Tempo fa Ariadna, che fa la storica dell'arte, ha postato dalla biblioteca di Cambridge la foto di un cavallo zoppo preso a frustate da un uiguro nel 1987.
Io, ironicamente, le ho fatto una faccia arrabbiata e ho aggiunto: "fanno bene i cinesi a torturare gli uiguri".
Lei mi ha messo un sorriso e in privato mi ha scritto: "'sta foto l'ho presa da un libro bellissimo".
Io le ho fatto il pollice.
Due giorni dopo Giusi, che si trova sulle sponde del Gange per l'annuale rituale di purificazione con i suoi fratelli dell'ashram di Bollate, ha commentato il mio commento: "un uiguro non frusterebbe mai un cavallo zoppo e i cinesi sono degli assassini".
Io non le ho risposto.
Lei ha ricevuto 35 like e la cosa sembrava essere finita lì.
Ma tre ore dopo Italico Stanco, un concittadino di Ariadna, leggendo solo il mio commento mentre in SUV con la famiglia si dirigeva verso un ristorante di cucina padana a chilometri zero, ha scritto "UIGURI TERRORISTI. BASTARDI ISLAMICI MORIRETE TUTTI".
Ha scatenato un flame in cui tutti si insultavano.
Sono volate parole grosse, amicizie si sono spezzate, sono state minacciate querele, sono state minacciate ritorsioni su ex amici e loro familiari.
Il tutto ha catturato l'attenzione di Arnolfo, un apprendista pubblicista di Matelica, che ha conosciuto Ariadna una sera dell'estate precedente a Senigallia e se l'è fatta amica su Facebook.
Il ragazzo ha scavato nella vita digitale dell'uomo e ha scoperto che mette molti like sui post di un gruppo di bufalari basati a Cuneo, amici di un noto leghista di Bassano del Grappa che fra l'altro si è fatto fotografare mentre squartava uno scoiattolo.
La foto del povero animale morto e del suo sorridente aguzzino aveva per sottotitolo "Boldrini troia farai la stessa fine".
Arnolfo ha pubblicato un post contro Italico Stanco, che in realtà si chiama Ambrogio Forni, ma nessuno se ne è interessato fino a quando - qualche giorno dopo - Boldrini è stata aggredita per strada e centinaia di migliaia di utenti si sono messi a postare roba su di lei.
In quel frangente il mio commento sul post di Ariadna è diventato popolare: animalisti e boldrinisti si sono dati battaglia sotto di esso, ingolfando la bacheca di Ariadna, che intanto è partita per una tre giorni a piedi in Scozia e non ha portato il cellulare.
Sono stato inondato di messaggi indignati in base alle mie affermazioni "sugli uiguri" e di messaggi di solidarietà in base al mio "amore per i cavalli".
Ho passato una giornata intera a spiegare che il mio commento era ironico, ma nessuno mi ha risposto.
Alla fine ho scritto un lungo post di spiega (e di scuse ad Ariadna), che ha ricevuto due like in una settimana.
Uno era di Ariadna e uno di mia sorella Leila che vive in Canada, dove la sua carriera di ammaestratrice di criceti ha spiccato il volo, e per un attimo aveva pensato che fossi diventato un mostro.
Qualche ora fa l'algoritmo di Facebook ha tirato fuori l'immagine di mia figlia a cavallo, scattata un anno fa, e me l'ha proposta.
Dice: "Facebook ci tiene ai tuoi ricordi".
Questa storia è falsa e anche solo essersi ridotti a pensare che sia importante dover specificare che è falsa spiega il titolo di questo post.
E' falsa ma verosimile: cose del genere accadono ogni giorno, più volte.
Il loro reiterarsi rende le interazioni più piatte, le reazioni più standardizzate, le persone più guardinghe.
E' una lunga corsa verso la demenza.