
ABSTRACT
Il presente articolo ha l’obiettivo di approfondire il fenomeno dell’Hikikomori, termine giapponese derivato dal verbo “hiku” (tirare indietro) e “komoru” (ritirarsi) usato per definire una sindrome ampiamente diffusa nei giovani, caratterizzata da un volontario ritiro sociale dal mondo esterno. L’elaborato si aprirà con la descrizione e classificazione del fenomeno, illustrando le sue principali caratteristiche; si procederà descrivendo le sue possibili cause e le diagnosi differenziali cui è necessario prestare particolare attenzione. Verranno poi portati, a titolo di esempio, dei casi clinici di giovani affetti da tale fenomeno, per poi spiegare la terapia adottata in grado di aiutare chi ne soffre e offrire dei consigli su come approcciarsi a questi giovani. L’articolo si concluderà offrendo una panoramica della diffusione di questo fenomeno in Italia.
1. DEFINIZIONE
Il termine giapponese “Hikikomori” viene utilizzato per descrivere quel fenomeno psichiatrico che colpisce la popolazione, soprattutto maschile, sotto i 30 anni di età: non si tratta, infatti, né di un disturbo mentale né di una malattia. Il Presidente e fondatore dell’Associazione Hikikomori Italia, Marco Crepaldi, definisce l’Hikikomori come “una pulsione all’isolamento sociale che si innesca come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale”. Pertanto, il Ministero della Salute Giapponese ha definito la seguente sintomatologia che caratterizza questa condizione psico-sociale:
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lo stile di vita della persona si concentra all’interno delle mura domestiche, senza accedere al mondo esterno;
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la persona non mostra alcun tipo di interesse nei confronti delle attività esterne, comprese quelle utili per la sua vita quali frequentare la scuola e avere un lavoro;
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il ritiro sociale ha una durata superiore ai sei mesi continuativi;
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il soggetto perde tutte le relazioni esterne con amici e colleghi di lavoro instaurate prima della
comparsa del fenomeno ed evita qualsiasi tipo di relazione e comunicazione diretta con altre persone;
- La diagnosi di Hikikomori si esclude nel momento in cui la causa del ritiro sociale è dovuta a un disturbo psichiatrico di maggior entità, schizofrenia o ritardo mentale.
Oltre all’isolamento sociale, gli Hikikomori presentano depressione, comportamenti ossessivi- compulsivi (quali la paura di essere sporchi e manie di persecuzione), ritmo circadiano sonno- veglia invertito e aggressività manifesta.
La vita degli Hikikomori si svolge soltanto all’interno della propria abitazione o, in casi molto gravi, confinata nella propria stanza da letto: le uniche interazioni con il mondo esterno avvengono mediante i social networks e i videogiochi. È stato osservato che solo il 10% degli Hikikomori naviga in Internet: la restante parte girovaga nella propria stanza o ozia tutto il giorno. Gli Hikikomori applicano il loro ritiro sociale anche nei confronti del proprio nucleo familiare: gli unici momenti in cui intrattengono interazioni sociali con i familiari sono quando, al momento dei pasti, aprono la porta della propria stanza per recuperare il piatto con il cibo. A causa di questo ritiro sociale, il giovane perde gradualmente le sue competenze sociali, i riferimenti comportamentali e le abilità comunicative utilizzate per poter interagire col mondo esterno. Tuttavia, non tutti gli Hikikomori vivono un completo ritiro sociale: coloro che soffrono meno il contatto con le altre persone, escono di casa una volta al giorno o alla settimana per comprarsi il cibo da asporto.
1.1 LE TRE FASI DELL'HIKIKOMORI
Da sottolineare è la gradualità del processo con cui avviene il ritiro sociale: molti giovani hanno difficoltà ad immaginare se stessi da adulti o hanno l’impressione che non stanno crescendo, e questo può provocare in loro emozioni di infelicità e paura, con la conseguente perdita di amicizie, sicurezza e fiducia in se stessi.
A tal proposito, Marco Crepaldi suddivide il fenomeno dell’Hikikomori in tre stadi:
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il giovane inizia a sentire, senza elaborarla consciamente, la pulsione all’isolamento sociale, provando malessere nel momento in cui si relaziona con altre persone e sentendosi sollevato quando si trova da solo: tuttavia, in questa prima fase cerca di contrastare tale sensazione, sforzandosi a mantenere attività sociali esterne. Questo stadio è caratterizzato da: rifiuto occasionale di frequentare la scuola, progressivo abbandono delle attività parallele esterne, graduale alterazione del ritmo sonno-veglia, predilezione
verso le attività solitarie;
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il giovane inizia a elaborare a livello conscio la pulsione all’isolamento sociale e la attribuisce a determinate relazioni o situazioni sociali: da ciò ne consegue il rifiuto alle proposte di uscita con gli amici, l’abbandono progressivo della scuola, l’inversione completa del ritmo sonno-veglia e la preferenza a passare quasi tutto il tempo rinchiuso in camera da letto a svolgere attività solitarie e a socializzare col mondo esterno solamente tramite i social networks. In questa fase inizia il rapporto conflittuale con i familiari;
- il giovane si abbandona completamente alla pulsione dell’isolamento sociale, allontanandosi dai genitori e dalle relazioni che ha instaurato sul web, esponendosi così al rischio di sviluppare una grave psicopatologia.
Queste fasi, tuttavia, si devono intendere come un continuum dinamico e non come una progressione statica e rigida della sintomatologia: i vari stadi, infatti, si possono alternare fra di loro, è possibile fissarsi per lungo tempo in una determinata fase o addirittura presentare frequenti regressioni a stadi precedenti.
