Nico corse via, mentre Adriana si dirigeva allo spogliatoio femminile. Ricordò la grande macchia di caffè sul camice del fratello, anche se non capiva quale fosse il nesso con l'accaduto. Nico aveva parlato di indizi e di sicuro si riferiva proprio a quella macchia. Non ebbe però il tempo di formulare un pensiero logico, perché in fondo al corridoio vide Trent. Il giovane non si era accorto della sua presenza, sembrava sovrappensiero. Volle raggiungerlo per spiegargli sia pure oramai non sapendo bene cosa e come. Di sicuro anche l'uomo che amava oramai pensava, tale e quale a Podger, che lei e Nico fossero due insensati riscattati da un oscuro destino dall'operatrice socio-sanitaria Alberta, per la quale entrambi sentivano un profondo dolore nel cuore.
-Trent, ti devo spiegare... -cominciò, quando gli fu vicino.
Lui sembrò scuotersi da un torpore. -Sarà meglio che tu e tuo fratello ve ne andiate da qui il più in fretta possibile. Il professor Podger non vi vuole più in questo posto e quando uscirà dal suo studio non vorrà trovarvici.
Trent sembrò avere fretta di andarsene, di allontanarsi da lei.
-Trent, né io né Nico né Alberta siamo responsabili dell'accaduto, devi credermi, qualcun altro ha avuto accesso... - cominciò Adriana a spiegare, ma lui non le diede il tempo di continuare.
-L'accaduto?- esclamò, come scandalizzato. -Come puoi minimizzare il disastro che tu e tuo fratello avete combinato? E' morto un paziente per la vostra leggerezza, ma sembra che non vi rendiate conto della gravità del fatto. Secondo il direttore, Alberta si è inventata quella storia solo per togliervi le castagne dal fuoco. E se ora vuoi scusarmi, ho del lavoro serio da sbrigare.
Quindi si allontanò, lasciandola in preda all'angoscia e alla disperazione. L'uomo che amava non soltanto non era disposto ad ascoltare la benché minima spiegazione e men che meno a crederle, ma l'aveva trattata come una criminale. Adriana cominciò a pensare che forse Trent non l'aveva mai amata seriamente, ma allora perché soltanto il giorno prima le aveva chiesto un appuntamento romantico? Forse che Alberta e suo fratello avevano veramente ragione su di lui?
Si diresse allo spogliatoio femminile, mentre copiose lacrime cominciarono a scorrerle sul viso senza che riuscisse a fermarle. Nel frattempo Nico era tornato dalla lavanderia e la vide in tale stato. Ed essendosi reso conto della presenza di Trent, che stava già svoltando l'angolo per raggiungere il corridoio in cui si trovava suo studio, montò in collera. Sua sorella poco prima si era mostrata forte davanti a Podger, nonostante le accuse ingiuste a loro mosse e la notizia della detenzione di Alberta ricevuta a bruciapelo. Se ora stava piangendo tanto dolorosamente, la causa di tanta afflizione non poteva essere altri che quel bellimbusto. Non contento del danno che aveva fatto a entrambi e indirettamente anche alla loro amica, di sicuro aveva appena sbattuto in faccia alla ragazza parole intrise di veleno. Nico era sempre stato un ragazzo saggio e accorto sin dall'infanzia, mai un attaccabrighe. Le sole volte in cui si era trovato coinvolto in situazioni equivoche avevano avuto unicamente il nobile scopo di difendere i più deboli da ingiusti soprusi. Come quella volta in cui all'ultimo anno delle elementari si era battuto con un ragazzo grosso il doppio di lui, il bullo della scuola, che per motivi futili picchiava anche le ragazze. Quel giorno il teppistello non aveva mandato giù l'insufficienza che aveva preso nella ricerca scolastica di scienze, dello stesso argomento di quella di Fanny, la magra ragazzina occhialuta prima della classe. Come al solito la bambina aveva preso il massimo dei voti. Il bullo voleva dargliene un sacco e Nico, pur di difenderla, si era messo in mezzo. Il ragazzino aveva rischiato di farsi male seriamente, non fosse stato per il bidello che si era accorto per tempo di quanto stava succedendo nel cortile della scuola. Nico era tornato a casa con qualche patacca nei pantaloni e nella camicia, ecchimosi e graffi sulle braccia e sul viso, però da eroe. Tata Alberta in quell'occasione non lo aveva rimproverato, anzi lo aveva ammirato per il suo coraggio. Mentre i genitori, i coniugi Mascarenhas, scandalizzati a causa della supposta incuria degli insegnanti e della direzione, avevano denunciato l'istituzione scolastica. Adriana allora avrebbe tanto voluto essere coraggiosa come Nico, ma era la più bassa e minuta della scuola e finiva sempre con l'essere protetta e difesa dal gemello, a causa dei bulli che li prendevano entrambi di mira per la piccola statura. Comunque, al di fuori dell'abnegante difesa dei più deboli dalle ingiustizie, Nico si era sempre guardato dal mettersi nei guai. Se il bersaglio dei più prepotenti era lui anziché un compagno o una compagna o sua sorella, poco o nulla gli importava. Era sempre stato un ragazzo intelligente e lungimirante e non era neppure propenso a scoprire le sue carte in anticipo. E in quell'occasione si era ripromesso di non far capire né a Trent né a Malinka che sapeva quello che avevano fatto. In caso contrario si sarebbero potuti allertare nascondendo con maggiore astuzia qualsiasi prova del loro operato e cancellato la seppur minima e debole traccia degli illeciti commessi. Ma per la seconda volta nello stesso frangente, avendo visto sua sorella tanto amareggiata, non riuscì a trattenersi. Aspettò giusto il tempo di vederla entrare nello spogliatoio infermieristico, e raggiunto Trent, lo affrontò.
