bank of mum and dad

Il bibliotecario francese: cap. XV parte terza


Subito dopo arrivò Robert, che da qualche tempo li aveva cercati.
-Ragazzi, svelti, uscite con me in cortile, presto, prima che Podger esca dal suo studio e vi trovi ancora qui.
Adriana e Nico lo seguirono. Una volta in cortile, l'amico cominciò a dar loro istruzioni.
-Ascoltate, ora non c'è tempo per spiegarvi nulla perché devo iniziare il mio turno, ma aspettate qui Héctor, che ora è libero. Vi accompagnerà alla locanda in centro città. Prendete una stanza, affittatela per un mese, una sola per entrambi e aspettatemi. E se dovessi ritardare a causa di qualche emergenza, ben prima dell'ora di cena ordinate qualcosa da mangiare e portatevela in camera. Fino al mattino successivo non uscite dalla vostra stanza per nessun motivo. Tenetela sempre chiusa a chiave e dopo le diciotto, se dovete proprio parlare, fatelo unicamente a bassa voce. Per il resto, dovrete limitare al massimo qualsiasi rumore. Anzi, è pure meglio se ceniate prestissimo e andiate a nanna poco dopo. Il pranzo invece potete tranquillamente consumarlo nella sala comune, così come la colazione, ma soltanto dopo le sei del mattino. Appena sarò libero dal mio turno, verrò subito da voi.
-Robert, di che stai parlando? Una camera in una locanda per un mese? Perché mai? Ma che posto è, che dovremmo nasconderci in tal maniera? Noi dobbiamo vedere subito Alberta, non andremo da nessuna parte senza sue notizie- protestò Adriana.
-Ascoltatemi, non fate sciocchezze!
-Tornerò al comando a chiedere...
-Sei pazza?- l'interruppe Nico bruscamente. -Non ti rendi conto di quello che ti faranno se torni in quel posto? Se ci troverai quell'agente, Laurentino Suárez, stavolta non te la caverai di certo! A farmi dire dove si trova esattamente Alberta ci vado io invece, mentre tu te ne starai dove Robert ci sta indicando.
-Nico, quei poliziotti ti hanno picchiato, potrebbero ammazzarti stavolta, lascia che...
-Per piacere, vi prego- li interruppe Robert, cercando di fare ragionare i suoi amici. -Fate come vi dico se volete rivedere Alberta libera. Conosco chi può tirarla fuori dai guai, ma dovete fidarvi di me, senza litigare né tantomeno comportarvi in maniera temeraria e avventata. Lo avrete capito anche voi che questa città non è certo il paradiso dell'onestà. Ma vi servirà un posto dove stare per un po' e l'unico è la locanda di Habanita. E ora se non vado a lavorare rischio un ammonimento che potrebbe costarci il nostro incontro. Aspettate qui Héctor, che conosce bene questa città-. Ciò detto, l'infermiere corse via.
Poco dopo il guardiano notturno li raggiunse, ma non prima che ebbero ascoltato parole velatamente beffarde da parte del magazziniere, che era uscito dal seminterrato dopo che Robert li aveva lasciati. Forse anche lui li credeva colpevoli. Adriana e Nico lo ignorarono e si allontanarono con Héctor.
-Non fateci caso- mormorò quest'ultimo. -Franco è uno sciocco. Si era iscritto per ottenere un incarico all'Arcoiris perché in Ecuador non aveva più un tetto sulla testa, dopo essersi indebitato fino al collo per il gioco del bingo e ora crede di avere raggiunto le più alte vette. Tutti conosciamo questa storia.
-Non ha importanza- rispose Adriana. -Héctor, potresti farci un piccolo favore? Puoi indicarci una cabina telefonica per la strada? Dobbiamo chiamare i nostri genitori in Portogallo. Come sai, al di fuori dell'area del Centro non funziona alcuna linea telefonica di nessun cellulare.
-Aspetta, aspetta, che intenzioni hai?- si allarmò Nico.
-Per il bene di Alberta, ci serve il loro aiuto.
Il fratello si spazientì. -Sai benissimo che invece di elargire un aiuto concreto, non appena al corrente di questa storia, vorranno obbligarci a tornare a casa infischiandosene altamente di Alberta. Sembra proprio che tu non li conosca affatto. Lo sai come sono i nostri genitori. Al posto del cuore hanno una carta di credito.
-Nico, non abbiamo altra scelta. Ci servono abbastanza denari per poter pagare il migliore avvocato del paese e loro li hanno.
-Noi abbiamo due copie delle carte di credito.
-Nico, il nostro conto è in comune con i nostri genitori e sono soldi loro! E' giusto che sappiano da noi come li spendiamo, anziché dall'estratto conto.
-Non sono tutti soldi loro, noi abbiamo avuto un lavoro ben pagato prima di venire qui. E l'estratto conto arriva a distanza di un mese.