1.2 LE QUATTRO TIPOLOGIE DI RITIRO SOCIALE
La sociologa francese Maya Fansten, in una ricerca pubblicata nel 2014 che ha condotto con altri ricercatori, ha individuato le seguenti quattro tipologie di ritiro sociale negli Hikikomori:
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alternativo: secondo questa tipologia, il giovane opta per l’isolamento sociale perché non
vuole adeguarsi alle dinamiche tipiche della società moderna, ritenute in grado di modificare l’identità e limitare la libertà personale. Una forte depressione esistenziale potrebbe aver preceduto tale tipologia di isolamento;
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reazionale: è una reazione somatica a una situazione familiare disfunzionale, in cui si impedisce al giovane di apprendere le abilità interpersonali di base necessarie per tale contesto. Da questa condizione il futuro Hikikomori potrà provare relazioni insoddisfacenti con i propri pari, essere maggiormente a rischio nel subire atti di bullismo e sperimentare il rifiuto da parte dei compagni di scuola: ciò può far nascere in lui forti sensazioni di ansia, vergogna e stress generalizzate a tutti i contesti sociali che vive, impedendo la sua abilità relazionale;
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dimissionario: l’Hikikomori che presenta questo tipo di ritiro sociale non è in grado di sostenere le pressioni di realizzazione sociale che i familiari e la società ripongono in lui. Nonostante il giovane abbia dedicato molto tempo allo studio e a progettare il proprio futuro, si ritrova a dover affrontare una situazione in cui vi sono poche opportunità lavorative, che provoca in lui una grande frustrazione: attraverso l’isolamento sociale cerca di alleviare la propria sofferenza dovuta al giudizio negativo degli altri;
- a crisalide: l’individuo vuole fermare il tempo, in quanto non si sente in grado di essere un adulto autonomo. Per tale motivo, il ritiro sociale gli sembra un’ottima scelta per evitare le responsabilità e le incombenze dell’età adulta che provocano in lui molta paura: la strategia più adottata è l’inversione del ritmo sonno-veglia.
2. NOSOLOGIA
Col termine nosologia si fa riferimento alla scienza che si occupa della classificazione delle malattie: attualmente, il fenomeno dell’Hikikomori non è presente nella quinta, ed ultima, edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (conosciuto come DSM-5), il manuale più adottato di classificazione delle malattie mentali. Per effettuare la sua diagnosi, quindi, ci si può basare sui criteri sopra elencati forniti dal Ministero della Salute Giapponese. Tuttavia, sono state identificate alcune caratteristiche prototipiche degli Hikikomori, quali:
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giovane di età compresa tra i 13 e i 30 anni;
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estrazione sociale medio-alta;
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sesso maschile (il 90% dei casi complessivi conosciuti di Hikikomori);
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figlio unico;
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genitori laureati;
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padre di famiglia assente.
Inoltre, in un articolo pubblicato nel 2019, Kato e collaboratori hanno definito alcune linee guida per riconoscere il fenomeno dell’Hikikomori, definendolo come una forma di ritiro sociale patologico, accompagnato dalla reclusione fisica del soggetto all’interno di un’abitazione. La persona, pertanto, deve possedere i seguenti requisiti:
1) profondo isolamento sociale all’interno di un’abitazione;
2) durata dell’isolamento per almeno sei mesi continuativi;
3) difficoltà funzionale o stress significativi.
In base alla frequenza con cui il soggetto esce di casa, la severità del fenomeno si può classificare in: medio (quando il soggetto esce occasionalmente dalla propria abitazione, ovvero 2-3 giorni alla settimana), moderato (quando il soggetto esce raramente dalla propria abitazione, ovvero 1 giorno alla settimana o meno) e severo (quando il soggetto esce raramente dalla propria stanza). Le persone che, invece, escono frequentemente di casa (4 volte al giorno o alla settimana o più) non sono classificabili come Hikikomori. Le persone che presentano un isolamento sociale continuativo solamente per tre mesi (al posto di sei) possono essere considerate come pre- Hikikomori. Il fenomeno compare solitamente nell’adolescenza o prima età adulta, colpendo maggiormente la popolazione maschile che femminile: tuttavia, può capitare che l’esordio avvenga dopo i 30 anni.
Gli autori riportano anche le caratteristiche tipiche che presentano gli Hikikomori, utili per riconoscere la presenza del fenomeno psico-sociale:
A) carenza nella partecipazione sociale: il soggetto partecipa occasionalmente (2-3 giorni alla settimana) o raramente (1 giorno alla settimana o meno) ad attività, quali andare a scuola, al lavoro o ad appuntamenti medici. Questo requisito si può applicare anche agli Hikikomori che non frequentano la scuola né alcun corso di formazione e che non hanno un lavoro;
B) carenza nell’interazione sociale: il soggetto intrattiene occasionalmente (2-3 giorni alla settimana) o raramente (1 giorno alla settimana o meno) interazioni sociali importanti faccia a faccia con persone fuori casa. Questo requisito si può applicare anche agli Hikikomori che intrattengono interazioni sociali mediante l’uso delle tecnologie;
C) comunicazione indiretta: il soggetto predilige le comunicazioni che avvengono tramite i social networks e internet;
D) solitudine: al soggetto piace stare da solo;
E) compresenza di altre condizioni: il fenomeno dell’Hikikomori può manifestarsi insieme ad altri numerosi disturbi psichiatrici, quali il Disturbo evitante di personalità, il Disturbo d’ansia sociale, il Disturbo depressivo maggiore, il Disturbo dello spettro autistico o la schizofrenia;
F) età di esordio: nella maggior parte dei casi questo fenomeno compare nell’adolescenza o nella prima età adulta, anche se non è raro che avvenga verso i 30 anni;
G) aspetti familiari: lo status socioeconomico familiare e un determinato stile parentale (genitori iperprotettivi e/o padre assente) possono influire sullo sviluppo del fenomeno dell’Hikikomori;
H) sfondo culturale.
