Il business dei migranti - log 01 - Di che cosa stiamo parlando

By Lorf | Ideolog | 16 Sep 2019


Da qualche anno il tema "immigrazione" si trova al centro del dibattito politico in Italia, in Europa e in tutti i paesi ricchi verso i quali le persone che possono e che vogliono si dirigono in cerca di qualsivoglia miglioramento della propria situazione.

A dire il vero è l'unico tema reale in un paese come l'Italia, dove la politica fa e può fare poco (per effetto della globalizzazzione, dell'europeizzazione della scala economica), dove i crimini di qualsiasi genere diminuiscono ogni anno ma imperversano le mafie, dove la popolazione - che in termini assoluti può definirsi ricca - invecchia precipitosamente e ha paura.

Una discussione approfondita su chi e come usi il tema per fini politici è ancora di là da venire.

Qui non la affronteremo. Basti sapere e prendere per buono - visto che è così - che mai come in questi ultimi anni le migrazioni sono oggetto di una letteratura spesso fantasiosa e neanche lontanamente basata sui fatti.

E che ad alimentare il tasso di fuffa non sono solo i "sovranisti", sebbene questi siano i principali produttori di immondizia mediatica in merito.

Fra gli argomenti trattati con maggior creatività, assenza di fonti, desiderio di mistificare c'è certamente quello del cosiddetto "business dei migranti".

Si tratta di argomento che va trattato con cura, essendo spesso inquadrato male o parzialmente o tendenziosamente.

In questo log, che si snoderà in più parti, proverò ad affrontarlo con metodo.

Ma prima è necessaria una premessa concettuale, che va espressa con chiarezza e non va dimenticata.  

  • le migrazioni esistono e sono attualmente inarrestabili - sempre che concettualmente sia giusto arrestarle, cosa non scontata - per ragioni ovvie che qui non staremo a ripetere.
  • la politica - che poi si traduce in quadro normativo e in ecologia mediatica - ne determina le caratteristiche salienti.

Non importa se abbiamo il reato di clandestinità, se abbiamo gli hotspot o il trattato di Dublino III: i migranti agiranno nella misura delle barriere che mettiamo ma non si fermeranno.  

I migranti, di per sé, sono persone la cui urgenza è migrare, non "comportarsi in conformità" con una legge o in relazione ai raccapriccianti vaneggiamenti di un politico razzista.  

I migranti agiscono in base a questa loro urgenza e il loro agire è sovradeterminato dalle scelte di chi governa (democrazie) o comanda (dittature) nei paesi di partenza, di transito, di arrivo.  

Di politica, dunque, alla fine si dovrà parlare.  

Ma, per concludere su questo punto, è fondamentale comprendere che la questione non è "arrestare o no le migrazioni", questo è un falso problema.  

La questione propriamente, è: in che modo e a quali costi in termini di vite umane e di umanità le migrazioni avranno luogo.  

Cercando di arrestarle, inutile dirlo, produciamo un mondo inumano pieno di morti, odio, rancore e violenza.  

***

Partiremo da alcuni fondamentali concetti ben espressi da Ruben Andersson nell'introduzione del suo Illegality, inc.: clandestine migration and the business of bordering Europe (University of California Press, 2014).

Primo: ciò di cui stiamo parlando è una "industria dell'illegalità" (illegality industry).

Ovvero: non staremmo qui a parlare di "business" se nei due decenni passati non fosse stato creato quel burrone normativo/legislativo a causa del quale oggi esiste una "fortezza Europa" (e più in generale una "fortezza primo mondo") e anche un nuovo concetto di "frontiera".

Potete riferirvi al titolo appena citato per leggere una breve storia di questa nuova creazione e di ciò che essa ha determinato in termini di iniziative istituzionali europee e nazionali.

Qui basterà ricordare che senza illegalità, senza aver costituito attorno ai migranti il reticolo di divieti di entrata o di passaggio, senza i "clandestini", non ci sarebbe il business.

E che il business deriva dalla necessità primaria di Stati e istituzioni internazionali di implementare le politiche necessarie ad applicare leggi e norme.

Ovvio - ma qui è importante ripeterlo - che se leggi e norme cambiassero, le politiche da implementare cambierebbero di conseguenza, come anche il relativo "business".

Secondo: questa nuova illegalità ha determinato una nuova geografia - per quanto riguarda noi una "frontiera euro-africana". Si tratta di un limes profondamente diverso dal passato, che ha tracciato linee di demarcazione interstatali in mezzo al mare (il Mediterraneo ma anche l'Atlantico, là dove ci si avvicina a isole che sono parte di Stati europei) e per terra (sempre più a sud, nel continente africano). 

Un limes mobile che viene letteralmente difeso in forme diverse (e molto dispendiose).

Attorno alla nuova frontiera vengono forgiate le "contraddittorie modalità" dell'illegalità attraverso sei "interfacce":

  • deportazione
  • sorveglianza
  • pattugliamento
  • salvataggio
  • accoglienza
  • attivismo

Su questi sei elementi si determinano i destini dei migranti, di chi li soccorre, di chi li sfrutta economicamente o politicamente, di chi ci guadagna.

***

La prima cosa che salta all'occhio scorrendo l'elenco su riportato è che in questa industria "lavorano" attori diversi, che possiamo identificare secondo le due coordinate della loro posizione nei confronti degli Stati e della loro natura economica.

Cioè: gli attori in campo sono istituzionali o privati, profit o non profit.

Tenendo conto che gli attori istituzionali sono per definizione no-profit possiamo suddividere in questo modo:

  • deportazione - istituzioni, org. profit
  • sorveglianza - istituzioni, org. profit
  • pattugliamento - istituzioni, org. profit
  • salvataggio - istituzioni, org. profit, org. no-profit
  • accoglienza - istituzioni, org. profit, org. no-profit
  • attivismo - org. no profit

L'unico settore in cui operano soltanto organizzazioni no-profit è quello dell'attivismo (comprese le organizzazioni di estrema destra che sono "contro" l'accoglienza ecc.). E' il settore che ha maggiore impatto a livello mediatico, specie se l'attivismo si associa con altre attività (salvataggio e accoglienza). E' il settore su cui si generano le più forti "emozioni" in un'opinione pubblica occidentale che su questi temi è ormai fortemente polarizzata.

Andando leggermente più a fondo - lo affronteremo nel prossimo log - si scopre che quei settori dove le emozioni non si scatenano affatto sono quelli in cui vengono impiegate la stragrande maggioranza delle risorse economiche e in cui il no-profit non è presente.

--> Il business dei migranti - Indice

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