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Foto Alessandro Di Fraia

Compagnia ZiBa - È la pioggia che va

By LorenzoT | ToRa | 3 Apr 2020


Compagnia ZiBa nasce a inizio 2012 ed è formata da attori-performer diplomati alla Accademia di Teatro Fisico Dimitri in Svizzera e alla Scuola A.Galante Garrone di Bologna (sia Nouveau Cirque che Prosa).

Una compagnia versatile che dialoga con l'Italia come con l'estero, con il teatro di ricerca come con il teatro popolare, di strada e di varietà, mescola i linguaggi scenici scivolando tra teatro, circo, danza cercando di abolire le settorializzazioni e di parlare ai più diversi tipi di pubblico.

E' LA PIOGGIA CHE VA

  LA COMPAGNIA

Dramaturgia: Laura Belli, Lorenzo Torracchi, Marco Cupellari

Regia: Marco Cupellari

Performers: Laura Belli, Lorenzo Torracchi

C'è crisi? Si sa. L'individuo è in crisi? Ovvio. La comunità è in crisi? Già detto. Conosciamo le macerie fin nel più piccolo dettaglio. Abbiamo intenzione di fissarle come foche attonite ancora per molto o vogliamo iniziare la rivoluzione...pardon, la ri-evoluzione?

È la pioggia che va è lo spettacolo frutto del progetto di ricerca What Do You Believe In? che la Compagnia ZiBa porta avanti da ottobre 2015 a ottobre 2016, basato su interviste sul campo e confronto tra cittadini e artisti sulla domanda più impegnativa e banale del mondo "in cosa riusciamo/possiamo ancora credere?

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Spettacolo vincitore del progetto Cantiere Futuro 2016

realizzato con il sostegno del Teatro Metastasio di Prato e della Fondazione Toscana Spettacolo

   

In scena due “embrioni”, due figure fragili, coperte di protezioni, si muovono in un ambiente in crollo e privo di riferimenti chiari.

Come due amleti contemporanei vivono il loro essere o non essere: la spinta all'azione e la paura di un fallimento quasi annunciato, la ricerca di senso e la frustrazione di non trovarne uno univoco.

Un viaggio emotivo durante il quale i due “amleti” si vestono di figure altre (maschere, personaggi, echi) alla ricerca di riferimenti e soluzioni possibili.

Il pubblico non viene “lasciato in poltrona”, ma è ripetutamente chiamato in causa, con ironia e auto-ironia. La quarta parete diventa un confine labile che permette a tutti di essere parte del viaggio e portatori di domande e, magari chissà, anche risposte.

“L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: Per non soffrirne si può: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."

Italo Calvino, Le Città Invisibili

 

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