<<Sulla porta d'ingresso della sua casetta di campagna a Tisvilde [Niels Bohr] aveva attaccato a un chiodo un ferro di cavallo, il proverbiale portafortuna. Vedendolo un visitatore esclamò: "Un grande scienziato come lei crede veramente che un ferro di cavallo sull'uscio di casa porti fortuna?" "No" rispose Bohr, "Certo che non credo in queste superstizioni. Ma sa com'è", aggiunse con un sorriso, "dicono che porti fortuna anche a chi non ci crede!">>
Siete dal verzuraio. Vi dice: ti regalo un pomodoro, scegli fra: un pomodoro da agricoltura industriale, non necessariamente proveniente da un terreno lombardo sversato di roba tossica; un pomodoro biologico; un pomodoro biodinamico. Quale scegliereste? Io il biodinamico, perché è biologico e perché dicono che sia meglio del biologico anche se non ci credo.
Siete dal verzuraio e dovete comprare un pomodoro. Il pomodoro industriale costa 1, il biologico 2, il biodinamico 2,5. Quale comprereste?
Qui la questione si complica molto. Se sono un radikampf chic o un aristo freak, tipologie umane impaccate di soldi cui interessa "rappresentarsi" in qualche modo figo anche dal verzuraio allora comprerò biodinamico. Se sono un "consumatore critico" ma un po' squattrinato mi farò due conti e cercherò di arrivare al biologico, escludendo probabilmente il biodinamico "perché anche 'sti cazzi del biodinamico". Se ci ho due lire in croce e devo venire a patti col portafoglio perché Imelda non può stare senza pannolini allora comprerò l'industriale.
La tipologia uno uscirà dal negozio con la sensazione di aver fatto bene al proprio corpo, alla propria anima, al proprio pianeta. La tipologia due uscirà dal negozio un po' meno di buon umore, magari inveendo contro gli stregoni biodinamici ma con un ego certo non feritissimo e con un prodotto che alla fine potrebbe contenere meno merda della media. La tipologia tre si recherà immediatamente a comprare i pannolini di Imelda.
Io mi sono spesso trovato a cavallo fra la tipologia 2 e la tipologia 3. Cioè: io il pomodoro biodinamico non l'ho mai comprato perché non sono un aristo freak, tantomeno un radikampf chic, e nemmeno ho soldi da buttare.
Troveremo anche casi particolari, tipo gli amanti di Report che compreranno l'industriale perché il biologico è comunque schifoso. Così facendo produrranno un qualche danno al proprio corpo, magari piccolo, ma la loro ideologia pura e maschia, quasi sovietica ma anche in fondo un bel po' cattolica, non verrà intaccata. Una variante di questo caso particolare è il consumatore ipercritico, che intervisterà l'esercente per decine di minuti sulla filiera del pomodoro che ha portato in negozio, recando danno ulteriore a se stesso e agli altri.
Recentemente ho scoperto che un numero crescente di mediocrissimi utilizzatori di social network sottolineerebbe l'importanza di entrare in quel negozio e pubblicamente divulgare dati attorno alle stregonerie antiscientifiche usate nell'agricoltura biodinamica. Sembrerebbe che questa sia una priorità. Non so però quale pomodoro queste persone comprerebbero, immagino non quello biodinamico.
Divertitevi, carə amicə, a trovare altri casi particolari, io mi limiterò a segnalarvi quello del ladro di pomodori biodinamici, un personaggio di grande dirittura morale e di alto potenziale narrativo.
Ma torniamo a noi: si dà il caso che di aristo freak e radikampf chic ce ne siano strutturalmente pochi al mondo. Se non ne esistessero proprio sarei più contento, lo ammetto, ma questo è secondario. Di consumatori critici, poniamo che si parli di generici consumatori middle class, ce ne sono pochini, perché di classe media in giro se ne vede sempre di meno. Diciamo - a spanne - che fra la categoria uno e la due arriviamo a un 20-25% della popolazione? Forse meno?
Ecco il tema: nel 1990 si tenne un referendum per l'abolizione dei pesticidi, più precisamente sull'"Abrogazione dell'uso dei fitofarmaci in agricoltura". Il dibattito non lo ricordo bene, ma ricordo che vidi all'opera diverse lobby, un fiorire di scienziati schieratissimi e più in generale una "strategia del silenzio" messa in atto dagli agenti di quei poteri che desideravano che nulla cambiasse, consistente nel cercare di parlare del tema il meno possibile.
Il referendum andò così:
Si 18.287.687 93,51%
No 1.270.111 6,49%
Voti validi 19.557.798 96,04%
Schede bianche o nulle 806.572 3,96%
Voti totali 20.364.370 100%
Affluenza alle urne 43,11% (quorum non raggiunto)
Totale elettori 47.235.285
Vinse il chimicone, vinse la strategia del silenzio nonostante quasi la metà degli aventi diritto al voto fosse d'accordo con l'abolizione.
