Labelled - log 03 - E si atteggia anche a scrittore

By Lorf | Biocrapic moments | 27 Oct 2019


Dal 2014 al 2017 ho pubblicato quattro libri.

In principio volevo scrivere una trilogia sull'Islam intitolata: "Metaislam observed".

Invece ho scritto "L'Islam nudo", un libro di ricerca non accademica sull'islam contemporaneo, e "Islam in venti parole", un libro che introduce l'islam a chi di islam non sa nulla.

Poi ho scritto un libro su Giulio Regeni, sull'Egitto di Abd al-Fattah al-Sisi in cui è stato torturato e ucciso, sull'Italia che non ha saputo capire quella storia né tanto meno ha voluto rendere verità e giustizia alla famiglia di quel giovane studioso e a tutti noi.

Infine ho scritto un libro sulla Siria, sulla rivoluzione di una generazione di giovani siriani che avevano sognato un paese nuovo, democratico e libero, sulla distruzione di quel sogno e di quel paese di cui è responsabile in prima persona il dittatore Bashar al-Asad.

***

Ho scritto questi libri perché è capitato così, non perché avessi pianificato di fare lo scrittore.

Il giorno in cui ho messo il punto al libro sulla Siria ho sentito una voce che diceva: "ok, adesso basta".

E dopo aver ascoltato l'eco di quella voce per qualche altro giorno mi sono detto: "Sì, basta".

Era successo, semplicemente, che non avevo più nulla da dire.

O meglio: avevo finito di scrivere tutto ciò che ritenevo fosse necessario conservare in un libro.

Ho ancora molto da dire, forse, ma ciò non significa che sia necessario scriverlo in un libro.

***

Se c'è una cosa che posso dire di conoscere abbastanza bene sono i libri.

E se c'è una cosa che davvero non sopporto sono i libri inutili.

Di libri inutili ce ne sono moltissimi, in effetti.

Questa è un'epoca di libri profondamente inutili.

E' molto facile farne di nuovi, dunque ci sono molti libri nuovi, dei quali il mondo potrebbe fare a meno. 

Non voglio bruciarli, non è quello il punto.

Ma nemmeno voglio contribuire, senza un motivo valido, ad aumentarne il numero.

***

A un certo punto, dopo qualche mese dall'uscita del libro sulla Siria, Roberto Saviano ne ha scritto una recensione su l'Espresso.

Una bella recensione, ne sono stato contento, dopo la quale:

1. il mio editore ha protestato perché mi ero cancellato da facebook

2. un amico editor mi ha detto: è il tuo momento, devi scrivere, mettiti a scrivere, qualsiasi cosa va bene, prendi un agente.

Io ci ho pensato un bel po'.

Ho immaginato di scrivere un libro dal titolo: "Le fiabe islamofobe più belle", cioè uno dei pochi titoli che non rientrano nella definizione di "qualsiasi cosa".

Ma non ero convinto.

Non era un libro necessario, lo avrei scritto *da scrittore*.

Quindi ho lasciato perdere.

***

Il mondo è pieno di persone che vogliono fare gli scrittori.

Sono certo che per molti essere uno scrittore rappresenti un obiettivo estetico.

Che bello posare da scrittore.

Ci sono consorzi di scrittori, riunioni e assemblee di scrittori, sindacati di scrittori.

La maggior parte delle persone che vi partecipa si è autonominata "scrittore". 

Molti hanno pubblicato 2, 5, 20 libri ma ciò, a mio parere, non li rende scrittori.

E' chi ti legge a definirti scrittore, non sei tu a farlo.

***

Gli scrittori, o meglio chi si definisce tale, li compatisco.

Sono dei goffi e imbarazzanti narcisisti che inseguono un sogno datatissimo e ormai tecnicamente irrealizzabile: vivere scrivendo i propri cazzi di cui a nessuno interessa.

Sì, qualcuno ce la fa, ma appunto chi ce la fa è un'eccezione.

Attualmente in Italia questi scrittori sono forse cinque.

Non parlo di quei cinque, parlo degli altri centocinquantamila che si affollano attorno a un mito nato nel dopoguerra e morto quando Facebook e Amazon sono diventati gli editori di miliardi di semianalfabeti.

***

Va bene, apriamo la parentesi sull'attitudine postmoderna ad  autodefinirsi in base al proprio hobby.

Se tu fai il facchino e pubblichi un libro, sei un facchino che ha pubblicato un libro.

Facchino, giornalista, dipendente pubblico o privato, partita iva, procuratore, operaio, avvocato, cassiere, negoziante: la regola vale sempre.

Il problema non è in sé lo scrivere: farlo è in una certa misura normale, talvolta naturale, spesso piacevole, forse auspicabile.

Il problema non è *farlo*, il problema è *perché lo si fa*.

Se non riesci a darti pace nel tuo abito di agente di vendita e pubblichi un libro per *sentirti uno scrittore* allora hai un problema. 

E intasi le tipografie.

***

Dopo i quattro libri molti mi hanno detto: "Be', ormai sei uno scrittore".

O anche: "Dai, non fare finta, sei uno scrittore".

Eccetera.

E invece no, non sono uno scrittore, sono una persona che ha scritto, scrive e scriverà.

I motivi per cui lo faccio sono vari ed eventuali ma lo scopo, certamente, non è quello di "essere uno scrittore".

Chi pensa che io sia uno scrittore *perché ho scritto dei libri* è fuori strada, e forse si deve far analizzare da un professionista.

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