2.1 PERCHÈ GLI HIKIKOMORI SONO SOPRATTUTTO MASCHI?
In un’intervista rilasciata al canale youtube “Breaking Italy”, Marco Crepaldi spiega il motivo della maggior diffusione del fenomeno psico-sociale nel genere maschile, proponendo diverse possibili cause:
- le pressioni sociali legate al genere sessuale: egli sostiene che la società italiana valuta diversamente un uomo da una donna, andando a porre sulla persona diverse pressioni sessuali in base al proprio ruolo di genere. Crepaldi propone l’esempio della verginità che, secondo la percezione sociale, negli uomini è segno di non virilità, mentre nella donna è visto più come una sua scelta. Pertanto, questo aspetto rientrerebbe in quelle pressioni sociali di fallimento che spingono l’Hikikomori a vedere la negatività e il pregiudizio nel mondo esterno e a preferire la protezione che offre la sua stanza;
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l’importanza sociale del gruppo e della relazione sociale è mediamente più alta fra gli uomini che fra le donne: per dare forza a questo punto, Crepaldi riprende il termine inglese “male banding”, che indica la tendenza sociale dell’uomo (male vuol dire, appunto, uomo) a dover fare gruppo e ad intrattenere relazioni sociali;
- la cultura italiana è ancora legata all’idea del patriarcato, che ripone sull’uomo molte più pressioni legate all’ambito lavorativo, rispetto alla donna, poiché si presuppone che sia lui a dover mantenere la famiglia. Sulla donna, invece, ricade lo stigma della madre: di conseguenza, se la donna non ha una bella carriera, la società ci dà meno peso.
Crepaldi sostiene, però, che le stime attuali, secondo cui i giovani Hikikomori siano per il 90% maschi, sottostimano la presenza di tale fenomeno nelle ragazze: questo avviene perché nella cultura italiana la donna viene vista ancora come principalmente a casa, ad aiutare la madre nelle faccende domestiche: di conseguenza, il livello di isolamento sociale che deve raggiungere per allarmare la famiglia deve essere molto più alto.
3. EZIOLOGIA
L’eziologia è una scienza che studia le cause di manifestazione di un determinato fenomeno o di una patologia. La psicologa clinica e forense Sonia Monetti, in un articolo pubblicato nel 2010, elenca diverse possibili motivazioni che portano alla manifestazione della sintomatologia del fenomeno dell’Hikikomori, ossia:
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provare un forte senso di disagio all’interno dell’ambiente familiare e sociale in cui si sta vivendo;
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sentire una forte dipendenza dai propri genitori, soprattutto con la madre;
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le forti pressioni psicologiche esercitate da parte dei genitori;
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un sistema educativo scolastico troppo severo;
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un’eccessiva pressione della società verso l’autorealizzazione e il successo personale;
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la destabilizzazione economica del Giappone, che porta a opportunità di lavoro irregolari;
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essere stati vittima di forme gravi di bullismo a scuola;
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dover mostrare in pubblico una personalità di facciata, che non rispecchia la persona ma ciò che la società richiede in determinate situazioni e in base alla posizione che si ricopre;
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avere un carattere estremamente timido e una paura morbosa degli altri.
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4. DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Quando si vuole diagnosticare una patologia, bisogna porre particolare attenzione a quei sintomi che sono in parte sovrapponibili a quelli di un altro disturbo, onde evitare di giungere a una diagnosi errata. Di seguito verranno riportate le diverse diagnosi differenziali con cui è possibile confondere il fenomeno dell’Hikikomori, sottolineando gli eventuali punti in comune e le differenze.
4.1 DISTURBO D'ANSIA SOCIALE
Molto spesso, si può confondere la sintomatologia ansiosa e il ritiro sociale dei giovani Hikikomori con quella presente nella Fobia sociale, ma la motivazione alla base è diversa: mentre nel disturbo d’ansia persiste una paura marcata per una o più situazioni sociali riconosciute come eccesive o irragionevoli, nel fenomeno psico-sociale si ha più un disinteresse nei confronti del mondo esterno e le relazioni sociali vengono evitate più per apatia che per timore.
4.2 DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE
Il fenomeno dell’Hikikomori ha in comune con il Disturbo depressivo maggiore l’umore depresso, l’anedonia, l’apatia, le alterazioni nella qualità del sonno, i sentimenti di autosvalutazione e le difficoltà a immaginarsi il proprio futuro. Gli Hikikomori, tuttavia, non manifestano i sentimenti di colpa né la tendenza a chiedere aiuto agli altri, tipici del disturbo depressivo: sentendosi escluso dalla società, l’Hikikomori smette di cercare e chiedere amore e affetto a chi lo circonda. Inoltre, l’uso della farmacologia antidepressiva ha effetti diversi sulle due condizioni: mentre per la depressione si è rivelata essere molto efficace nel lungo periodo, non lo è altrettanto per ridurre il ritiro sociale.
4.3 SCHIZOFRENIA
Il fenomeno dell’Hikikomori e la schizofrenia hanno in comune le idee di riferimento, quali la convinzione di essere spiati o che le altre persone parlino male di loro: però, mentre per l’Hikikomori ciò nasce dai sentimenti di inferiorità e di imbarazzo che prova, dovuti alla propria situazione di ritiro dalla società ed inoccupazione o ad esperienze relazionali fallimentari che ha sperimentato (quali l’essere stato vittima di bullismo), nella schizofrenia questo sintomo non consegue gli eventi esterni concreti.
Un altro aspetto che permette di distinguerli riguarda la capacità o meno di comprendere il loro disagio e la loro sofferenza nel caso di un grave ritiro sociale: gli Hikikomori, infatti, anche se stanno in silenzio perché non vogliono relazionarsi con estranei, comunicano a livello non verbale mediante l’espressione facciale o mettendo in atto determinati comportamenti. Le persone affette da schizofrenia, invece, rendono molto difficile agli altri la possibilità di entrare in empatia con loro: questo perché il paziente ha modi di comportamento che spesso sono illogici, irrazionali e perseverativi.
Nel fenomeno dell’Hikikomori, inoltre, le allucinazioni e i deliri tipici della schizofrenia non sono presenti.
Ultima differenza riguarda l’evitamento del mondo esterno: mentre l’Hikikomori continua a provare un forte desiderio di entrare in contatto con altre persone, i pazienti con schizofrenia non mostrano alcun tipo di interesse.
