Robert non si sbagliava. L'indomani Augustus Lafayette si presentò al carcere dove Alberta era detenuta. Sfortunatamente la donna non si trovava nella cella che divideva con altre tre donne, ma in infermeria. Al bibliotecario avevano riferito che era divenuta il bersaglio preferito delle compagne di reclusione e queste l'avevano brutalmente aggredita. Chiunque altro non avrebbe mai avuto il permesso di vedere un detenuto al di fuori del parlatorio e trattenersi oltre i classici cinque minuti consentiti ai parenti dei reclusi, ma per Augustus Lafayette la direzione del carcere faceva eccezioni. E l'anziano era bene intenzionato a scoprire il perché di tanta abnegazione da parte della donna. Era certo che non fosse lei la responsabile della morte del tenente Francisco Ríos ed era altrettanto sicuro anche che Adriana e Nico fossero caduti in una trappola unicamente per via dell'ingenuità della ragazza. Oltre a quanto gli aveva raccontato Robert, che aveva fino ad allora stimato onesto e sincero, c'erano i resoconti del fidato Héctor, che coincidevano. Il venezuelano era una conoscenza davvero antichissima del bibliotecario e la sua ostentata pigrizia era di fatto solo apparenza. Il posto in cui si trovava gli era utile per passare inosservato, come lo stesso bibliotecario lo aveva istruito a mantenersi. Certo, dato che quella mansione di volontario era opera sua. Lafayette s'era adoperato affinchè la candidatura di Salinas venisse accettata e per Héctor, in un momento che in Venezuela s'era ridotto senza casa e senza lavoro, costretto a dormire in una vecchia macchina che presto gli sarebbe stata pignorata, quell'attività era giunta davvero a proposito. Avrebbe avuto vitto, alloggio e tutta l'assistenza sanitaria del Centro sempre e qualora ne avesse avuto bisogno, in cambio dello svolgimento del servizio di portinaio notturno. E il bibliotecario di Habanita lo riforniva regolarmente di abbigliamento e scarpe adatti al luogo. Meglio di così non gli poteva andare.
Una guardia scortò l'enigmatico anziano fino all'infermeria.
-C'è un uomo che vuole parlare con la Moreira- disse la funzionaria al medico. -La direttrice ha detto che è autorizzato a entrare anche in infermeria e a trattenersi quanto riterrà necessario.
-E' sedata, Marisa. Si sveglierà solo tra un paio d'ore.
-Posso aspettare- affermò Lafayette senza scomporsi.
-Come preferisce. Aspetti però nell'anticamera. Io devo tornare al lavoro-. Era chiaro che il dottore sapeva bene che le visite esterne erano ammesse unicamente nel parlatorio e quella era un'eccezione permessa dalla direttrice. Forse l'anziano era l'avvocato difensore della donna, forse un legale di grande fama al quale non si negava nulla.
Augustus Lafayette entrò nell'anticamera, uno stanzino che misurava due metri per tre senza neppure uno sgabello per sedersi. L'uomo non ne fu impressionato. Era abituato a stare in piedi anche per molte ore di seguito. All'inizio della sua carriera, quando lavorava come sentinella tra le guardie municipali francesi, stava in piedi per turni della durata di otto ore difilate. Prese un libro che aveva portato con sé per far passare il tempo. Dopo tre ore di attesa e oltre, il dottore venne a riferirgli che ora poteva vedere la paziente.
La stanza in cui era ricoverata Alberta conteneva appena il letto nel quale la donna dormiva e un paravento. L'infermeria era forse l'unica area pulita di tutto il penitenziario. Per il resto, si trattava di un edificio fatiscente e sporco. Topi e insetti di ogni genere si annidavano tanto nell'ala maschile, dove l'anno precedente si trovava Robert, quanto in quella femminile.