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Il bibliotecario francese: cap. XIX parte seconda


Circa mezz'ora dopo, quando oramai Adriana e Nico avevano perso ogni speranza, Robert fece capolino dall'ultimo gradino della scala.
-Venite ragazzi, il signor Lafayette vi aspetta.
-Possono salire?- chiese il guardiano dalla sua postazione.
-Si Oscar, ha detto che li riceve.
I due fratelli salirono al piano di sopra speranzosi, ma non senza una certa apprensione. Per essere un semplice bibliotecario, quell'uomo si comportava come un personaggio illustre. E quando lo ebbero davanti, constatarono che il suo aspetto incuteva un certo timore reverenziale. Non che fosse un uomo imponente: aveva l'aspetto di un individuo molto comune, ma in lui c'era qualcosa di indefinito che metteva soggezione. Dimostrava un'età imprecisata tra i cinquanta e i settant'anni. Era alto, ma non molto robusto e aveva il viso segnato da rughe profonde. Era vestito alquanto disordinatamente e interamente di grigio: grigie le scarpe, grigi i pantaloni e indossava una camicia a quadri in due sfumature di grigio. Anche i capelli erano grigi, corti, ma non rasati e alquanto spettinati. Ma osservandolo, si aveva l'impressione che proprio in quel disordine che ostentava vi fosse una certa ricercatezza. Portava impenetrabili occhiali scuri, dunque era impossibile guardarlo negli occhi. Fece entrare i tre amici nel suo ufficio, un locale che oltre a una sedia, un paio di sgabelli e una scrivania di legno al centro della stanza, aveva le pareti interamente rivestite di armadi, ognuno zeppo di libri. Augustus Lafayette si sedette alla scrivania e fece cenno ai due fratelli di accomodarsi sugli sgabelli. Robert rimase in piedi. Il bibliotecario cominciò con fare monotono e apparentemente annoiato:-E così, siete davvero in un bell'impiccio. Il signor Brooke mi ha raccontato in quale guaio vi siete cacciati e del prezzo che la vostra amica starebbe pagando per voi. Ora voglio la vostra versione dei fatti e per intero.
Dal tono della voce sembrava non vedesse l'ora che se ne andassero, nonostante stesse loro chiedendo formalmente di esporre l'accaduto. Quello era l'uomo che li avrebbe aiutati? Adriana e Nico pensarono che il signor Augustus Lafayette fosse quel tipico uomo che sviluppava antipatie a prima vista. Neanche Robert doveva essergli molto simpatico. Se fossero stati davvero amici, non lo avrebbe chiamato in maniera così formale: "signor Brooke". Tuttavia lo aveva liberato da una prigionia immeritata, e a detta dell'infermiere, il bibliotecario era l'unica via d'uscita per Alberta. Perciò si fecero coraggio. Cercando di ignorare il trattamento che stavano ricevendo e tenendo a mente i consigli di Robert, gli raccontarono tutto quanto, sin dall'inizio. Dall'arrivo di ciascuno di loro ad Habanita, fino all'ultimo giorno all'Arcoiris. Del lavoro al Centro, degli orari che osservavano e dei rapporti con ogni membro dello staff. L'anziano volle anche sapere come trascorrevano il tempo libero tutti i volontari, direttore sanitario compreso. Quest'ultimo ne aveva a volontà, di tempo a disposizione. E giocava a scacchi tutte le volte che poteva. Specie con Trent. Lafayette chiese finanche dello svolgimento e dell'esito delle partite e chi giocava contro chi, ma nessuno dei due fratelli era uno scacchista, dunque su tale particolare argomento non erano di grande aiuto.
-Fa nulla, mi informerà Héctor Salinas, lui si che gioca.
Adriana, nonostante il dolore e la vergogna nel ricordarlo, narrò timidamente del suo illusorio rapporto con Trent, che aveva portato lei e suo fratello all'arresto per un reato che non avevano commesso e Alberta a una falsa confessione per scagionarli. Ma non sapeva da dove cominciare per illustrare al bibliotecario il momento in cui l'uomo che amava le aveva sottratto la chiave dell'armadietto dei farmaci. Continuò allora Nico, raccontando delle conclusioni alle quali era giunto e terminando con la narrazione del furto della sua, di chiave. Ascoltando quest'ultima vicenda, la bocca di Augustus Lafayette accennò a un mezzo sorriso tra l'ironico e il beffardo, scoprendo una dentatura bianchissima e inusualmente in perfette condizioni per un uomo che si avviava verso la terza età, qualora non vi fosse già giunto e presumibilmente non miliardario.
-Un trucco banale, vecchio di secoli, quello della macchia di caffè. E come ha sottratto la sua, di chiave, signorina Mascarenhas?- domandò ad Adriana con fare indagatore. Sembrava un falco sul punto di attaccare la preda di turno.
-Ecco...- Nonostante l'imbarazzo, la ragazza si provò a rispondere, ma l'uomo la fermò prima che iniziasse a raccontare. -Lasci perdere, riesco a immaginarmelo perfettamente senza che mi sveli i particolari.
Adriana si sentì sprofondare per la vergogna e arrossì visibilmente.
-Bene, così vorreste il mio aiuto per liberare la vostra amica che si trova in carcere al posto vostro.
-Per un fatto che né Alberta e neppure noi abbiamo commesso- affermò Nico. -Fino a poco, fa speravamo che potessimo uscirne, anche se con immensa difficoltà, con la testimonianza del magazziniere, che ha proprio visto il supervisore rovesciarmi un bicchiere di caffè e poi cercare di ripulirmi. Come se le macchie di caffè possano scomparire semplicemente strofinandoci sopra un fazzoletto. Ma l'ultima volta che abbiamo visto quell'uomo, il suo atteggiamento non è stato per nulla amichevole nei nostri riguardi e credo poi che Trent, approfittandosi in seguito dell'infermità mia e di mia sorella, abbia fatto sparire questo seppur debole indizio -si rattristò Nico.
Augustus Lafayette rise.
-Che cosa mi tocca ascoltare! Miei cari ragazzi, anche se quell'operaio vi fosse affezionato, a cosa servirebbe la sua testimonianza se non a fare ridere la procura? Sbaglio o mi avete detto che la vostra amica vi ha scagionato autoaccusandosi? Ora, se tirate fuori questa storia, dopo le risate iniziali voi due sarete di nuovo nel mirino delle autorità e con l'andazzo della giustizia di questo paese, seguendo una strada che definire tortuosa significa restare a corto di parole, andrà a finire che vi arresteranno di nuovo, senza peraltro rilasciare la vostra collega. Lasciatevelo dire: per il momento, dimenticatevi di questo cimento alla caffeina e lasciate fare a me, che conosco il fatto mio. In Danimarca o in Norvegia funzionerebbe, verrebbe accettato come indizio per effettuare indagini approfondite, ma qui a La Floresta no. La giustizia è sommaria. Troppa corruzione. Ma dovete sapere, benedetti ragazzi, che i miei servigi costano cari.

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PousinhaDosPous
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languages and music teacher, scholar psychologist, translator and writer


XXVIsecolosigloXXVI+XXXsecolosigloXXX
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Questo titolo è dovuto al fatto che i miei e-book sono quasi interamente ambientati in un futuro indefinito dove gli scacchi e la distopia la faranno da padroni/Este título se debe a que casi todos mis e-books transcurren durante un indefinido porvenir, donde los dueños serán los ajedrez y la distopía.

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