4.4 DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITÀ
Tra i sintomi del disturbo schizoide di personalità vi sono la mancanza di desiderio e di piacere verso le relazioni affettive, la preferenza per le attività solitarie, l’anedonia, l’indifferenza alle lodi o alle critiche altrui e l’appiattimento affettivo, che si possono ritrovare anche negli Hikikomori. Tuttavia, queste due condizioni si possono distinguere per alcuni tratti differenti, quali:
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prima del ritiro sociale, l’Hikikomori era una persona attiva e presente nel mondo esterno e, probabilmente, con un adeguato trattamento, lo si potrebbe far tornare a una situazione di normalità; questa ipotesi, invece, non può essere presa in considerazione per il paziente affetto dal Disturbo schizoide di personalità, la cui compromissione nel funzionamento sociale è dovuta a tratti più o meno stabili di personalità;
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l’Hikikomori, a differenza della personalità schizoide, non è indifferente alle critiche né agli apprezzamenti altrui e desidera avere rapporti sociali con altre persone dalle quali, probabilmente, proverebbe piacere.
4.5 DISTURBO EVITANTE DI PERSONALITÀ
Nel 2007, i ricercatori giapponesi Kondo e collaboratori hanno osservato come molto spesso i medici giapponesi confondono il fenomeno dell’Hikikomori con il Disturbo evitante di personalità: lo studio è stato condotto su 18 Hikikomori e per la metà, infatti, è stato diagnosticato erroneamente il disturbo. Il giovane Hikikomori, tuttavia, non presenta sentimenti di inadeguatezza e ha il desiderio di stabilire relazioni interpersonali significative, al contrario dei pazienti affetti da Disturbo evitante di personalità.
4.6 DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ
Il DSM 5 descrive il Disturbo borderline di personalità come un pattern pervasivo di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore, una marcata impulsività, un vissuto interiore di scissione e conflitto, anedonia, sentimenti di vuoto e manifestazioni di aggressività. La sintomatologia di questo disturbo si manifesta entro la prima età adulta. Tutte queste caratteristiche si possono ritrovare anche nel fenomeno dell’Hikikomori, a causa del grave ritiro sociale. Tuttavia, vi sono delle differenze che garantiscono la possibilità di poter distinguere le due condizioni:
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il paziente borderline trasforma il suo disagio in comportamenti autolesivi e in ricorrenti tentativi di suicidio, mentre l’Hikikomori lo trasforma in un passivo ritiro sociale;
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a differenza dell’Hikikomori, il paziente borderline non è in grado di stare da solo e di rinunciare alle relazioni con gli altri: i tentativi di suicidio, infatti, sono eseguiti con il solo obiettivo di attirare l’attenzione su di sé.
4.7 DISTURBO DA DIPENDENZA DA INTERNET O DA VIDEOGIOCHI
Molto spesso si tende ad associare l’Hikikomori con il Disturbo da dipendenza da internet o da videogiochi, anche se, in realtà, sono due condizioni molto diverse tra loro: nelle persone che presentano il disturbo, infatti, l’isolamento sociale è conseguente alla dipendenza e non sempre porta a un disagio. Negli Hikikomori, invece, è la condizione di ritiro sociale che causa la dipendenza.
4.8 DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO
Spesso, a causa del ritiro sociale, gli Hikikomori sviluppano comportamenti di natura ossessivo-compulsiva che scompaiono nel momento in cui si cura il loro isolamento: a differenza delle persone con Disturbo ossessivo compulsivo, dove i pensieri pervasivi sono primari, nel fenomeno dell’Hikikomori questi sono secondari. Entrambi, tuttavia, presentano una mania al perfezionismo e all’igiene: capita che il giovane Hikikomori passi ore a farsi il bagno o a riordinare la propria stanza. Un’ossessione comune fra gli Hikikomori è la preoccupazione eccessiva per il loro stato di salute che sfocia in domande ossessive del tipo “Sono malato?” oppure “Sto per ammalarmi?”. Non tutti gli Hikikomori, tuttavia, presentano le ossessioni e compulsioni in maniera così rigorosa: in alcuni sono più limitate all’orario dei pasti o del bagno che, se avvengono anche in leggero ritardo, può portarli ad avere uno sfogo rabbioso.
4.9 I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO
IDisturbi dello spettro autistico e l’Hikikomori presentano in comune il disagio nell’interazione sociale, ma mentre nella prima condizione questo si sperimenta sin dall’infanzia, nella seconda si presenta solitamente durante l’adolescenza. Inoltre, a differenza di chi soffre del disturbo, gli Hikikomori non manifestano necessariamente difficoltà nella comunicazione e nelle relazioni sociali: ciò che porta il giovane a ritirarsi in casa non è la presenza di un deficit comunicativo o relazionale, bensì la paura del giudizio altrui e la perdita di motivazione verso gli obiettivi sociali.
5. METODI DI INDAGINE
Ai fini diagnostici, negli ultimi anni sono stati introdotti molti strumenti d’indagine psicometrici volti a valutare il fenomeno dell’Hikikomori, fra cui: l’Hikikomori Assessment Interview (di Teo e collaboratori del 2015), l’Hikikomori Questionnaire o HQ-25 (di Teo e collaboratori del 2018) e infine l’Hikikomori Social Withdrawal Scale o HSWS (di Stavropoulos e collaboratori del 2019).
