Dante, davvero pensava che la Terra fosse sferica?
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Scopriamolo … in 5 minuti di lettura.
Sembra oramai acclarato che la questione terra tonda o piatta sia un problema più dibattuto ai nostri tempi, rispetto al passato, basti andare a controllare quanto sia corposa, e in continuo aggiornamento, la pagina wikipedia relativa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Terra_piatta
Il sentire popolare è spinto a credere che questo convincimento sia stato tale sino al fatidico anno del Signore 1.492, al viaggio di Colombo insomma, che avrebbe provato l’errore di tale convinzione, o, almeno, tale sembra essere la credenza dei cosiddetti boomer, cresciuti a cartoni animati e fiction televisive (e sì, avevamo l’elettricità nella case, ma niente computer o smartphone, e per informarsi bisognava andare sui libri. Cartacei!), e fin troppo scatenati sulla condivisione sui social network di contenuti per lo meno dubbi
In realtà, tale convincimento si basa su un presupposto completamente errato. In effetti sia il buon navigatore genovese (o spagnolo?) che la commissione incaricata dalla corona spagnola di valutare le possibilità di successo della sua spedizione (i cosiddetti “saggi di Salamanca”), condividevano l’idea che la Terra fosse più o meno sferica, e la disputa si basava praticamente solo sulla distanza che le navi avrebbero dovuto coprire, senza alcuna possibilità di scalo (per la cronaca, avevano ragione i saggi, perché Colombo – volutamente o meno – la sottovalutava ampiamente, nella proporzione di 1 a 4).
Tutto ciò ha un colpevole preciso: Washington Irving, che, nella sua Storia della vita e dei viaggi di Cristoforo Colombo, scritta nel 1828, ha cristallizzato la falsa convinzione di un Colombo che combatte contro i dotti della corte spagnola, per la sfericità della Terra; ma dopotutto lui era uno scrittore, mica uno storico (è l’autore de La Leggenda di Sleepy Hollow).
Evitiamo di scomodare la Bibbia (dove, ad esempio, in Isaia 40,22 c’è un termine che può essere tradotto con “globo”, o “circolo”), o la cosmografia dell’antica Grecia, dove già Anassimandro parlava nel VI secolo a.C. di un cilindro galleggiante nello spazio, o Eratostene che misurava con discreta approssimazione il diametro della terra grazie alla trigonometria, o il monaco Beda, che parlava di “Terra rotonda come una palla” nel 700 dopo Cristo, per concentrarci sul focus del presente articolo: la sfericità della Terra, era data già per acquisita da intellettuali come Dante Alighieri? Forse sì … ma da dove ricavare questa tesi?
Il Sommo non ci ha lasciato scritti di natura prettamente scientifica, bisogna però fare i conti con la consapevolezza che, per l’uomo colto medievale non esisteva il concetto di “specializzazione” della cultura, così come lo intendiamo oggi, per cui riferimenti a principi scientifici sono rintracciabili in diversi scritti danteschi. L’Alighieri vive in un mondo in cui il sapiente è un dotto, in grado di destreggiarsi un po’ tra tutte le branche del sapere, secondo il modello di Aristotele, in grado di scrivere tanto di fisica quanto di teatro, al massimo la settorializzazione del sapere era quella codificata dalla divisione in:
- Trivium
- Grammatica – in sostanza solo quella latina
- Retorica
- Dialettica – l’equivalente della filosofia
- Quadrivium
- Aritmetica
- Geometria
- Astronomia
- Musica
Insomma, un po’ come facciamo noi, quando distinguiamo, in modo frettoloso, materie “scientifiche” dalle “classiche”, generalizzando.
La produzione dantesca riguarda trattati relativi alla politica, alla retorica, alla poetica, oltre a sonetti, rime ed epistole, e, ovviamente, la Divina Commedia, la sua opera più importante. Ci rifaremo proprio ad alcuni passi precisi della commedia.
