crumbling building

Il bibliotecario francese: cap. XXXV parte prima


Era stata davvero una giornata campale. Trent si sentiva svuotato di energie ed emotivamente a pezzi. Aveva appena rilasciato la sua confessione al signor Lafayette, che l'aveva debitamente registrata nel suo piccolo dispositivo nero.
Dall'indomani in poi sarebbe sgattaiolato ogni mattina fuori dal Centro per correre alla biblioteca, dove il misterioso uomo gli avrebbe dato le lezioni di scacchi necessarie per vincere il torneo. Ogni mattina, emergenze permettendo.
Il compito del bibliotecario all'Arcoiris era infatti finito e non vi si poteva certo trattenere unicamente per impartire lezioni scacchistiche. Podger si sarebbe insospettito se quei due avessero cominciato a trascorrere troppo tempo nello studio del supervisore, che secondo il professore, almeno teoricamente, doveva essere infuriato quasi quanto lui per aver perduto miseramente due partite di fila, per giunta con un giocatore anonimo.
Ora Trent stava per ottenere quanto per anni aveva desiderato, ma sentiva fin troppa vergogna per ritenersi felice. Non poteva non riconoscere che Augustus Lafayette aveva ragione da vendere: Malinka poteva fare di lui quel che voleva, nonostante fosse esattamente quale il misterioso bibliotecario l'aveva descritta, cioè un'oca inetta. Era vero che amava i suoi soldi e la sua posizione nell'alta società ben al di sopra di quanto amasse lui. Sempre che lo amasse. L'amore incondizionato che invece Trent provava per lei ne aveva fatto uno schiavo e lui se ne rendeva conto. Ciononostante, non riusciva a immaginare la sua vita senza di lei. Neanche ora che aveva scoperto quanto la ragazza gli avesse mentito con i suoi falsi titoli di studio. Per Malinka si era comportato in maniera ipocrita e in ultimo aveva anche commesso un turpe illecito contro persone innocenti. Tutte le volte in cui era sgarbato con i colleghi, nascondeva in realtà forti sensi di colpa. E dopo lo stratagemma finale culminato in una falsa accusa contro due ottimi infermieri, splendide persone, un terribile rimorso si era impadronito di lui, ma la schiavitù dei suoi sentimenti per Malinka che lo spingeva a rimanere legato a lei a ogni costo, lo aveva indotto a tacere sulla farsa che aveva ideato. Diceva a se stesso che se avesse potuto scegliere con la ragione e non con il cuore non avrebbe mai amato una donna come quella, ma Adriana. Purtroppo Malinka era per lui come una droga, gli era duro riuscire a liberarsi dal sentimento che provava per lei, anche se ultimamente gli sembrava di capire che il suo attaccamento morboso per la ragazza avesse parecchio a che fare con la condiscendenza eccessiva con cui era stato allevato. E da figlio di papà viziato qual era sempre stato, cresciuto nella bambagia da genitori che non avevano mai saputo dire di no a ogni capriccio suo e dei suoi fratelli sin da piccoli, quando volevano a tutti i costi questo e quel giocattolo, questo e quel trastullo superficiale e inutile, non si era mai veramente posto davanti le conseguenze che sarebbero cadute addosso a Nico, Adriana e alla fine anche ad Alberta a causa delle sue azioni. Non immaginava per davvero in quali condizioni si potessero ritrovare dei detenuti non colpevoli in un carcere di La Floresta, né fino a che punto fosse corrotta la polizia di quel posto. Ora si rendeva conto ancora più consapevolmente del perchè dei rimproveri di suo zio Reginald, il fratello minore di suo padre, che disapprovava quella condiscendenza eccessiva.
-Edward, Sheila, state trasformando i vostri figli in tre marmocchi viziati- li redarguiva le poche volte che avevano occasione di vedersi, vale a dire quando lo zio si trovava a trascorrere qualche breve periodo da loro, lasciando per alcune settimane il Brasile dove svolgeva attività d'impresa.


Si era fatto nel frattempo tardi, era ora di cena, ma non gli andava di tornare al Centro. Troppi pensieri gli turbinavano nella mente e non se la sentiva di incontrare i colleghi. E nemmeno Malinka. Passando davanti all'unica locanda della città, posta a due passi dalla biblioteca, lesse che ospitava una taverna. Vi entrò quasi meccanicamente. Meglio cenare fuori, in solitudine, almeno per una volta, anziché essere costretto dalle convenienze a chiacchierare con i colleghi e con la sua fidanzata come se niente fosse.

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PousinhaDosPous
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languages teacher, translator and writer


XXVIsecolosigloXXVI
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Questo titolo è dovuto al fatto che i miei e-book sono quasi interamente ambientati in un futuro indefinito dove gli scacchi la faranno da padroni/Este título se debe a que casi todos mis e-books transcurren durante un indefinido porvenir, donde los dueños serán los ajedrez.

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