5.1 HIKIKOMORI ASSESSMENT INTERVIEW (Teo et al., 2015)
L’intervista è stata introdotta dai ricercatori per diagnosticare il fenomeno psico-sociale nei soggetti intervistati, col fine di includere nello studio solo gli Hikikomori. Pertanto, questa è stata strutturata in sei passaggi:
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l’intervistatore fornisce al soggetto tutte le informazioni necessarie dello studio, quali
l’ambito di analisi, l’obiettivo, il compenso monetario per la partecipazione e la libertà di
partecipazione;
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si recuperano le informazioni demografiche del partecipante, ovvero il sesso, l’etnia e l’età (se l’età è minore di 18 anni o maggiore di 39 anni, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio);
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si chiede il recapito telefonico o un’altra modalità di contatto del partecipante;
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si pongono le seguenti domande relative alla sintomatologia:
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attualmente spendi la maggior parte del tempo o quasi ogni giorno a casa? Se sì, da quando? Se il tempo è inferiore ai 6 mesi o se la risposta è no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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in passato hai mai speso la maggior parte del tempo o quasi ogni giorno a casa? Se sì, quanto è durato il periodo più lungo (fornire la data di inizio e di fine del periodo)? Se il tempo è inferiore ai 6 mesi o se la risposta è no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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attualmente eviti le situazioni sociali, come la scuola o il lavoro? Se sì, potrebbe fornire degli esempi? Se sì da quando è iniziato? Se il tempo è inferiore ai 6 mesi o se la risposta è no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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in passato hai mai evitato le situazioni sociali? Se sì, quanto è durato il periodo più lungo (fornire la data di inizio e di fine del periodo)? Se il tempo è inferiore ai 6 mesi o se la risposta è no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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attualmente eviti le relazioni sociali, come le amicizie o i familiari? Se sì, potrebbe fornire degli esempi? Da quando è iniziato? Se il tempo è inferiore ai 6 mesi o se la risposta è no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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in passato hai mai evitato le relazioni sociali? Se sì, quanto è durato il periodo più lungo (fornire la data di inizio e di fine del periodo)? Se il tempo è inferiore ai 6 mesi o se la risposta è no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
facendo riferimento al periodo di isolamento sociale più severo, ha/sta:a) interferito/interferendo significativamente sulla routine quotidiana?
b) interferito/interferendo significativamente sulle abilità lavorative o scolastiche?
c) interferito/interferendo significativamente sulle attività sociali o relazionali?
d) infastidito/infastidendo molto?
Se no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.brevemente, qual è stata/qual è la motivazione che ha comportato l’isolamento sociale? Se questo è dovuto a malattie o lesioni fisiche croniche, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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5) analizzare i criteri di esclusione:
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ti senti a tuo agio a parlare o leggere in inglese? Se no, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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abiti in una casa famiglia o in un istituto? Se sì, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.
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hai una storia o ti è mai stata diagnosticata una delle seguenti condizioni:
a) Schizofrenia;
b) Demenza;
c) Ritardo mentale;
d) Sindrome di Asperger;
e) Disturbo dello Spettro Autistico?
Se sì, bisogna considerare ineleggibile il sesto passaggio.6) deciderel’eleggibilità del risultato di screening:
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ineleggibile per la partecipazione allo studio (il soggetto non presenta le caratteristiche dell’Hikikomori);
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eleggibile per la partecipazione allo studio (il soggetto presenta le caratteristiche dell’Hikikomori).
5.2 HIKIKOMORI QUESTIONNAIRE (HQ-25) (Teo et al.,2018)
L’Hikikomori Questionnaire, o HQ-25, analizza tre fattori dell’Hikikomori mediante la somministrazione di 25 affermazioni (o items), suddivise in base al fattore che analizzano: la socializzazione (11 affermazioni), l’isolamento (8 affermazioni) e il supporto emotivo (6 affermazioni). Ad ogni frase, i soggetti devono dire se si trovano d’accordo con quanto detto oppure no, ad eccezione degli items 2, 7, 10, 21 22 e 25 in cui il grado di accordo va da 0 (fortemente in disaccordo) a 4 (fortemente d’accordo). Di seguito verranno riportate tutte e 25 le affermazioni del questionario:
- sto alla larga dalle altre persone;
- mi piace conoscere nuove persone;
- le persone mi disturbano;
- mi sento a disagio quando sono con altre persone;
- non mi piace essere visto da altre persone;
- è difficile per me unirmi a un gruppo di persone;
- mi diverto nelle situazioni sociali;
- evito di parlare con altre persone;
- preferisco stare da solo che in compagnia;
- preferisco stare in compagnia;
- le interazioni sociali non mi divertono;
- spendo la maggior parte del tempo a casa;
- mi chiudo in camera mia;
- spendo la maggior parte del tempo da solo;
- raramente incontro altre persone faccia a faccia;
- non vivo secondo le regole e i valori della società;
- ho pochi contatti con altre persone;
- raramente spendo il mio tempo da solo;
- spendo pochissimo tempo interagendo con altre persone;
- non c’è davvero nessuno con cui io possa parlare di qualcosa che m’importa;
- ci sono persone nella mia vita che cercano di capirmi;
- posso condividere i miei pensieri personali con molte persone;
- ci sono poche persone con cui io possa parlare di cose importanti;
- non c’è nessuno di veramente importante nella mia vita;
- ho qualcuno di cui posso fidarmi per raccontare i miei problemi.
5.3 HIKIKOMORI SOCIAL WITHDRAWALSCALE (HSWS) (Stavropoulos et al., 2019)
Stavropoulos e collaboratori hanno sviluppato questa scala sulla base dei criteri forniti nell’Hikikomori Assessment Interview di Teo e collaboratori (2015), per fornire una valutazione dimensionale dei sintomi del fenomeno dell’Hikikomori. La scala comprende 4 affermazioni relative al ritiro sociale e allo stress percepito dal soggetto e 1 riferita all’eventuale presenza di malattie mentali.
