Le onde sono la cosa più scalabile che esista.
La ripresa filmata di un'increspatura sulla superficie dell'acqua in un bicchiere, se adeguatamente zoomata e rallentata, può far sembrare enorme un evento microscopico.
Allo stesso tempo, nonostante le similitudini, la forma di un'onda non sara mai identica a quella di un'altra onda.
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Eccovi raccontati, con un'immagine anche forse banale, gli ultimi giorni mediatici, segnati dai "venti di guerra" (anche venticinque) fra Iran e Stati Uniti.
Non ve la faccio lunga, vi basti sapere che gli stilemi e le figure della relazione pubblica fra Iran e Stati Uniti sono come le onde: le diverse occasioni di questa relazione avranno sempre similitudini molto forti.
Così forti che sarà difficile, ai più, comprenderne l'ampiezza o l'intensità.
Per capirle bisogna valutare il dato reale e il dato reale, nel nostro caso, è il seguente: i venti di guerra hanno fatto per ora qualche decina di morti fra chi è stato assassinato coi droni a Baghdad e chi è morto asfissiato nella calca dei funerali di Qassem Soleimani.
Quasi nulla, con tutto il rispetto per i morti, rispetto all'incubo di cui parlavano tutti, belli e brutti.
Oggi sui giornali online si parla d'altro.
L'onda è scomparsa.
Vento quasi assente, fetch minimo, altezza 2 millimetri.
Massimo incasso per Trump e Rouhani.
Dissenso popolare interno non pervenuto.
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Gli attori della relazione pubblica fra Iran e Stati Uniti cambiano, ma tutti sanno bene come funziona il giocarello.
A seconda delle contigenze la buttano giù pesante o leggera, ma sempre esagerando.
L'onda della relazione pubblica fra Iran e Stati Uniti ha come cifra, semplicemente, l'esagerazione.
A tutt'altro invece i due paesi si atteggiano quando parlano davvero di cose sostanziali fra loro in stanze chiuse.
Gli unici elementi che potrebbero cambiare scenario sono accuratamente evitati dalle parti: entrambe avrebbero da perderne.
In Iran dovrebbero aver voce le piazze, i democratici e chi si occupa di diritti umani.
Negli Stati Uniti dovrebbero iniziare a fare i conti con l'elefantiaco fardello che si portano dietro: l'ipocrisia di un mastodonte che predica democrazia e sparge terrore e tirrannide.