Le chiavi, giusto, si ricordò Nico. Ci aveva pensato fino a quando lui e sua sorella erano entrati nello studio dell'arrogante professor Podger, dopodiché se ne era per poco dimenticato a causa dei rimbrotti di quest'ultimo. Rimaneva il mistero di come Trent avesse potuto aprire i loro armadietti senza le chiavi, quando d'improvviso ebbe un guizzo di memoria. Durante il ricovero per la malattia non aveva più toccato il suo camice, ma ora ricordava che quando era in cella, in un momento di nervosismo, aveva cacciato la mano nella tasca dove doveva esserci la chiave del suo armadietto e non l'aveva trovata. Non aveva avuto neppure il tempo di allarmarsene perché nel frattempo era stato prelevato per l'interrogatorio. Si fermò un attimo a pensare. La macchia di caffè sul suo camice. Un piccolo e debole indizio che con un grande sforzo e un ottimo avvocato avrebbe potuto salvare Alberta da una sicura condanna e restituire a lui e a sua sorella la buona reputazione perduta.
-Adriana, devo prendere il mio camice immediatamente, tu cerca il tuo e controlla se c'è la chiave in tasca. Spero solo non abbiano portato il mio in lavanderia mentre eravamo ricoverati, visto che non ero in condizioni di andare a conservarlo nel guardaroba- disse il ragazzo concitatamente.
-Nico?-. La sorella lo guardò con fare interrogativo. Fino a quando il professor Podger non le aveva menzionate, neppure lei s'era ricordata delle chiavi dei loro armadietti, ove le loro scorte di medicinali, il loro denaro e le due catenine d'oro erano depositati. La ragazza non indossava il suo camice da poco prima del mancato appuntamento con Trent. Era ancora appeso nell'armadio dello spogliatoio femminile. Adriana, inoltre, doveva ancora digerire la notizia che il tenente Rios era stato ucciso da una dose spropositata di aspirina, prelevata chissà come dalla sua scorta e da quella di suo fratello. Per questo erano stati ritenuti colpevoli e sapendo che non sarebbero riusciti a dimostrare in alcun modo la loro estraneità ai fatti, Alberta, pur di salvarli, si era autoaccusata come solo avrebbe fatto una madre o un padre abnegante. La loro tata era una donna intelligente: aveva di certo capito subito che sarebbe stato impossibile reperire prove a loro favore e li aveva salvati da un destino crudele sacrificandosi per loro. Come aiutarla ora? Se lo chiedevano entrambi, ma Nico sembrava aver trovato la risposta in un camice malconcio. Il ragazzo si diresse verso il reparto dove era stato ricoverato fino a poco prima. Quando lo avevano aiutato a spogliarsi avevano appeso il suo camice all'unica sedia presente nella stanza. La sedia ora era vuota. Adriana, che aveva seguito il fratello, si stava chiedendo come la persona che aveva somministrato le aspirine allo sfortunato tenente avesse aperto il suo armadietto personale e quello di Nico. Non erano stati scassinati, ma aperti con le loro chiavi. Aveva intuito anche lei, oramai, che Malinka doveva essere la responsabile della morte del paziente, anche se il pensiero di una qualunque partecipazione da parte Trent, fosse anche solo per coprire la vera colpevole, neppure la sfiorava. Ma come avrebbe fatto l'haitiana ad aprire i loro armadietti per fare ricadere la colpa su di loro, liberandosi da ogni responsabilità? Nessuno dei due fratelli si sarebbe mai azzardato a darle in mano la chiave personale e quindi avrebbe solo potuto scassinarli, cosa che non era avvenuta.
-In lavanderia, devo correre in lavanderia, anche se temo abbiano già lavato via ogni indizio che potrebbe scagionare Alberta e restituire a noi la rispettabilità.
-Nico... -
-Ricordi la macchia di caffè sul mio camice quando ci hanno arrestati? Tu quel giorno non stavi indossando il tuo.
-Lo avevo lasciato nello spogliatoio.
-Vai, controlla se c'è dentro la chiave, anche se temo di no, mentre io corro in lavanderia sperando non sia troppo tardi.
-Troppo tardi per che cosa?
-Non ho tempo di spiegartelo, fai come ti dico, poi raccogli le tue cose e usciamo di qua alla svelta.
Il bibliotecario francese: cap. XV parte prima
By PousinhaDosPous | XXVIsecolosigloXXVI+XXXsecolosigloXXX | 27 Jan 2021
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Questo titolo è dovuto al fatto che i miei e-book sono quasi interamente ambientati in un futuro indefinito dove gli scacchi e la distopia la faranno da padroni/Este título se debe a que casi todos mis e-books transcurren durante un indefinido porvenir, donde los dueños serán los ajedrez y la distopía.
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