6. CASI CLINICI
Di seguito verranno riportati alcuni casi clinici di giovani Hikikomori:
- Un uomo di 38 anni, che non ha mai sofferto di problemi particolari, alle scuole elementari ha iniziato a imitare il balbettio di un famoso comico, mantenendo questo comportamento. Al secondo anno delle scuole medie, è stato separato dal suo gruppo di amici con cui ha passato insieme le scuole elementari e i suoi nuovi compagni di classe lo prendevano in giro; è stato accettato in una scuola superiore locale che frequentava volentieri e dove ha conosciuto i suoi nuovi amici, con cui socializzava regolarmente. Durante il primo anno, però, suo padre è venuto a mancare a causa di una malattia fisica. Dopo il diploma, non avendo particolari aspirazioni o obiettivi per il suo futuro, ha seguito i propri amici ed è andato all’università: il giovane, però, preferiva di più uscire con gli amici che frequentare le lezioni e, alla fine del secondo anno, ha deciso di lasciare gli studi, e solo all’età di 20 anni è riuscito a trovare un lavoro come commesso: a 30 anni, però, decise di lasciarlo, stufo di fare ancora lavori part- time instabili, e ha iniziato a cercare un nuovo lavoro a tempo pieno, ma senza successo. Questo ha comportato in lui una perdita di confidenza in se stesso che ha reso ancora più difficile la ricerca dell’occupazione. Per i cinque anni successivi, il giovane ha vissuto prevalentemente dentro la sua stanza da letto giocando ai videogiochi ed evitando di entrare in contatto diretto con altre persone. Ha continuato ad abitare insieme alla mamma e al fratello minore ma, dopo un litigio con quest’ultimo, non gli ha più rivolto la parola; il giovane, inoltre, trova molto doloroso quando sua mamma o i suoi familiari gli dicono che dovrebbe darsi una mossa e sposarsi, poiché questi pensieri lo preoccupano molto. Nell’ultimo anno si sente spesso stressato: mangia e dorme a sufficienza ma in modo molto irregolare. Il ragazzo scopre che un suo conoscente si è suicidato, e compare in lui la paura di fare la stessa fine: da qui inizia a sperare che qualcuno venga a salvarlo presto. Cercando sui siti online, il giovane ha pensato di avere un disturbo evitante di personalità e sua madre ha quindi deciso di chiedere aiuto al Centro di Supporto per Hikikomori: solo dopo molto tempo, anche il figlio l’ha ritenuta essere una buona idea. Al momento dell’accettazione, il ragazzo ha dichiarato di essere preoccupato per il suo futuro (quando pensa alle sue responsabilità verso la società si stressa), di non avere confidenza in se stesso, di non essere motivato a fare nulla, di non avere più alcun rapporto con i suoi amici e di non riuscire più a relazionarsi con loro. Dopo diverse valutazioni da parte di psichiatri e psicologi clinici, l’Hikikomori ha iniziato una sessione psicoterapeutica settimanale di gruppo a stampo psicodinamico.
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Un uomo di 30 anni ha passato tre anni di isolamento sociale continuativo nel suo appartamento. Il primo anno è stato il più grave: è rimasto confinato nella sua cabina armadio, mangiando solo cibo in scatola, senza farsi il bagno e facendo i suoi bisogni fisiologici in barattoli o bottiglie. Spendeva il suo tempo navigando in internet e giocando ai videogiochi, aiutato dal suo coinquilino a procurarsi il cibo. L’Hikikomori provava dei sentimenti conflittuali nei confronti del suo ritiro sociale: mentre si lamentava del suo disprezzo morale nei confronti della società, presentava il desiderio di uscire e affrontare la sua mancanza di motivazione per le interazioni sociali. Il soggetto riferisce di aver sperimentato anni di ritiro sociale anche nei suoi primi 20 anni d’età, con la presenza di depressione, anedonia e apatia. Nei momenti immediatamente precedenti agli episodi depressivi, il soggetto aveva periodi prolungati di umore euforico, grandiosità, diminuzione di sonno, aumentate attività dirette ai propri obiettivi e comportamenti rischiosi. Nessuno di questi episodi, tuttavia, è stato trattato come disturbo mentale. L’Hikikomori, inoltre, presenta un’infanzia traumatica, con genitori dipendenti dalle droghe e spacciatori che lo portano alla decisione di andare a vivere da solo all’età di 15 anni.
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Un bambino giapponese di 14 anni si lamenta di non voler andare a scuola. Durante le scuole elementari non ha presentato problemi significativi o particolari difficoltà, ma improvvisamente e senza una causa apparente, ha interrotto i suoi studi durante l’ultimo quadrimestre del primo anno di scuole medie e, allo stesso modo, ha smesso di studiare. I suoi genitori si sono preoccupati e hanno chiesto aiuto ad uno psichiatra: il ragazzo si mostrava gentile al clinico e rispondeva in modo appropriato alle domande che gli venivano poste, ma rimaneva della sua idea di non voler andare a scuola. Non ha una storia medica di notevole importanza, ad eccezione della madre che a 48 anni gli è stato diagnosticato un Disturbo da panico ed è stata seguita da uno psichiatra.
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Un ragazzo giapponese di 19 anni abita con i suoi genitori in un appartamento urbano con due camere da letto; la situazione economica della famiglia è nella media. Per gli ultimi due anni, il ragazzo è uscito raramente dalla sua camera, passandoci 23 ore chiuso dentro. Mangia il cibo che gli cucina la madre, la quale glielo lascia fuori dalla porta della sua stanza. Dorme durante il giorno e sta sveglio la notte, navigando in internet, chattando online, leggendo manga e giocando ai videogiochi. Nonostante la sua prestazione accademica fosse buona, il ragazzo decise di abbandonare i suoi studi superiori per mancanza di motivazione. Già durante le scuole medie gli capitava di saltare la scuola ed evitare di stare con i suoi coetanei, a causa della sua esperienza passata di bullismo da parte dei suoi compagni di classe. Nonostante i genitori cercassero di incoraggiarlo, il giovane non voleva proseguire i suoi studi né trovarsi un lavoro. A questo punto, hanno deciso di farlo visitare in diversi ospedali, dove i medici gli hanno diagnosticato la depressione e la schizofrenia con sintomi negativi. All’esame sul suo stato mentale, l’Hikikomori ha mostrato apatia, negando di avere umore depresso e ansia, e rispondendo alla maggior parte delle domande con “non lo so”. I test neuropsicologici, invece, non hanno osservato anormalità cognitive.
