Tancredi avrebbe ben potuto risparmiarsi l'annosa preoccupazione di dovere rinunciare a Mirta a causa dell'obbligo morale di essere tenuto in futuro a campare l'amico Sigismondo. Infatti quest'ultimo poteva largamente contare sulle grazie di una buona signora disposta a togliersi il pane di bocca per lui. Che spesso gli lavava e stirava gli abiti e ogni quando possibile gli portava personalmente i pasti. A volte, quando non le riusciva di uscire a causa di faccende di casa particolarmente impegnative, mandava la nipotina. Se in casa poi c'erano la sorella della defunta cognata con la figlia si poteva essere certi che avrebbero mandato quest'ultima assieme alla nipotina con la colazione o il pranzo per Sigismondo. La signorina Annetta, se avesse potuto, lo avrebbe volentieri ospitato in casa in via del tutto definitiva, ma qui incontrava la ferrea opposizione del fratello gemello Mattia e a ragione.
-In questa città ci sono delle regole. Ci porterebbero via la nostra nipotina, se facciamo entrare in casa un estraneo come ospite permanente, capisci? Sono d'accordo, d'accordissimo col fargli avere i pasti e gli abiti lavati e stirati, ma qui in casa per sempre anche no, altrimenti lo sai come va a finire. Per non parlare poi del fatto che tutte le tue premure per farti portare all'altare sono vane e senza tralasciare che nostra sorella non avrà più un minuto di quiete.
Infatti, purtroppo per Sigismondo, non era Annetta la maestra di pianoforte per cui tanto sospirava, ma soltanto la sorella maggiore di Marilia, che a sua volta moriva appresso a lui sin dai loro quattordici anni, praticamente da quando si erano conosciuti. Ma così come la sua amata, per ragioni che Sigismondo non poteva o non voleva comprendere non vedeva in lui altro se non un affezionato amico, perfino un fratello, lo stesso sentimento teneva egli in serbo per Annetta. Un giorno che la coincidenza volle che Tancredi facesse più tardi del solito in biblioteca, passando all'ora di pranzo per la piazza in cui si trovava la cabina telefonica di Sigismondo, l'amico lo chiamò per condividere il lauto pasto. Temendo che Rizieri avesse preso a scialacquare, gli espresse i suoi timori:- Sigismondo, questo deve esserti costato una fortuna. L'hai comprato in una trattoria? Se diventa un'abitudine, terminerai in fretta i tuoi risparmi.
-Ma no, figuriamoci! È di Annetta.
-Annetta? Sa, dunque, che vivi qui?
-Giacinta l'ha scoperto e da allora Annetta mi porta personalmente o comunque mi fa avere tre pasti al giorno. Anzi, se da ora in poi verrai alla mia cabina per le ore dei pasti, li condividiamo.
Tancredi ringraziò l'amico. C'era della carne, alimento che non vedeva da quando erano finiti a vivere in cabina telefonica e Sigismondo nemmeno vedeva da quando non ricordava neppure più. Annetta, amante della buona cucina casalinga, per quel giorno aveva preparato tranci di pollo alla griglia con un contorno di patate, piselli e insalata verde.
-La donna giusta per te- commentò Tancredi.
-Che? Ma tu lo sai che io amo Marilia...
-Senti, amico mio, ancora con questa storia? Sono venticinque anni che vai avanti ostianamente. E poi lo sai che per Marilia esiste un solo uomo e questi è Luigi.
-Ma Luigi è morto!
-Per Marilia non fa alcuna differenza. E poi, ricordi quell'episodio che non vorrei nominare, dato che stiamo ancora pranzando? Io, per me, non faccio minimamente caso a menzionarlo, però non so tu...
-Cioè?
-Aspettiamo che termini.
-Dai, non tenermi sulle spine.
-Sicuro?
-Sicuro.
-Quel piccolo episodio dello scarafaggio che mi avevi raccontato tempo fa.
-Ma dai!
-E come no!
-Ma...davvero? Dici?
-Dico. Sul serio.
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