Man mano che il tempo passava, sempre più spesso Trent trovava più che naturale affibbiare ad Adriana la responsabilità dei disguidi cagionati da Malinka. Dopotutto l'infermiera portoghese aveva una laurea quinquennale anziché triennale, secondo il nuovo modello europeo, e un po' di esperienza lavorativa, quindi secondo lui avrebbe dovuto vigilare costantemente sull'operato di quella volenterosa giovinetta. Anche nel caso del pieno dei ricoveri, in cui per forza di cose le due infermiere si trovavano in stanze diverse con pazienti diversi.
Ad Alberta il medico internista californiano non piaceva affatto. Sembrava essere l'unica ad accorgersi delle sfaccettature del suo carattere, perché gli altri colleghi sembravano non notare nulla di anormale. O forse facevano finta di nulla. E Adriana, sinceramente innamorata e fiduciosa, non riusciva a vedere o forse si rifiutava di credere a quel che per Alberta, molto più matura per età ed esperienza, era evidente. E poiché la donna percepiva l'avvicinarsi di oscure nubi all'orizzonte, tentò perfino di convincere la ragazza a tornare in Portogallo. Il periodo di permanenza di ogni volontario era relativamente libero da vincoli, in virtù di una clausola dello statuto della fondazione che aveva dato vita al Centro Arcoiris. Ai sensi della normativa, chiunque, medico o infermiere o altro operatore, una volta completate tre settimane di permanenza avrebbe potuto tornarsene a casa, anche avendo firmato un contratto di reclutamento che prevedeva tempi più lunghi. Adriana vi si trovava già da un mese e avrebbe dovuto rimanervi per altri due. La popolazione del luogo era molto bisognosa e lei non voleva andarsene.
Però Alberta insisteva. L'incompetenza di Malinka e l'atteggiamento di Trent non lasciavano presagire nulla di buono. Se la donna non aveva fatto rapporto della situazione al direttore fu soltanto perché i molti anni di esperienza e di vita le avevano insegnato che sarebbe stato del tutto inutile. Il professor Podger e il supervisore sembravano molto legati. A chi avrebbe creduto il direttore sanitario? A una semplice operatrice socio-sanitaria o al suo amico, un brillante e competente medico internista?
Ma Adriana non voleva proprio saperne di tornare in Portogallo. Era sicura che la preoccupazione di Alberta non avesse alcun fondamento. Ed era vero, verissimo che aveva a cuore la popolazione di Habanita, ma voleva restare anche per Trent. Oltretutto da lì a poco sarebbe arrivato al Centro anche Nico, suo fratello gemello, anche lui infermiere. Desiderava presentargli Trent, possibilmente già come l'uomo che, ne era quasi sicura, avrebbe un giorno sposato. Adriana era speranzosa, era sicura di avere trovato, insieme a una occupazione che le permetteva di aiutare gli altri, anche l'uomo della sua vita.