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Un ragazzo di 25 anni ha speso quattro anni della sua vita chiuso nella sua stanza, lasciandola occasionalmente di tarda notte per andare a recuperare dell’hashish. Le sue attività quotidiane si limitavano all’interno della sua stanza, dove vi guardava film, giocava ai videogiochi e chattava online. La sua igiene personale era buona e la sua stanza ordinata. Ha smesso di andare a scuola a 16 anni, interrompendo il suo terzo anno di scuole superiori e iniziando a lavorare due anni dopo. Nonostante il ragazzo non abbia un gruppo di amici, il padre si ricorda come il figlio, prima della sua reclusione in casa, fosse socievole e avesse buoni rapporti di amicizia con i suoi coetanei. L’Hikikomori ha seguito una terapia psicologica all’età di 12 anni, in seguito al divorzio fra i suoi genitori da cui ha iniziato ad assumere cannabis e alcol; mostra anche una fobia per gli aghi. Il padre ha una storia di abuso di alcol alle spalle. Il ragazzo ha presentato problemi a scuola sin dall’infanzia, nonostante avesse un buon gruppo di amici; durante l’adolescenza è stato vittima di bullismo da alcuni suoi compagni di classe ed è stato in questo periodo che ha deciso di lasciare la scuola e iniziare il consumo di cannabis. A 18 anni ha iniziato a presentare problemi ai denti, aggravati ulteriormente dalla sua paura per gli aghi: questa mancata igiene orale gli ha fatto sviluppare delle cavità e gengiviti, richiedendo, come unica soluzione, la rimozione di quasi tutti i denti già all’età di 20 anni. Questa situazione e il cambio di residenza a casa col padre coincidono con il progressivo isolamento e ritiro sociale del ragazzo. Durante una valutazione psicopatologica, l’Hikikomori ha mostrato un discorso fluido e coerente, nessun disturbo nella forma o contenuto dei pensieri, assenza di allucinazioni e distorsioni nella percezione. Egli afferma che il suo isolamento è in parte dovuto alla vergogna che prova nell’interagire con altre persone non avendo i denti: non ha considerato di farsi impiantare denti finti poiché ha la fobia per gli aghi. Non voleva andare all’appuntamento dal dentista per la rimozione dei denti ed è stato obbligato dal padre. Per aiutare a farlo stare meglio, si è deciso di fargli iniziare una terapia psicologica associata a una farmacologica: un mese dopo, l’Hikikomori ha mostrato segni di miglioramento, iniziando ad uscire progressivamente dalla sua stanza e anche di casa, andando alla ricerca di un dentista per farsi mettere delle protesi dentali e frequentando un corso per prendere la patente della macchina.
- Un ragazzo caucasico di 21 anni ha iniziato a mostrare i primi problemi in seguito alla sconfitta in una competizione accademica, nonostante abbia sempre avuto successo nei suoi studi. Nonostante lui non si sentiva depresso, ha iniziato a spendere meno tempo con i suoi amici e più tempo da solo: non si univa nemmeno più a tavola con la sua famiglia, preferendo mangiare da solo nella sua stanza, dove spendeva la maggior parte del tempo davanti al computer. Dopo un anno, il giovane decide di andare ad abitare da solo in un piccolo appartamento, isolandosi sempre di più dai suoi familiari: le uniche visite che gli faceva erano per farsi fare il bucato, per controllare che tutti stessero bene o per mangiare qualcosa assieme. Il ragazzo si lavava regolarmente, spendeva la maggior parte del tempo in internet o giocando ai videogiochi in completo isolamento sociale, nonostante dicesse ai genitori che frequentava ancora i corsi universitari. La situazione ha iniziato a preoccupare i familiari e gli amici, i quali hanno cercato di requisirgli il computer per diverse settimane perché ormai ci spendeva sopra più di 12 ore: questo, tuttavia, non ha prodotto alcun miglioramento sul suo isolamento e ritiro sociale. La sua famiglia gli ha chiesto di andare a chiedere aiuto, ma lui si rifiutava. Successivamente, l’Hikikomori ha subìto un altro fallimento all’università: ha così deciso di tornare a vivere con la sua famiglia. La situazione ha iniziato a migliorare, peggiorando nuovamente al secondo anno di università, quando riprese a stare davanti al computer per più di 15 ore al giorno e smise di frequentare i corsi, nonostante fosse consapevole che ciò lo avrebbe portato al fallimento. Il giovane divenne aggressivo e irritabile, sentimenti che peggioravano quando la sua famiglia cercava di discutere sul suo comportamento, proponendogli di chiedere aiuto. Questa situazione ha portato a una completa rottura con i genitori, i quali hanno deciso di prendere in mano la situazione: dopo aver lasciato la scuola, ed essendo preoccupato per la sua situazione economica, il giovane si dimostrò disposto al cambiamento. Andò a farsi visitare da uno psicologo, che gli ha diagnosticato dei tratti ossessivi-compulsivi, segni di apatia, ritiro sociale, fobia sociale e ansia per le nuove esperienze. Non c’erano segni di depressione, idee suicide, fenomeni psicosensoriali o delirio. Il ragazzo ha giustificato il suo isolamento e ritiro sociale come un modo per essere libero. In seguito a questa valutazione, l’Hikikomori ha trovato un lavoro e ha ripreso a studiare, senza la necessità di assumere una terapia farmacologica.
Alcuni casi clinici sono presenti sulla pagina youtube “Hikikomori Italia” nel format “Storie di Hikikomori”, gestita da Marco Crepaldi.
7. TERAPIA E PREVENZIONE
Tutt’oggi non esiste una terapia specifica per curare i giovani affetti dal fenomeno dell’Hikikomori, ma sono stati provati diversi trattamenti terapeutici che, molto spesso, richiedono di affiancare al percorso psicoterapeutico individuale un lavoro anche sull’ambiente familiare e sociale del paziente. In particolare si hanno:
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l’approccio medico-psichiatrico che paragona il fenomeno dell’Hikikomori a un disturbo mentale o comportamentale e che, di conseguenze, lo si deve trattare come tale: sono quindi necessari il ricovero ospedaliero, le sedute di psicoterapia e l’assunzione di psicofarmaci;
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l’approccio basato sulla ri-socializzazione del paziente che riconduce il fenomeno a un problema di socializzazione: l’Hikikomori, quindi, viene ospitato in una comunità alloggio assieme ad altri Hikikomori, dando loro la possibilità di interagire con altre persone stando lontano dalla casa di origine;
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il trattamento cognitivo comportamentale che si è rivelato molto utile per trattare l’ansia sociale del paziente, il suo senso di inadeguatezza e la sua bassa autostima; all’interno di questo percorso terapeutico sono previsti anche esercizi di esposizione controllata alle situazioni da lui temute, in modo da aiutarlo a riprendere gradualmente i contatti sociali con i propri familiari, amici e colleghi di lavoro;
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la telepsichiatria che viene utilizzata nei casi più gravi, quando il ricorso alle terapie on-line sembra essere l’unica modalità di approccio possibile.
