IL RILIEVO STORICO CELEBRATIVO: ARA PACIS e COLONNA TRAIANA

By GianniBis | HISTORY OF ART | 17 Nov 2020


IL RILIEVO STORICO CELEBRATIVO

Il rilievo storico o celebrativo è una tipologia caratteristica dell'arte romana e ha la funzione di ricordare un avvenimento o di celebrare le imprese di un dato personaggio.

           ---ARA PACIS

L'Ara Pacis Augustae, la cui costruzione venne decretata nel 13 a.C per celebrare le vittorie di Augusto in Spagna e Gallia, anche se venne consacrata solo nel 9 a.C., originariamente si trovava in Campo Marzio. Realizzato in marmo lunense, originariamente dipinto, l’altare è costituito da un recinto quadrato posto su un basso podio e avente due accessi, uno solo dotato di gradinata. Una trabeazione con architrave a tre fasce corona il piccolo edificio. L’interno, che racchiude la mensa sacrificale, imita nella porzione inferiore una staccionata in legno. Un fregio separatore introduce la porzione superiore dove festoni (decorazione a forma di fascio vegetale) con frutti d’ogni stagione sono appesi a dei bucrani (crani di buoi). Sopra ai festoni sono collocate delle patere (recipienti rituali). La mensa ha le sponde laterali a volute contrapposte con girali (foglie di acanto e vite a forma di voluta), leoni alati e rilievi raffiguranti processioni sacrificali. L’esterno è più complesso e sembra anche indipendente dall'interno, con il quale, però, è in relazione tramite il grande fregio vegetale della fascia inferiore. Esso reca una decorazione costituita da girali che si originano da un cespo centrale di foglie d’acanto dal quale si allontanano simmetricamente. Il fregio vegetale è una sorta di enciclopedia naturalistica in cui piante e animali cantano l'abbondanza e la varietà della vita. I portali sono affiancati da 4 rilievi: il Lupercale, Enea che sacrifica ai Penati, la personificazione della Terra Madre fra i venti di terra e di mare e la Dea Roma seduta su un cumulo di armi. Il Lupercale alludeva alle origini di Roma. Enea che sacrifica ai Penati, in cui è raffigurato Enea affiancato dal figlio lulo (Ascanio) e accompagnato da 2 assistenti al rito, alludeva al capostipite mitologico della gens Iulia a cui Augusto apparteneva. Le altre 2 scene simboleggiavano la terra prolifica nutrita dalle acque portate dai venti di terra e di mare, sovrastata da un cielo benevolo e in pace sotto la protezione di Augusto, mentre Roma era destinata a governare sui Popoli pacificati. Il fregio storico occupa la porzione superiore dei due lati maggiori del recinto sacro e può rappresentare sia la processione del giorno dell'inaugurazione (9 a.C.) sia quella che si svolse quando ne venne decretata la costruzione:(13 a.C.). Ma la raffigurazione di Augusto come pontefice, carica che ebbe solo dopo il 13 a.C., fa di questo rilievo la glorificazione della famiglia imperiale. Lungo i due lati Sud e Nord i partecipanti alla processione avanzano come un unico corteo. I rappresentanti dei collegi sacerdotali precedono; seguono i membri della famiglia imperiale. Augusto, con la testa velata, è circondato dai littori e dai flamini. Nelle vicinanze Agrippa segue i flamini e introduce il gruppo dei familiari. Rispetto al fregio del Partenone, più nobile e grandioso dove nessun personaggio particolare risulta mai riconoscibile, nell'Ara Pacis ogni membro della famiglia imperiale è ritratto con la propria fisionomia in modo che chiunque sia in grado di riconoscerlo: a differenza dei sacerdoti che sono raffigurati con volti più idealizzati. Ciascun personaggio è inoltre dimensionato per occupare tutta l'altezza del fregio.

           ---LA COLONNA TRAIANA

La Colonna Traiana, eretta tra il 110 e il 113 d.C. nel Foro di Traiano, celebra le 2 campagne vittoriose dell'imperatore in Dacia. Un tempo la colonna era posta tra due biblioteche e aveva alle spalle la Basilica Ulpia. La circondava una stretta peristasi di colonne corinzie. La colonna, di ordine tuscanico, è composta da un toro ornato, da un fusto formato da 17 rocchi di marmo e dal capitello che fanno quasi 30 metri di altezza. Se aggiungiamo l'alto piedistallo e il supporto della statua dell’imperatore (attualmente sostituita), si arriva a quasi 40 metri. Il piedistallo ha una base liscia terminante a gola, 4 facce recanti un fregio con composizioni di armi e armature conquistate ai nemici, infine una cornice ornata da festoni sostenuti da quattro aquile disposte sugli spigoli del plinto sovrastante.  Sul lato Sud-Est del piedistallo si apre l’ingresso che conduce a una rampa di scale, introduttiva alla scala a chiocciola che percorre il fusto cavo della colonna, nonché a 3 piccole stanze. Una di esse custodiva 2 urne d'oro con le ceneri di Traiano e della consorte. Il monumento è, quindi, allo stesso tempo storico-celebrativo e funerario. È dotata di una lieve entasi, è percorsa da 24 scanalature e ha l’echino a ovoli e dardi. Inoltre è interamente fasciata da un lungo nastro, che forma una spirale e la colonna è detta perciò còclide cioè a forma di chiocciola, figurato che narra i fatti più importanti delle 2 guerre. L’altezza del nastro varia avvicinandosi alla sommità, in tal modo visto dal basso la prospettiva lo fa apparire di dimensione costante. L’autore della colonna secondo la tradizione fu Apollodoro di Damasco, architetto del Foro di Traiano e del Pantheon. Nel nastro l'artista presta un’attenzione speciale alla storia, che viene raccontata secondo il suo esatto svolgimento. Una linea di contorno delimita le figure facendole risaltare maggiormente contro il fondo. La parte inferiore della colonna racconta la 1’ campagna di Dacia mentre quella superiore la 2’. Le 2 campagne sono separate dalla figura della Vittoria alata che scrive le imprese di Traiano su uno scudo. La postura della dea, che trattiene lo scudo con una mano con l'altra scrive, ripropone l'invenzione lisippea delle braccia che attraversano in senso diagonale il busto. Fra le prime figure nella parte inferiore compare l'allestimento di un sistema di fortificazioni nel territorio dei Daci, sul Danubio. La scena è resa descrivendo le attività dei soldati durante la costruzione e prestando la massima attenzione alla raffigurazione realistica ed ai dettagli. Alla fine della 2’ campagna si colloca la rappresentazione del suicidio di Decèbalo re dei Daci, che, caduto a terra e circondato senza via di scampo, si uccide sotto un albero ricurvo volgendo lo sguardo ai nemici vincitori.

 

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