Il business dei migranti - log 10 - Sicurezza è libertà (di lasciare morire la gente)

By Lorf | Ideolog | 2 Nov 2019


Fra il 2017 e il 2018 in Italia sono usciti due libri dal titolo: "Sicurezza è libertà".

Il primo, è edito da Gnosis, la rivista dell'AISI, cioè il servizio segreto interno italiano, ed è a cura del "Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica", cioè:

l’insieme degli organi e delle autorità che, nel nostro Paese, hanno il compito di assicurare le attività informative allo scopo di salvaguardare la Repubblica dai pericoli e dalle minacce provenienti sia dall’interno sia dall’esterno (vedi).

Il secondo è edito da Rizzoli e ha per autore Marco Minniti.

Il primo ha per sottotitolo "intelligence e cultura della sicurezza a dieci anni dalla riforma" (cioè dalla riforma dell'intelligence).

Il secondo invece sottotitola "terrorismo e immigrazione, contro la fabbrica della paura".

Il nesso fra i due libri non è solo nel titolo.

Il primo è stato diffuso nel dicembre 2017, quando Marco Minniti era Ministro dell'interno.

Il secondo è uscito nel novembre 2018, a firma Marco Minniti.

Non devono sviare poi i sottotitoli. Il primo libro ospita un articolo dell'allora Primo ministro Paolo Gentiloni che, nel celebrare il suddetto decennale, elenca tutti i temi sui quali l'intelligence si trova a lavorare, temi che saranno poi svolti nel secondo libro. 

Più in generale, da due punti di vista le due pubblicazioni affermano un concetto ormai ben radicato nella cultura dei paesi ricchi, un pilastro sul quale è stato costruito il mondo almeno a partire dall'11 settembre 2001.

Non è questo il luogo in cui argomentare attorno alla profonda fallacia della sovrapposizione concettuale fra idee di sicurezza e libertà.

E' però molto pertinente chiedersi di quale sicurezza stiamo parlando perché in entrambi i casi succitati stiamo parlando di un approccio investigativo/poliziesco/militare.

Il fatto che la sicurezza, e la percezione della sicurezza, possa essere un esito positivo di una società aperta e sana non è tema di questi libri. 

In entrambi la sicurezza è intesa come la condizione necessaria affinché il presente stato di cose - concepito come "libertà" - non collassi. 

Il framing è insomma securitario, è da un approccio securitario che si parla di libertà.  

A poco servono le rassicurazioni di chi nei due libri argomenta attorno al fatto che la libertà non è barattabile con la sicurezza: in verità entrambi i volumi ci spiegano che la seconda non è possibile se non si lavora alla costruzione di un apparato securitario sempre più imponente, tecnologicamente avanzato, strategicamente messo al centro di qualsiasi cosa.

Su questa visione si impernea il concetto di "interesse nazionale": la sicurezza di alcuni - cioè "noi cittadini italiani" - è barattata con la libertà di molti - cioè dei generici "altri".

I quali non sono cittadini dei paesi ricchi e non sono ricchi (vedi log precedenti).

Non è un caso che Minniti, intervistato da Gad Lerner il 30 ottobre 2019 dice:

Ho agito come uomo delle istituzioni democratiche al servizio degli interessi del Paese.

***

Vediamo cosa implica essere al servizio di questi interessi.

Gli "altri" sono molti di più di "noi" e una piccola percentuale di loro migra.

Quando qualcuno di questi migranti arriva sulle sponde del Mediterraneo e vuole entrare non ha la libertà di farlo.

Secondo questi due libri il problema della nostra libertà è collegato alla negazione della libertà di questi migranti, i cui diritti vengono sistematicamente violati e le cui vite non valgono nulla.

Estremizzando: per essere liberi di uscire la sera senza paranoie dobbiamo ammazzare della gente.

 

--> Il business dei migranti: indice

 

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