La durata del percorso terapeutico varia in base alle caratteristiche del paziente; tuttavia, nel 2017 è stato condotto uno studio su 270 Hikikomori che ha stimato come il tempo necessario affinché il malato riesca a rientrare nel mondo esterno è in media di circa 12 anni. Nonostante il successo terapeutico, non è assicurato il suo pieno reinserimento nella società e nel mondo del lavoro, poiché le aziende giapponesi non prediligono l’assunzione di persone con lunghi periodi di inattività lavorativa alle spalle: per tale motivo, è preferibile agire di prevenzione.
Con riferimento ai tre stadi dell’Hikikomori proposti da Marco Capaldo, e descritti in precedenza, sarebbe di grande importanza intervenire al primo stadio del fenomeno, quando si manifestano i primi lievi campanelli d’allarme. Di particolare importanza risultano essere i genitori: questi sono i primi a rendersi conto del cambiamento comportamentale che sta presentando il figlio e sarebbe quindi opportuno che comunicassero con lui, per capire il motivo dietro a tale modifica: in caso questo tentativo di aiuto non dovesse andare a buon fine, e il ragazzo dovesse entrare nel secondo stadio dell’Hikikomori, i genitori dovrebbero subitorichiedere il supporto di un professionista, onde evitare il consolidamento dell’isolamento sociale.
8. COME COMPORTARSI
Interagire con un Hikikomori può sembrare un compito molto difficile, in quanto si tratta di giovani non interessati a relazionarsi con altre persone e convinti di non aver alcun bisogno di aiuto: per questo motivo risulta importante sapere come potersi approcciare, onde evitare un allontanamento da parte loro. Come sostengono i genitori di figli Hikikomori, che fanno parte dell’Associazione Hikikomori Italia, esistono degli approcci mentali che si possono adottare per promuovere un loro cambiamento positivo; tuttavia risulta fondamentale che i familiari e gli amici tengano ben presente che le persone non sono tutte uguali e quindi non si possono delineare delle regole ben precise e applicabili ad ogni Hikikomori. Anche lo psicologo, in caso di un’eventuale psicoterapia, deve partire col presupposto che il tempo impiegato dal ragazzo per potersi fidare è molto lento. Di seguito, verranno riportati i comportamenti più efficaci, che sono stati messi in atto, per promuovere nell’Hikikomori delle risposte positive:
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non banalizzare né sminuire la sofferenza dell’Hikikomori;
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alleggerire la pressione di realizzazione sociale che il giovane sente gravare su di lui;
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concedergli i momenti di intimità di cui sente il bisogno;
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evitare un comportamento di continua protezione e assistenza;
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non forzarlo a stare in compagnia, ad esempio, privandolo di internet o dei videogiochi,
perché si rischia di aumentare il suo ritiro sociale;
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cercare di coinvolgerlo in piccole attività domestiche;
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portare pazienza.
9. PANORAMICA IN ITALIA
Nonostante il fenomeno dell’Hikikomori sia di origine giapponese, negli anni 2000 ha iniziato a diffondersi anche globalmente: con particolare riferimento al caso dell’Italia, alcune ricerche stimano che un individuo su 250 abitanti sia a rischio di ritiro sociale, mentre altre abbassano tale stima a una persona su 200. Secondo i dati recuperati dalla Società Italiana di Psichiatria, nel 2013 circa 3 milioni di italiani, di età compresa tra i 15 e i 40 anni, soffrivano di tale fenomeno: tuttavia, tale stima è stata alterata poiché si sono incluse nel conteggio anche le persone con dipendenza da Internet e dai videogiochi. Secondo dati più affidabili, che fanno riferimento al 2018, le stime affermano che in Italia ci siano 100.000 casi di Hikikomori. Una ricerca pubblicata nel 2012 sul sito della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) stima la presenza in Italia di 240.000 casi, cifra ridimensionata in una ricerca di Di Lorenzo e collaboratori, del 2013, in cui la stima scendeva a 20/30 mila casi, di cui a circa il 50% era stato diagnosticato un disturbo psichico di altro tipo. Tuttavia il fenomeno dell’Hikikomori italiano non è causato dagli stessi fattori di quello giapponese: mentre in Giappone vi è una forte pressione sociale che porta il giovane a optare per il ritiro sociale, in Italia ciò è la conseguenza di un danno provocato dal gruppo di pari al singolo individuo: infatti, quando il giovane italiano non rispecchia i canoni imposti dal gruppo di appartenenza, viene compromessa la sua immagina sociale con inadeguatezza, debolezza e goffaggine e ciò porta una difficoltà nelle interazioni sociali e la paura di un giudizio negativo da parte dell’altra persona, risolti optando per l’isolamento sociale. Entrando nello specifico, una ricerca del 2016 ha individuato a Napoli, Milano ed Arezzo casi di grave ritiro sociale, mentre altri casi sono stati segnalati anche in Calabria e in Sicilia: nelle regioni del Sud Italia l’importanza che si dà alla famiglia è un fattore paragonabile a quello del Giappone, e questo potrebbe contribuire alla diffusione del fenomeno dell’Hikikomori nei giovani italiani meridionali.
CONCLUSIONI
L’Hikikomori è un fenomeno psico-sociale non presente nel DSM 5, pur manifestandosi con una sintomatologia di una certa gravità: tuttavia, le linee guida proposte per riconoscerlo non mancano, così come i trattamenti per curarlo. Se un adolescente preferisce passare il suo tempo davanti al computer non rappresenta di per sé un problema, ma lo diventa quando tale preferenza viene polarizzata. Per questo motivo è necessario capire di cosa si tratta: sapere dove porre particolare attenzione permette di identificare, prima che sia troppo tardi, questo fenomeno silenzioso.
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