Siamo abituati a pensare che Dante “scenda” all’inferno, quando in realtà, sta “ascendendo”, salendo da esso al paradiso, come se stesse andando in profondità, sì, ma dal lato opposto del globo terrestre.
Dovremmo passare dalla visione tipica dell’inferno a forma di imbuto, a una più completa visione di insieme dell’oltretomba dantesco:

Immagine tratta da
https://isoladiomero.com/2019/09/13/linferno-di-dante-alighieri-lincipit-del-viaggio-con-virgilio/
in cui Dante e Virgilio iniziano il loro viaggio, “a testa in giù”, come possono esserlo gli abitanti dell’estremo oriente asiatico rispetto all’Europa, in questo preciso momento:

Immagine tratta da https://www.thinglink.com/scene/886670295576870912, copyright dell’autore
Il sommo poeta ha scritto, nel canto XXXII dell’inferno, ai versi 73 – 75 , passeggiando – letteralmente – sulle teste dei traditori immersi nella ghiaccia del Cocito:
E mentre ch’andavamo inver’ lo mezzo
al quale ogne gravezza si rauna,
e io tremava ne l’etterno rezzo;
Insomma, si stava avvicinando al centro della Terra, il posto verso cui tende ogni peso (ogni gravezza), facendoci intuire come avesse contezza di un “centro” del pianeta su cui convergono i corpi, attirati dal proprio stesso peso.
Inoltre, afferma Ulisse ricordando il suo viaggio oltre le famigerate Colonne d’Ercole, per giungere “di retro al sol”, del mondo sanza gente (senza gente perché convinto che l’emisfero sud, insomma, fosse disabitato), che:
Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte e ‘l nostro tanto basso,
che non surgea fuor del marin suolo.
La sfericità della Terra però, è descritta da Dante in modo mirabile nel passaggio dall’inferno al purgatorio. Trovatisi al cospetto di Lucifero, immerso fino alla vita nel ghiaccio – e scesi quindi nel punto più basso dell’inferno – Dante vede Virgilio, letteralmente aggrapparsi al corpo del re dell’inferno, e proseguire la sua discesa, per affrontare lo stretto tunnel detto burella. I due si calano quindi tra il suo corpo e il ghiaccio, ed ecco che accade quello che sembra un prodigio:
quando noi fummo là dove la coscia
si volge, a punto sul grosso de l’anche,
lo duca, con fatica e angoscia,
volse la testa ov’elli avea le zanche,
e aggrappossi al pel com’om che sale,
sì che ‘n ferno i’ credea tornar anche.
Insomma, arrivato alle anche di Lucifero, Virgilio, con qualche sforzo, si capovolge e … prosegue diritto fino a riveder le stelle. In sostanza, hanno appena superato il centro della Terra, e – in ossequio alle tesi di Newton– non sono affatto capovolti, con le gambe per aria, come il poeta teme, ma perfettamente in piedi.
Chiaramente siamo ancora in un contesto ben lontano dalla fisica meccanicistica: come ben espresso nel Convivio, è l’amore di Dio, l’unico vero Logos, che move il sole e l'altre stelle, e che non può essere dimostrato scientificamente. come ben dibattuto da Alistair Cameron Crombie nel suo Augustine to Galileo: the history of science, A. D. 400-1650 (ed. italiana 1970)
Ebbene sì, abbiamo la risposta: Dante conosceva la sfericità della Terra, e, inoltre, dà prova di come – ed ecco il rimando al canto XXXII - in pieno Medio Evo, fosse già stata intuita la legge di gravitazione universale che Newton avrebbe codificato solo nel 1687!
Note:
https://it.wikipedia.org/wiki/Anassimandro#Le_concezioni_astronomiche
https://it.wikipedia.org/wiki/Eratostene_di_Cirene
https://it.wikipedia.org/wiki/Beda_il_Venerabile
https://en.wikipedia.org/wiki/Alistair_Cameron_Crombie