Ormai sono presenti ovunque articoli che trattano l’argomento, sia su internet sia sulla stampa cartacea. Nell’era digitale in cui stiamo vivendo, la nostra società, definita anche “società in rete” da Manuel Castells nel suo libro “Comunicazione e potere”, ha modificato sempre di più il suo modo di vivere e di percepire il mondo esterno: nella comunicazione, nell’informazione, nell’ambito dell’informatica e dell’elaborazione di nuove tecnologie e, in particolare, nell’educazione, l’Intelligenza Artificiale (IA) si è inserita improvvisamente ed ha assunto un ruolo sempre più preponderante. C’è poco di cui discutere, è ormai un tema sulla bocca di tutti.
I più piccoli non fanno eccezione in questo contesto: è una tecnologia emergente, che oltre ad essere utilizzata nei più disparati ambiti della nostra vita, sta prendendo piede anche nei contesti educativi. Utilizzare il linguaggio, ovvero il principale mezzo che ci differenzia da qualsiasi altro essere vivente del nostro pianeta, per elaborare storie, è stato uno dei principali obiettivi per cui ci si è serviti di esso, fin dai tempi più antichi: parlare del passato alla generazione dei propri figli, per esempio raccontando storie dei propri avi e parenti ormai passati a miglior vita, oppure, banalmente, raccontare cosa si è fatto ieri, sono state le prime competenze linguistiche che l’essere umano ha appreso nel corso della sua evoluzione, e che sono state necessarie per plasmare la civiltà in cui ci troviamo oggigiorno.
Da bambini, la capacità di raccontare storie è una delle ultime che si apprende (è chiaro che da bambini prima impariamo a pronunciare le parole “mamma” e “papà”, e solo dopo qualche tempo si è capaci di parlare al passato, magari raccontando cosa si è fatto a scuola o all’asilo), ma l’abilità dell’ascolto è forse tra le prime in cui i bambini possono eccellere fin da subito: addirittura, secondo vari studi, prima della nascita i bambini ci ascoltano e il riconoscimento della voce materna avviene intorno ai primi 3 mesi di vita; inoltre, fino ai primi 2 anni di vita il vocabolario dei bambini si espande progressivamente, e con esso, anche la competenza uditiva si affina sempre di più, fino ad arrivare al completo padroneggiamento della lingua da parte del bambino.
È proprio a questo proposito che mi è sorta una domanda negli scorsi giorni: in un contesto come quello in cui viviamo ora, in cui siamo pervasi dalla presenza di strumenti digitali che ci assistono in quasi tutte le attività quotidiane, e in cui la fretta e la rapidità della nostra società sono all’ordine del giorno, cosa può fare l’IA per i bambini? Da alcune ricerche ho notato come recentemente sia stato elaborato un insieme di sistemi, piattaforme, siti e applicazioni che possono aiutare i genitori a non dover sempre ricorrere alle stesse storie prima di dare la buonanotte ai propri figli: sebbene questi ultimi amino riascoltare anche più di 10 volte Pinocchio, la storia di Cenerentola o quella di Biancaneve e i sette nani, alcuni programmatori informatici hanno ritenuto necessario integrare nell’IA la competenza narrativa, ossia la capacità di raccontare storie, che sembrava essere una capacità strettamente umana.
Il primo sistema che ho interrogato è stato, ovviamente, il famoso Chat GPT (ormai tutti ce l’abbiamo salvato tra i preferiti, ammettiamolo!), il quale funziona per mezzo di un comando, una richiesta o con una domanda avente i sufficienti dettagli per permettere al sistema di soddisfare quanto richiesto. Una sera gli ho scritto questa frase: “Inventa una storia di 5 frasi su Sharky, uno squaletto supereroe che si lava i dentini. Ogni frase deve essere il punto di un elenco puntato.” Come sappiamo, ogni storia per bambini deve avere una morale, deve trasmettere dei valori che possano inserirsi nella mente del bambino e modificare le sue credenze o aggiungerne di nuove. Potremmo dire che ci aspettiamo, in seguito a questa richiesta, una storia che intende insegnare l’importanza di lavarsi i denti, e stimolare, o quasi invogliare, il bambino a farlo. Il risultato è il seguente:
- Sharky, un piccolo squaletto con un mantello blu, protegge l'oceano dai rifiuti e dalle creature malvagie.
- Ogni sera, prima di andare a dormire nella sua grotta sottomarina, Sharky prende il suo spazzolino speciale, fatto di alghe, e si lava i dentini affilati.
- Grazie al suo dentifricio magico al gusto di pesce, i denti di Sharky diventano forti e luminosi, pronti per masticare qualsiasi avversario.
- Un giorno, mentre si lava i dentini, Sharky scopre un messaggio segreto nascosto nelle bolle del dentifricio, che lo avvisa di un pericolo imminente.
- Con i denti puliti e brillanti, Sharky parte per una nuova avventura, pronto a salvare l'oceano ancora una volta.
Adesso vogliamo il seguito della storia, grazie.
Ho fatto la stessa richiesta ma senza elenco puntato, in modo da avere una storia lineare, e in questo caso cambia qualcosa:
Sharky, uno squaletto supereroe con un mantello rosso, si preparava ogni mattina per una nuova avventura. Prima di uscire, però, non dimenticava mai di lavarsi i dentini con il suo spazzolino fatto di corallo. Mentre si spazzolava, il suo dentifricio al gusto di calamaro faceva brillare i suoi denti aguzzi come stelle marine. Con i denti puliti e il sorriso smagliante, Sharky si sentiva più forte e sicuro di sé, pronto a proteggere l’oceano. Quel giorno, grazie al suo sorriso splendente, riuscì a convincere un gruppo di pesci spaventati a unirsi a lui per sconfiggere un polpo malvagio.