-E credi che basti quello che abbiamo guadagnato noi in pochi mesi?
-Faremo economie. La moneta di questo paese è svalutata, ce la faremo. E poi loro sanno a che stile di vita siamo abituati, quindi penseranno che ci stiamo togliendo degli sfizi.
-Nico, non possiamo tenere i nostri genitori all'oscuro di tutto. Cosa penseranno quando sapranno dall'estratto conto che dormiamo in una locanda, anziché al Centro dove suppostamente lavoriamo come volontari? Per non parlare dell'onorario di un avvocato? Riterranno senza ombra di dubbio che siamo nei guai con la legge. Mamma è laureata in scienze politiche e conosce le condizioni sociali di questo paese. I nostri genitori non se la berranno, la storiella degli sfizi. E tu dovresti immaginartelo.
-Dobbiamo correre questo rischio, non abbiamo altra scelta. Anzi, possiamo fare di meglio-. Allora, rivolgendosi al guardiano notturno: -Héctor, per favore, puoi portarci in una banca prima di passare alla locanda? Meglio effettuare un prelievo in uno sportello automatico e pagare in contanti.
-Banca? Sportello automatico?- rispose Héctor ridendo. Ragazzi miei, avete scambiato La Floresta per il Paese di Cuccagna? Ad Habanita non ci sono banche. Solo nella capitale. Per non parlare del fatto che in questo posto per due borghesi come voi è estremamente pericoloso girare coi contanti. Verreste rapinati in men che non si dica. Si vede lontano un miglio che non siete cittadini di La Floresta e provenite da un ambiente altolocato.
-Lo vedi?- si disperò sua sorella.
-Ok, saremo costretti a usare le carte, ma se il contatto di Robert riesce a risolvere questa questione in un mese, non avremo di che preoccuparci.
-E se ci vorrà di più?
-Come ho detto, dobbiamo correre il rischio. E poi credi davvero che i nostri genitori sborserebbero volentieri per una persona che considerano una semplice domestica?- sbottò il ragazzo. -Quanto sei ingenua! Ci creeresti un monte di problemi con una sola telefonata. Ci costringerebbero a tornare subito a casa, lascia stare.
-Nico, ci dobbiamo provare- insistette sua sorella.
Héctor intervenne. -Ragazzi, voglio darvi un consiglio da amico. Fate soltanto quello che vi ha detto Robert. Per ora nessun'altra iniziativa. Di un avvocato non ci sarà bisogno, per cui non fasciatevi la testa per l'estratto conto delle vostre carte. Credetemi, alla vostra amica non servirà a nulla neppure il miglior legale del pianeta. Sono latinoamericano e in paesi come questo qui, in cui la corruzione è alla massima potenza, servono ben altri mezzi. Abbiamo il contatto giusto che farà al caso vostro. Potrà farcela abbastanza velocemente a dipanare la matassa.
Adriana non volle ascoltare né lui né Nico.
-D'accordo Héctor, ma per noi quel contatto è un perfetto sconosciuto. Preferisco parlare prima con la mia famiglia.
-Visto che proprio insisti- sospirò suo fratello, -lascia allora a me il compito di telefonare.
Nico sperava che la sua versione dei fatti, unita a un atteggiamento diverso da quello di sua sorella, avrebbe contenuto i danni. Adriana non si sarebbe data pace fino a quando non avessero fatto quella telefonata, la conosceva fin troppo bene. Riconosceva che per certi versi sua sorella aveva ragione e a vicenda conclusa sarebbero stati costretti a dare penose spiegazioni alla loro famiglia, che avrebbe reagito negativamente. Ma in quel frangente, almeno per il momento, si rendeva conto della necessità di tacere, correre rischi e sperare che non venissero scoperti finchè Alberta non fosse stata rimessa in libertà.
-A volte sei sommamente testarda. Spero proprio che questo tuo atteggiamento non ci procuri ulteriori guai.

 

 

ps: image edited by me, as 100% copyright free

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PousinhaDosPous
PousinhaDosPous

languages and music teacher, scholar psychologist, translator and writer


XXVIsecolosigloXXVI+XXXsecolosigloXXX
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Questo titolo è dovuto al fatto che i miei e-book sono quasi interamente ambientati in un futuro indefinito dove gli scacchi e la distopia la faranno da padroni/Este título se debe a que casi todos mis e-books transcurren durante un indefinido porvenir, donde los dueños serán los ajedrez y la distopía.

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