Due dei quattro libri che ho scritto avevano a che fare con fatti e opinioni correnti.
Il primo, su Giulio Regeni, è proprio un instant book, pubblicato a pochi mesi dal fatto con l'intenzione di porre un argine all'avanzare della marea di fango o spazzatura attorno alla vicenda.
Il secondo, sulla Siria, esce all'indomani della conquista di Aleppo da parte dell'esercito governativo di Bashar al-Asad e dei russi di Putin e ha lo scopo di mettere un punto per quanto provvisorio su alcuni importanti fatti riguardanti la Siria a partire dal marzo 2011.
Il conflitto siriano non è terminato, anzi: non se ne vede la fine. Proprio per questo ritenevo necessaria una riflessione. Bisognava ragionare su cosa era iniziato e finito, su cosa era iniziato ma non era ancora finito, descrivere alcuni fondamentali fatti che rischiavano di essere dimenticati o rimossi.
Non era solo questione di raccontare una rivoluzione, un massacro indiscriminato di civili, una guerra: bisognava anche spazzare via anni di propaganda di regime, che da subito dipingeva gli oppositori siriani come "terroristi".
Non fare questa operazione avrebbe significato legittimare più o meno manifestamente quella propaganda, e voi mi insegnate che propaganda e verità non hanno nulla a che vedere.
Sennonché chi faceva propaganda me ne ha dette di tutti i colori per screditarmi.
Amico dei tagliagole, filoatlantista, servo della CIA, pagato dal Qatar e tanto altro.
L'invettiva più improbabile mai ricevuta mi dipingeva come un individuo inutile e inetto che si faceva bello per il fatto di avere un padre partigiano.
Laddove mio padre non era un partigiano: durante la seconda guerra mondiale era poco più che un ragazzino.
Siriani amici del regime, camerati e rossobruni filo-asadiani me ne hanno detta di ogni.
Una volta uno di loro, minacciandomi di "farmela pagare", disse che avevo il "sangue marcio".
E alla fine anche io qualcosa a loro ho detto.
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Il più insidioso degli argomenta ad hominem usati contro di me è arrivato da chi, asadiano o meno, in questi anni ha voluto indossare i panni del "moderato".
In questi ultimi tempi un "moderato" è uno che, dopo aver letto tutta la propaganda, dice: "che caos, signora mia, che cosa orribile". E prosegue usando dei "ma" che lo pongono nel cono d'ombra dell'ignavo sostenitore del proprio privilegio.
Nel caso della Siria il moderato dice: "io non amo Asad ma".
Il tema mi ha appassionato/ossessionato per un po'. Qui, su Vice, ho scritto una cosa al riguardo.
Alla fine questi moderati - fra cui si nascondono tutte quelle persone che sono infastidite da qualsiasi potenziale cambiamento dello status quo - hanno iniziato a prendersela.
Il risultato è stato che sono stato etichettato come "attivista".
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L'attivista, secondo un moderato, è uno che pensa alla propria causa e basta, una persona dalla capacità di giudizio offuscata, un individuo che non dobbiamo ascoltare perché ci dirà cose parziali, userà argomenti surrettizi eccetera.
Il moderato non era d'accordo col pur bravo autore di «Siria, la rivoluzione rimossa» in quei punti dove era più evidente la sua propensione per una delle parti in conflitto, in quei passaggi dove si rivelava la sua indole di attivista.
Laddove il pur bravo non ha mai ricevuto dal moderato una critica puntuale di qualche genere attorno a ciò che ha scritto.
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Ma, al di là di questo, il fatto è che io non sono un attivista.
Il primo motivo per cui faccio questa affermazione è che sì, ho fatto politica nella mia vita, ma in un'epoca in cui non si faceva attivismo ma politica.
Io sono stato un militante dell'estrema sinistra, ho sempre avuto forti tendenze anarchiche, ma non sono mai stato e mai sarò un attivista per il semplice fatto che non appartengo alla generazione degli attivisti.
Sono andato a parlare di Siria insieme ad attivisti, ho avuto contatti e relazioni anche intense con organizzazioni di sinistra che si sono occupate della Siria, sono andato a parlare di Siria nelle scuole e presso associazioni di volontariato, ho presentato il mio libro sulla Siria, mi sono speso per un'associazione che si occupa di scolarizzare bambini siriani che vivono nei campi profughi in Turchia e Libano.
Sì, è vero, ho delle idee molto nette sulla Siria - idee che ho maturato dopo anni di continuo e assiduo studio della situazione siriana - e le metto in chiaro sempre e subito, per evitare fraintendimenti.
Capisco che ciò possa suonare terribilmente angosciante per un moderato ma ciò non fa di me un attivista.