Come dopotutto in quello dell’elenco puntato, il linguaggio è semplice e altamente comprensibile per un bambino. Si potrebbe piuttosto muovere una critica nei confronti del valore e della morale che queste storie vorrebbero trasmetterci: approfondirò in seguito questo concetto.
Tra tutti i risultati della mia ricerca, quello che mi ha incuriosito di più è sicuramente quello di Wendy Story Teller. Si tratta di un’applicazione chatbot di nome Wendy che permette appunto di raccontare storie. Si basa su GPT 3.5 ed è una startup italiana fondata da Luciano Ballerano, il quale qualche mese fa è stato intervistato da “Il Sole 24 Ore”, un importante giornale italiano (link dell’intervista: https://www.infodata.ilsole24ore.com/2024/03/30/wendy-storyteller-ecco-come-funziona-il-chatbot-che-racconta-storie-per-i-bambini/). Wendy Story Teller è disponibile in 8 lingue, permette di personalizzare alcuni dettagli della storia che si vuole creare, per esempio età o interessi dei bambini (per esempio, in quale personaggio vorrebbe identificarsi), ma anche dettagli che riguardano la storia stessa, come l’ambientazione, il genere (fiaba, avventura, mistero, fantascienza…), la morale e i valori da insegnare, la quantità dei personaggi da inserire e quali (per esempio mago, gatto, strega…). Nelle versioni a pagamento saranno disponibili anche audio e immagini se si vuole rendere la storia ancora più personalizzata e credibile. Credo, però, che una delle innovazioni migliori in questo caso sia la possibilità di far clonare la propria voce all’applicazione, in modo che la storia possa essere riprodotta con la voce del genitore!
Al giorno d’oggi persino Alexa di Amazon ha integrato un insieme di funzioni dedicate ai bambini, come quella della filastrocca della buonanotte, ma ancora manca questa innovazione della clonazione vocale. L’idea comunque, nel caso di tutti questi strumenti, è quella di sfruttare l'interfaccia vocale per creare un ambiente a misura di bambino (3-12 anni): viene creato di fatto un mondo da un lato sicuro con funzionalità che limitano l'operatività dei più piccoli dando ai genitori più controllo, dall’altro con contenuti degni d'interesse per ogni fascia d'età. La tecnologia infatti, se utilizzata correttamente, può svolgere un ruolo positivo nella vita quotidiana delle famiglie, che desiderano, anzi devono, essere sempre più presenti nel percorso di scoperta digitale dei loro figli.
C’è, infine, un caso curioso (https://ew.com/books/2018/04/17/artificial-intelligence-brothers-grimm-fairy-tales/) in cui si parla di un'intelligenza artificiale che è stata utilizzata per creare nuove fiabe ispirate ai racconti dei Fratelli Grimm. In questa circostanza, l'AI ha analizzato storie classiche e generato nuove trame, con risultati spesso bizzarri e inquietanti, ma con un fascino unico. Il progetto esplora come le tecnologie avanzate possano reinventare la narrativa tradizionale, mescolando creatività umana e algoritmica.
Insomma, si tratta certamente di grandi progressi nel campo della tecnologia, fomentati dalle grandi aziende che, nel panorama del consumismo, cercano di renderci la vita sempre più tecnologica e semplificata. L’utilizzo dell’AI al fianco dei più piccoli è un’attività che sicuramente permette di avvicinarli alla tecnologia, della quale si serviranno una volta adulti: stimola la creatività e l’immaginazione, attraverso l’esperienza coinvolgente della creazione di storie e fiabe personalizzabili; i contenuti sarebbero diversificati, infatti gli algoritmi dell’AI permetterebbero l’accesso a infinite storie ispirate a culture e tradizioni diverse, ampliando la conoscenza e la comprensione del mondo per il bambino. Per quanto riguarda i risvolti sull’educazione, determinati valori e concetti che si vogliono insegnare tramite queste storie verrebbero appresi attraverso una didattica più dinamica, accessibile e, probabilmente, divertente. D’altra parte, però, esistono degli aspetti su cui sarebbe necessario fare ulteriori riflessioni: l’AI non possiede empatia, ovvero la cosiddetta “capacità di mettersi nei panni degli altri”, e allo stesso tempo non può provare emozioni o sentimenti, quindi questo comporterebbe la perdita dell’interazione umana, rischiando di ostacolare lo sviluppo emotivo e relazionale del bambino. Inoltre, il rischio di dipendenza potrebbe essere dietro l’angolo, dal momento che l’eccessivo utilizzo di queste piattaforme potrebbe impedire innanzitutto il sonno, ma anche che si passi molto tempo davanti allo schermo. In conclusione, l’AI in questo contesto potrebbe avere un certo impatto sullo sviluppo cognitivo del bambino, incoraggiando un apprendimento passivo e limitando così lo sviluppo delle loro capacità cognitive e di pensiero critico.
L'uso dell’IA per raccontare storie ai bambini può offrire nuove opportunità educative e creative, ma è essenziale bilanciarne l'utilizzo con interazioni umane e attività non digitali per garantire uno sviluppo sano ed equilibrato.
E voi cosa ne pensate? Credete che queste nuove innovazioni tecnologiche possano aiutarci nel difficile compito di fare i genitori e, in particolare, intrattenere i più piccoli? L’IA può sostituire le storie con cui tutti siamo cresciuti finora, oppure sarebbe meglio tornare a leggere i classici libri per bambini prima di dormire?
Leggi l'articolo in inglese: https://www.publish0x.com/artificial-intelligence-by-simos-blog/children-and-artificial-intelligence-what-if-we-used-it-to-t-xnkponz