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NFT bene o male, basta che se ne parli

By Johnamoroso | VR | 26 Mar 2021


NFT - Johnamoroso
Capita spesso online di trovare esperti di settori artistici che hanno un atteggiamento di scherno verso le nuove tecnologie, bollandole come "Il male" senza conoscere minimamente di cosa sti stia parlando, potremmo sostenere che sia una sorta di populismo. È paradossale osservare opinioni non richieste nell'ambito dei non fungible token (NFT).

Il nuovo scenario degli NFT non appartiene all’Internet inteso come tradizionale ma bensì al “Metaverse” legato alla blockchain. L’arte digitale diventa “Crypto Art” e permette autenticità/rarità con certificata proprietà di creatori ed autori originali. Questo è un nuovissimo mercato che probabilmente a causa della pandemia globale sta esplodendo e su cui è sicuramente attiva una grande speculazione. Ma d’altronde le speculazioni finanziare nell’arte non sono una novità.

Suscita scalpore quando le opere sono prodotte dai robot-artist, o diversamente con l'intelligenza artificiale (AI): ma anche queste sono opere d'arte dall'ingegno incredibile, dove dietro ci sono programmatori – creativi digitali – che parallelamente alla produzione artistica innescano principalmente atti evolutivi rivoluzionari. Non bisogna sottovalutare l’apporto umano e bisognerebbe prestare maggiore attenzione ed essere meno reticenti e superficiali quando ci si avvicina a tali innovazioni, perché in questo caso si sta parlando di un settore che sta plasmando lentamente le nostre abitudini di consumo. Dunque, in relazione alle opere di valore, queste assumono un notevole significato in quanto uniche e difficilmente replicabili ed è naturale che vengano pubblicate su portali per il collezionismo digitale come ad esempio rarible.com.



Perché vendere il primo tweet della storia?
I social, che conosciamo molto bene, influenzano anche il modo di fruire l’arte: pensiamo al caso Ferragni, che ha generato un +27% di visitatori giovani al Museo degli Uffizi. Oppure potremmo discutere delle questioni poste nel film “The Square” (Regia di Ruben Östlund, 2017) sulla viralità delle campagne di promozione irriverenti, che spingono molte gallerie e musei contemporanei ad avvicinare il pubblico attraverso una comunicazione che utilizza l’indignazione sul web, con il metodo Badvertisng “Bene o male, basta che se ne parli”.
I social network sono marketplace dell'informazione, veicoli commerciali che spingono persone a compiere delle azioni, che piacciano o meno, siamo tutti influenzati da qualcosa. 

Fino a poco tempo fa, un tweet di per sé aveva soltanto un valore storico, riconosciuto da tutti come un fatto che può cambiare il corso di eventi tale anche da manipolare un mercato, ora invece con gli NFT qualsiasi cosa può diventare una miniera d'oro, purché sia di indubbia qualità. Oggi con gli NFT il famoso tweet di Dorsey venduto all'asta (successivamente donato interamente in beneficenza) può effettivamente vedersi "certificato" un valore e potenzialmente diventare virale come una banana attaccata al muro da un'artista. Perché questo famoso tweet è così tanto importante? Forse perché il clamore innescato ha esso stesso un valore? 

Vi lascio un ulteriore spunto di riflessione: pensiamo alla Street Art, nel caso più specifico dei Graffiti, che agli albori era connotata come “vandalismo urbano” per poi passare ad essere reputata, come in molti casi, di bellezza estetica inequivocabile ma anche atti storici spesso politicizzati e giustamente esposti quindi in importanti musei. Oggi invece, attraverso i musei virtuali, molte opere che sono in strada possono esistere anche digitalmente, mantenendo se necessario l’assoluto anonimato attraverso la disintermediazione e decentralizzazione. I curatori virtuali predispongono di collezioni virtuali nel metaverse fruibili con i visori di realtà virtuale oppure in realtà aumentata o in altri casi di realtà mixata che permetta di integrare l’arte olografica sia a distanza che soltanto in un luogo specifico. 

Sappiamo molto bene che il meccanismo dei social incentiva le opinioni frettolose, generate d’impulso e molto inclini alle chiacchiere da bar, che si traducono in una social gamification dove la ricompensa sono i like, i cuori e le condivisioni che non hanno un valore intrinseco se non in cambio dei nostri dati per usufruire di un servizio gratuito. Mentre nell’universo crypto la dinamica si sorregge sul reciproco guadagno dove l’utente è ricompensato attraverso un gioco di azioni monetizzate, come riportato ad esempio dal buon ifiwasfrank sul social network Torum.

È molto interessante assistere anche in questi casi allo scontro storico tra detrattori della prima ora e gli early adopter di innovazioni tecnologiche. La storia ci insegna che, volente o nolente, bisogna adeguarsi ai cambiamenti, ed anche se gli NFT potranno apparirci una bolla, prima o poi toccherà a tutti fare i conti con il progresso. Certamente esistono varie problematiche, per esempio il tema della sostenibilità ecologica, ampiamente affrontata da Memo Akten, ma sono già in procinto soluzioni "Green". 

Infine, bisogna soffermarsi su di un aspetto centrale di questo preciso periodo storico. Molti artisti, gallerie d'arte e musei sono fortemente in difficoltà, il motivo di questa ampia sperimentazione di massa di vendita di arte su queste piattaforme virtuali trova un rapido autosostentamento, con visibilità immediata ed efficace mezzo di esplorazione di nuove forme artistiche. I non-fungible tokens sono una opportunità di reperimento di risorse per continuare ad alimentare la produzione di arte. Chi si tira indietro avrà la grande responsabilità di non sapere stare al passo con i tempi, tempi alquanto bui.

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Johnamoroso
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A creative entrepreneur, Co-founder of Artigitale. I am a Virtual Reality enthusiast, Music and cinema lover


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