Labelled - log 01 - Giornalista di merda

By Lorf | Biocrapic moments | 27 Oct 2019


Una cosa che in questi ultimi 10 anni mi davvero colpito è la regolarità con cui le persone mi hanno definito "giornalista".

Una volta, a un convegno organizzato con Limes a Chiusi, un archeologo che ha scavato per tanti anni in Egitto mi disse una cosa come "voi giornalisti siete tutti uguali, non controllate le fonti".   

Io gli dissi: "prima di tutto non sono un giornalista" e il moderatore di Limes che stava alla mia destra saltò sulla sedia.   

Persi le staffe, quella volta.   

Arrivai al limite dello stalking.   

Per tutto il giorno e per i giorni a seguire tampinai quell'archeologo citandogli fonti su fonti. Decine di fonti.   

Lui arrivò a dei livelli di negazione dell'ovvio che ho visto solo in qualche rossobruno.  

Lì ho capito com'era la storia: un gioco delle parti, tu giornalista, io qualsiasi altra cosa.   

E se dici: "io non sono un giornalista" salta tutto quindi, please, tu sei un giornalista anche se non lo sei, anche se non vuoi esserlo.  

***  

Spesso sono stato aggredito verbalmente in quanto giornalista.  

Voi giornalisti pennivendoli venduti di merda.  

E tu saresti un giornalista? Andiamo bene!  

Vaglielo a spiegare che a me i giornalisti mi stanno sui coglioni.   

E la cosa peggiore è che questo non è un fatto pregiudiziale, un qualcosa che si pensa di qualcuno che non si conosce.  

Io i giornalisti li conosco.  

Ne conosco in quantità smisurata.   

E mi stanno quasi tutti sui coglioni.  

E' gente dal carattere prestampato, con un ego ridicolmente ampio, con una presunzione mostruosa.   

Gente che pensa di trovarsi al centro di qualcosa non rendendosi conto di essere meno di una cicca di sigaretta senza filtro dei monopoli di stato incistatasi sulla merda di una pantegana nel 1982.  

***

Sono andato più volte a parlare in quei seminari che i giornalisti fanno per "aggiornamento", o meglio in quei seminari per avere punti su una scheda che una volta riempita certifica che tu, giornalista, ti sei aggiornato.  

Ho parlato quasi sempre solo di "Islam". Non ho mai ricevuto obiezioni o domande che fossero vagamente più profonde o intelligenti della media, anzi.  

Facce per lo più stanche, annoiate, disinteressate, presuntuose.  

Una platea del cazzo, insomma.  

***  

Spesso sulle locandine di eventi cui ho partecipato gli organizzatori mi hanno qualificato come giornalista.  

Ho provato talvolta a far cambiare la qualifica ma sembra che "ricercatore indipendente" o analista/esperto ecc. non facciano lo stesso effetto.  

Pare che faccia bello essere giornalista e il problema di non volersi qualificare così è grosso.  

Quasi come se poi la gente all'evento non venisse perché non c'è "il giornalista".  

Immagino che i giornalisti sappiano come funzioni il gioco delle parti durante un evento, che lo accettino, che anzi in una certa misura amino fare i giornalisti perché poi agli eventi laggente li tratta da giornalista.  

Ma io non sono uno di loro.   

***  

Però aspettate un attimo.   

Di giornalisti ce ne sono alcuni bravi e seri, che mi stanno meno sui coglioni.   

Altri giornalisti  ancora sono bravi e seri e sono anche miei amici.  

Di solito quando individuo un bravo giornalista lo seguo e magari provo a incontrarlo, conoscerlo, sempre che abbia qualcosa da scambiare con lui.   

Non sono uno che odia le persone a prescindere dalla categoria cui appartengono.  

***  

Senonché questo darmi del giornalista negli ultimi anni è diventato una specie di sport.   

Una volta un utente di fb, un povero deficiente che cerca fortuna odiando, per schernirmi in merito a un commento acido che feci su Mogherini scrisse: "una volta era un giornalista"   

A volte mi hanno detto: "C'è proprio bisogno di giornalisti bravi come te".   

Di solito lascio correre, non sto sempre lì a dire: "non sono un giornalista" e tutto il resto.  

Ma il fatto è quello: ho scritto sui giornali - sui giornali non scrivono sono i giornalisti anzi: di giornalisti sui giornali se ne rintracciano sempre di meno - ma non sono un giornalista.  

E non voglio esserlo.

Non voglio esserlo proprio molto.

Perché non faccio quel lavoro.  

***  

Capirete che la cosa per me più desolante è quando un giornalista o presunto tale mi tratta da "collega".  

Tipo: "fra colleghi queste cose non dovrebbero succedere".   

Triste, ma davvero tanto triste, è infine quando ti ritrovi circondato da dei "voglio-essere", da dei "sto-provando-a-essere", da dei "mi-spaccio-per" un giornalista.   

Loro ti guardano come se tu fossi un giornalista, cioè ti vedono come un giornalista, come una cosa che loro non sono.   

Susciti anche invidia talvolta, non so se vi rendete conto.  

 

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