Il rinfresco era davvero degno di un re, come l'organizzazione del torneo internazionale di La Copa non aveva risparmiato sforzi. C'erano svariate bevande, dolcetti e cocktail a base di frutta di ogni varietà, piccoli pani di mandioca e noci dell'Amazzonia, il tutto contornato di verdure fresche. Peccato che proprio i due principali protagonisti dell'evento avessero una fretta indiavolata di andarsene! Il dottor McCallister aveva appena dato al presidente dell'organizzazione le coordinate del conto in cui i diecimila dollari della vincita sarebbero stati versati, quando comunicò di non potersi trattenere oltre a causa di un impegno urgente. Quanto al professor Podger, si stava già incamminando verso l'uscita dello stadio, dopo un breve e secco saluto al presidente. La commissione organizzatrice non fu esattamente felice della doppia defezione, ma dopotutto si trattava di due medici, i cui impegni dovevano certo essere più numerosi e inderogabili rispetto a quelli di qualunque altro scacchista. Ma si fermò il maestro di scuola di Habanita, felice come un bambino. Si era guadagnato la stima dei suoi avversari con il suo fare allegro e sportivo e tutti ora gli stavano facendo i complimenti. Per la verità, tutti tranne uno, il Maestro Fide messicano Estéban Torres. Il quale si faceva sempre riconoscere per il suo naso perennemente all'insù. Il Maestro Fide Estéban Torres da un lato disprezzava chiunque non vantasse titoli e dall'altro invidiava i giocatori più abili di lui, pur non raggiungendo i livelli di alterigia del Grande Maestro Internazionale Archibald Podger.
Dopo aver percorso metà dell'arena, Trent rallentò il passo, aspettando che il suo direttore sanitario lasciasse definitivamente lo stadio. Meglio non correre il rischio di incontrarlo fuori a tu per tu. Podger, lo capiva, era fin troppo indignato e furibondo, pur avendo nascosto alla meno peggio il suo enorme disappunto agli organizzatori del torneo. Poteva trovarsi in vena di procurargli grattacapi, accampando qualche trascurabile minuzia riguardante gli aspetti burocratici del Centro Arcoiris, trattenendolo oltre il dovuto. Il che non era affatto desiderabile, poichè Malinka lo stava già aspettando sulla nave, l'unico mezzo che li avrebbe portati a Estrella del Sur, paese che non possedeva alcun aeroporto. Con gli ultimi spiccioli del suo conto corrente americano aveva comprato due biglietti di terza categoria, affittando due cabine, una per sé e una per la sua ragazza, che neanche a dirlo, non avrebbe gradito la collocazione niente affatto di prim'ordine. Ma in quel momento era l'unica sistemazione possibile. Il viaggio sarebbe durato almeno una settimana, se non più, per lei di certo un lasso di tempo che in terza categoria sarebbe parso interminabile. Se Malinka voleva però andare a Estrella del Sur, doveva per una volta accontentarsi di una sistemazione priva di lussi. Trent le aveva comunque promesso una vita tra i fasti, non appena messo piede nella nuova patria.
Guardando verso la tribuna, vide Augustus Lafayette indicando significativamente il proprio orologio da polso. Trent capì e si diresse prontamente verso di lui, mentre il signor Lafayette scendeva i gradini che lo separavano dall'arena. Quando s'incontrarono, il bibliotecario gli fece cenno di seguirlo nel sottoscala, per non essere ascoltati da nessuno.
-Se non ti sbrighi, perdi la nave. E quand'anche, farei la mia consegna senza guardare in faccia nessuno.
-Ha ragione, signor Lafayette, è più che giusto. Intendevo solo aspettare che il professor Podger uscisse e si allontanasse da qui. Se lo dovessi incontrare fuori, potrebbe trattenermi e inventare cavilli. È troppo infuriato, anche se ha dissimulato davanti alla commissione.
-Già.
Trent prese poi una busta che doveva presumibilmente contenere una lettera e la porse al bibliotecario con aria afflitta.
-La prego, dia questa ad Adriana. Mi creda, non avrei mai voluto farle alcun male. Se non dovessi partire così alla svelta, correrei a gettarmi ai suoi piedi per chiederle perdono in ginocchio. Poi le direi quanto sono indegno di lei, ma vede...
-Lascia perdere- tagliò corto Lafayette con fare impassibile, prendendo in mano la lettera. Capiva che Trent McCallister era davvero pentito per gli illeciti commessi e neppure vi era in lui la minima punta di orgoglio per la vittoria che aveva riportato quel giorno al torneo. Glielo leggeva in viso. E impercettibilmente e inconsciamente, amava la signorina Mascarenhas, non la cacciatrice di fortuna che lo stava rovinando. Anche questo gli leggeva in viso. Ma non era ancora libero dal giogo che lo schiavizzava. Non del tutto.
-Adesso vai, sbrigati.
-Signor Lafayette...
-Che c'è ancora? Pure le mie ore sono preziose e dovresti saperlo.
-Grazie. Non solo per avere permesso la mia vincita al torneo.
Mentre il giovane s'incamminava tristemente verso l'uscita dello stadio, il bibliotecario meditava. Fissò a lungo la busta che Trent gli aveva dato, indeciso sul da farsi.
Il bibliotecario francese: cap. XLIV
By PousinhaDosPous | XXVIsecolosigloXXVI+XXXsecolosigloXXX | 14 Jul 2021
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Questo titolo è dovuto al fatto che i miei e-book sono quasi interamente ambientati in un futuro indefinito dove gli scacchi e la distopia la faranno da padroni/Este título se debe a que casi todos mis e-books transcurren durante un indefinido porvenir, donde los dueños serán los ajedrez y la distopía.
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