(frammento da “Il Gioco dei Finti Dei” – Capitolo Zero)
Tutto sembrava vinto.
Le guerre erano cessate.
Le città si erano svuotate del rumore e si erano riempite di verde.
Le televisioni mostravano volti sereni, parlavano di “nuova armonia”, di “diritti universali riconosciuti”, di “liberazione dalla povertà”.
Nessuno si accorse che la libertà era diventata una forma geometrica perfetta.
Rotonda, liscia, priva di spigoli.
I popoli risvegliati avevano firmato la Carta della Nuova Umanità.
C’era scritto:
“Ogni essere è libero, purché la sua libertà non contrasti con l’Armonia Globale.”
Nessuno s’accorse della trappola.
Perché la parola “Armonia” brillava.
E il “Globale” suonava pulito.
L’energia era diventata magnetica. Libera. Ma chi la distribuiva?
Le torri nere erano alte e invisibili.
Sembravano alberi. Erano macchine.
Il sole non scottava più. I cieli erano costanti.
Non pioveva mai a caso.
La pioggia era un algoritmo.
Le nuove città si chiamavano Eukairia, Armonion, Nu-Lux.
Il denaro era sparito.
Si usava una moneta energetica distribuita in base al “comportamento solidale”.
Non c’erano più carceri.
Ma esistevano centri di riconnessione.
Dove chi dubitava veniva “riequilibrato” in ambienti sonori, immersivi, dove parole antiche venivano ripetute finché ogni dubbio svaniva.
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Ma in mezzo a tutto questo,
c’era uno che ricordava.
Ricordava i morti veri.
Ricordava i roghi silenziosi sotto i vaccini obbligatori del 2027.
Ricordava l’“ultima guerra” mai dichiarata nel 2032, durata 93 ore.
Ricordava la protesta planetaria dei risvegliati,
— e la loro gioia, quando “vinsero”.
Ma lui vide oltre.
Vide che quella vittoria era stata costruita da loro.
Le parole che usavano gli risvegliati…
Erano state scritte sette anni prima in una sala bianca, nel deserto di Negev.
Dai veri padroni.
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Ora era solo.
E stava scrivendo.
Non per cambiare il mondo.
Ma per piantare un seme in chi verrà dopo, quando anche questa pace sarà insopportabile.
Quando anche la felicità diventerà una divisa.?