-So cos'hai fatto, ignobile farabutto!- lo apostrofò.
-Nico?-. Il supervisore si mostrò sbalordito e indignato. -Sei impazzito?-
-Può darsi che io in questo momento non mostri la migliore presenza di spirito, ma tu sei uno sciagurato, miserabile! Non contento del male fatto a una persona di cui non meriti un solo sguardo, ti permetti ancora di buttare benzina sul fuoco!
-Ritira subito quello che hai detto e non farmi perdere altro tempo. Ho un lavoro da mandare avanti, a differenza di te-. Cercò di allontanarsi, ma Nico lo afferrò per il camice. -Lascia in pace mia sorella e non rivolgerti mai più a lei se non in maniera educata e rispettosa.
-Lasciare in pace tua sorella?-. Trent accennò a un mezzo sorriso che avrebbe voluto sembrare ironico, ma di fatto gli morì sulle labbra, lasciando il posto a un'espressione che una persona più obiettiva di quanto non fosse Nico in quel momento avrebbe giudicato di crescente malessere. Tuttavia, nel cercare di darsi un contegno, il medico aggiunse: -E' lei che da quando ha messo piede in questo posto non ha fatto altro che corrermi dietro, dovresti saperlo, visto che sei suo fratello.
-Sei un infame!-. Nico prese a strattonarlo in preda alla collera, incurante del fatto che Trent fosse alto il doppio di lui e decisamente molto più forte. Voleva proteggere la sorella a tutti i costi, fare qualcosa per tenere quell'uomo lontano da lei. Ma contrariamente a quanto si sarebbe potuto pensare, Trent non intendeva affatto reagire picchiando Nico. Nè quest'ultimo desiderava certamente una rissa, l'infermiere esigeva più che altro che il medico promettesse di tenersi il più lontano possibile da sua sorella e di portarle rispetto, anche se in futuro era improbabile che si sarebbero rivisti. La situazione si era comunque fatta incresciosa e non certo degna di professionisti diligenti. E Nico, data la reputazione che Podger si era premurato di procurargli, avrebbe rischiato ulteriori guai, se uno degli svariati colleghi che lo ritenevano un incosciente, addirittura un delinquente, li avessero sospresi. Fortunatamente, in quel momento in quel corridoio non stava passando, non fosse per lui e il medico internista. Trent cominciò a spintonare il ragazzo svogliatamente, con l'unico scopo di liberarsi dalla presa.
Quando Adriana tornò dallo spogliatoio rimase sbalordita innanzi allo spettacolo che le si stava presentando davanti.
-Smettetela! Basta! Sembrate due ragazzini delle elementari-. Prese suo fratello per un braccio, cercando di trascinarlo via. Trent, libero dalla presa, si allontanò dai due più in fretta che potè.
Il bibliotecario francese: cap. XV parte seconda
By PousinhaDosPous | XXVIsecolosigloXXVI+XXXsecolosigloXXX | 28 Jan 2021
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Questo titolo è dovuto al fatto che i miei e-book sono quasi interamente ambientati in un futuro indefinito dove gli scacchi e la distopia la faranno da padroni/Este título se debe a que casi todos mis e-books transcurren durante un indefinido porvenir, donde los dueños serán los ajedrez y la distopía.
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