oneiric chess match

Il bibliotecario francese: cap. XXXII


Quella notte Trent quasi non dormì per l'agitazione e l'ansia. L'indomani faceva continuamente capolino dal suo studio, tra una visita medica e l'altra, cercando con lo sguardo Augustus Lafayette. Quest'ultimo lo faceva apposta a non farsi trovare: al mattino, durante le ore libere del supervisore, si era allontanato dal Centro e nel pomeriggio aveva montato guardia fuori, sui gradini del presidio sanitario. Sapeva che Trent l'avrebbe cercato e la maniera migliore per farlo crollare era tenerlo sulle spine. Il bibliotecario conosceva bene il gioco del gatto col topo: gli era stato molto utile durante anni di svolgimento di indagini particolarmente difficili, in cui aveva vissuto sul filo del rasoio giorno dopo giorno. Si fece vedere soltanto la sera, sul punto di smontare la guardia. Trent gli corse incontro non appena lo intravide.

-Signor Lafayette, devo assolutamente parlarle.

Fingendo noncuranza, il bibliotecario cominciò a comportarsi in maniera sfuggente.

-Non ora ragazzo, ho appena finito di lavorare e a quest'ora un vecchio scarpone come me vuole soltanto dormire. A domani.

-La prego! E' davvero importante!

-Senti, giovanotto, se è davvero importante, appena sei di riposo vieni nella biblioteca del centro città. Nel primo pomeriggio. Anzi, compila i quadri dei turni in modo che entrambi possiamo essere liberi il prossimo martedì. E mi raccomando, acqua in bocca con il direttore, che se lo sapesse potrebbe crearti degli impicci per trattenerti.

Lafayette aveva calcolato tutto. Per la buona riuscita del suo piano, Podger non doveva venire a sapere di un loro incontro fuori dal Centro. Altrimenti avrebbe potuto addurre argomentazioni di carattere tecnico per cercare di ostacolare l'appuntamento, al punto da rovinare l'esito delle indagini. Fosse anche solo per mero dispetto. Dopo le famigerate partite a scacchi del giorno precedente, aveva infatti cambiato atteggiamento nei confronti di Trent. Fino ad allora lo aveva trattato alquanto bonariamente, perchè sia per capacità che classe sociale lo riteneva degno di qualche sua attenzione, ma ovviamente non suo pari o peggio ancora superiore: Archibald Podger detestava che qualcuno potesse oscurare la sua fama e viveva nel timore che un suo pari potesse un giorno arrivare a sorpassarlo. Archibald Podger non sopportava essere secondo a nessuno. E ora si mostrava più distaccato del solito. La sconfitta a scacchi a un uomo come il direttore sanitario sarebbe dunque bruciata per tanti, tanti anni, forse per sempre. Per non parlare poi del fatto che non conveniva nè a Trent nè a Lafayette quella che all'esterno poteva apparire come una nuova e curiosa amicizia. Ne andava dell'esito del torneo di scacchi della capitale di La Floresta. Ma il bibliotecario sapeva che l'internista avrebbe seguito alla lettera quanto da lui indicato, pur di ottenere quello che solo lui gli poteva dare. Quindi non avrebbe certo fiatato con Podger, il suo più temibile avversario alla scacchiera.

 

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PousinhaDosPous
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languages teacher, translator and writer


XXVIsecolosigloXXVI
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Questo titolo è dovuto al fatto che i miei e-book sono quasi interamente ambientati in un futuro indefinito dove gli scacchi la faranno da padroni/Este título se debe a que casi todos mis e-books transcurren durante un indefinido porvenir, donde los dueños serán los ajedrez.

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