L'opportunità di dare cibo buono *a tutti*, di diventare - in quanto Italia - un faro dell'ecologia mondiale sfumò.
Pensate a un Italia che da più di 30 anni non usa pesticidi.
Pensate a una pianura padana che non puzza di morte chimica, ad esempio.
***
Dopo la batosta nacque il *biologico* che conosciamo. Cioè nacque quella scappatoia classista che ha permesso ad alcuni agricoltori di dedicarsi al biologico e ad alcuni mediomen di mangiare biologico.
Oggi c'è una legge che sistema la faccenda del biologico, una volta per tutte, fotografando quella che ritengo essere - come avrete intuito - una brutta situazione.
Sennonché una senatrice a vita apre un capitolo sull'agricoltura biodinamica, atteggiandosi a pasionaria della scienza e presentandosi a Propaganda Live in versione rebel. Ci dice che con questa legge stiamo dando dei soldi ai "terrapiattisti dell'agricoltura". Ma effettivamente noi glie li daremmo *soltanto* se si attenessero alle regole fissate dalla nuova legge per il biologico.
Come spiega bene Mino Taricco, capogruppo Pd in commissione Agricoltura a Palazzo Madama:
"L’agricoltura biodinamica, nei vari disciplinari di certificazione (Demeter, AgriBioDinamica, Verdea Agricoltura Biodinamica), prevede nel nostro paese il pieno rispetto dei disciplinari, dei Regolamenti UE, delle Leggi e delle regole dell’agricoltura biologica. In altre parole in Italia per poter essere biodinamici bisogna essere anche biologici, e nel disegno di legge in oggetto il biodinamico è coinvolto proprio in quanto già oggi biologico. Nel percorso in Commissione è stato poi aggiunto un riferimento anche ad altri sistemi di produzione agricola che dovessero adottare il biologico come base, i quali entrerebbero ovviamente nell’ambito di applicazione della legge, alla stessa stregua del biodinamico" (Il riformista, 26 maggio 2021, leggetelo tutto l'articolo, sappiate che da decine di anni l'UE ha fissato gli standard per i prodotti biodinamici, non perché ci crede, ma per non avvelenare la popolazione. In effetti così si fa, con una legge)
Cioè il fatto è che tu puoi anche pensare che invocare il dio Po faccia bene alle piante, puoi anche venderti questa cosa come vuoi, ma l'importante è che se vuoi i sussidi devi essere biologico.
Facile, semplice, e soprattutto *laico*: nessuno va in casa di un contadino a chiedere se prega per il raccolto. E se lo fa non ce ne può interessare di meno (o forse sì e ciò sarebbe profondamente "identitario"). Se invece mette alcuni determinati pesticidi non becca i soldi del bio, fine. Che poi un radikampf chic o un aristo freak pensino bene del biodinamico e ci buttino sopra dei soldi è un problema che sinceramente non mi sfiora. Il mondo è pieno di persone che comprano monnezza a prezzi ridicolmente gonfiati in nome di mitologie fallaci e agiografie penosissime. E di certo se fossi Silver Surfer o Captain Marvel o ancora meglio Thanos saprei cosa fare di loro.
Ci sono persone che in questi giorni hanno accusato Cattaneo di fare da portavoce alle lobby dell'agricoltura industriale. La storia del biodinamico sarebbe il cavallo di Troia per affossare la legge che, passata in Senato, deve essere approvata definitivamente alla Camera.
Io non conosco Cattaneo, non so se dietro a lei ci sono alcune lobby, vedremo cosa succede, ma sono certo che la sua è tecnicamente una crociata. E che chi ha la forma mentis di Cattaneo non è laico, manco di striscio, un nonlaico che parla di stregoni.
E sono certo di essere di sinistra, manco tanto estrema, nell'affermare che per tornare su livelli di decenza e dignità minimi dovremmo promuovere un nuovo referendum - sul tipo di quello sull'acqua (si sappiamo come è andata a finire ma *abbiamo vinto* e questo non è affatto secondario) sui pesticidi in agricoltura.
Vedreste allora le nuova lobby del bio (sia logico che dinamico) agitarsi, i signorotti dell'agrobusiness scapocciare, radikampf chic e aristo freak in crisi d'identità e altre belle cose. Vedrete forse anche qualcuno guardare alla terra non come un composto chimico elettrificato ma come una roba un po' più complicata e delicata. E non mi dite che la produzione crollerebbe perché davvero, davvero fate solo ridere.
Addirittura potremmo riuscire, alla lunga, a mangiare un po' meglio.