’entertainment.
In più, c’è anche ci chi si occupa di far comunicare le diverse ferrovie tra loro come il progetto Pantos. O c’è Chainlink, che si occupa di far comunicare Internet con la blockchain.
Il divertimento è trovare oggetti digitali validi da trasportare nei vagoni del treno: si possono trasportare servizi, dati sociali e commerciali, certificati di autenticità, ma anche opere d’arte oppure idee. Il minimo comun denominatore è nella totale, o quasi, disintermediazione tra chi offre e chi fruisce”.

Amico: “Frena, frena! Stai diventando incomprensibile”.
Io: “Mmm... scusa. Dimmi un po’, fai sempre la tua birra artigianale?”.
Amico: “Certo!”.
Io: “Allora di questo parliamo la prossima volta che vengo da te”.