Il business dei migranti - log 04 - Le Ong

By Lorf | Ideolog | 4 Oct 2019


Il circolo vizioso - conviene ribadirlo - è prodotto, generato dalla politica delle frontiere chiuse.

Prima di entrare nei dettagli, dunque, e tornando alle categorie di cui sopra, è necessario raccontare in breve la storia recente di questa politica, perlomeno in Italia.

L'idea che si debbano blindare i confini trae la sua origine concettuale nell'idea che vi possano essere persone "clandestine", un concetto introdotto in Italia dalla legge Bossi-Fini del 30 luglio 2002.

Dal 2002 a oggi questa idea si è evoluta, o meglio ha iniziato a essere percepita come accettabile con l'introduzione del pensiero che non sia possibile accogliere i migranti in Italia se non si riesce a garantir loro gli stessi diritti degli italiani.

Cioè, in pratica, la cosa ha iniziato a suonare così: "se non possiamo darti una vita dignitosa, pieni diritti ecc. allora non puoi entrare" per diventare poi "se entri lo stesso noi ci sentiamo liberi di non garantirti quei diritti" e finire per essere "ci sono esseri umani di serie A ed esseri umani di serie B: se sei clandestino devi essere cacciato. Tu, clandestino, verrai processato con regole diverse da quelle che usiamo di solito, regole che snelliscono le procedure: avrai un processo di serie B".   Con l'introduzione delle nuove regole processuali per "i clandestini" lo Stato italiano ha sancito per legge la violazione del principio sul quale si fonda: l'uguaglianza di tutti gli esseri umani.

Prima che Salvini vincesse le elezioni, Minniti, il "limitatore di sbarchi", ha tradotto in fatti lo slogan con cui il padano coi denti ha vinto poi le elezioni: "prima gli italiani".   Così facendo ha chiuso il ciclo iniziato con la Bossi-Fini.

Non è pleonastico qui ribadire che i diritti sono di tutti o non sono diritti.

I diritti di qualcuno sono privilegi e una società dei privilegi genera conflitti fra persone svantaggiate, finisce per schiacciare l'ultimo della fila, il più debole.

E questo è esattamente ciò che sta succedendo.

***

Dunque: l'operato delle Ong si inserisce nel quadro normativo vigente.   Banalmente: se non esistesse il reato di clandestinità le persone non rischierebbero di morire in mare per raggiungere l'Europa.  

Le Ong, quindi, non organizzerebbero salvataggi in mare.  

Dall'altra parte le Ong sono appunto Organizzazioni Non Governative, cioè organizzazioni che non prendono ordini da nessuna istituzione governativa, da nessun soggetto che ne influenzi l'operato.  

Il movimento delle ONG ha una lunga storia e al suo interno è estremamente variegato.  

La storia è così lunga che ci sono Ong che di indipendente hanno ormai ben poco.  

Un esempio viene dall'India, dove - come raccontano su Frontiere News (Sangeeta Kamat, "La simbiosi tra volontariato e capitalismo nelle società politiche del Terzo Mondo", Frontiere News, maggio 2016): "Gli istituti finanziari che da un lato invocano la rinuncia da parte dello stato di sostenere gli interventi sociali, dall’altro lato stanziano fondi per far svolgere alle Organizzazioni non governative community based quei medesimi interventi sociali. Segno che l’espansione di questo tipo di organizzazioni è spesso indotto da decisioni di politica estera".  

Si tratta di organizzazioni che finiscono per funzionare come strutture sussidiarie, sono in una relazione di subordinazione rispetto ai donatori, che sono gli Stati o i governi.  

Un altro esempio del problematico rapporto fra istituzioni e Ong risale 2016, quando Medici Senza Frontiere rende pubblica la decisione di rifiutare i fondi (che peraltro nel caso di questa Ong rappresentano una fetta minima dell'intero budget) dell'Unione europea: "MSF ha annunciato oggi a livello internazionale che non prenderà più fondi da parte dell'Unione Europea e dei suoi stati membri, in opposizione alle loro dannose politiche di deterrenza sulla migrazione e ai sempre maggiori tentativi di allontanare le persone e le loro sofferenze dalle frontiere europee. Questa decisione avrà effetto immediato e si applicherà ai progetti di MSF in tutto il mondo" ("Migrazione: il pericoloso approccio dell'UE minaccia il diritto di asilo in tutto il mondo", MSF, 17 giugno 2016).  

Nei giorni del comunicato mi è capitato di parlare con una persona che lavorava con Msf proprio nel settore "migranti in transito". Mi disse più o meno: "noi possiamo tirarcene fuori perché siamo grandi ma per molte organizzazioni la nuova politica UE [la politica dell'elargizione di fondi alla Turchia per fermare i profughi siriani] significherà fare quello che la UE vuole."  

Il discrimine, sommariamente, è il seguente: una Ong intende fare una cosa X e cerca di reperire fondi per farla. Fino a che punto dovrà modificare i propri progetti se prenderà fondi da istituzioni che mettono dei paletti alla sua azione?  

A volte si tratta proprio di una questione di principio. Recente (27 aprile 2018), ad esempio, è l'addio di Cecilia Strada, figlia di Gino, a Emergency per una questione legata proprio alla provenienza dei fondi.  

Nella lettura un po' "gossippara" de La Stampa: "A dividere i componenti della Ong proprio le sue dimensioni e la sua filosofia. C’è chi la vorrebbe ancora dura e pura come alle origini: promozione della cultura di pace, denuncia di tutte le guerre e distanza siderale da qualsiasi governo, istituzione o azienda privata. E chi come Gino Strada e l’attuale gruppo dirigente, viste le dimensioni che ha preso Emergency, non disdegna più fondi governativi italiani ed europei o finanziamenti da parte di imprese private, le ultime in ordine di tempo Impregilo ed Eni" (Chiara Baldi Fabio Poletti, "Lo strappo di Cecilia Strada: 'Con Emergency ho chiuso'", La Stampa, 27 aprile 2018).  

Si veda, infine, anche la polemica attorno a Save the Children: il 13,6% dei 111,7 milioni di fondi raccolti da questa organizzazione nel 2017 provengono da "enti e istituzioni". L'1% dal Ministero degli affari esteri, l'1% dal Ministero dell'Interno, il 9% dalla Commissione europea (vedi qui).  

Nelle settimane calde del "codice Minniti", titolare del Ministero degli interni, Save the Children fu una delle prime ONG a firmare. Fu una decisione condizionata da quell'1% di fondi ricevuti dal Ministero e più in generale dal Governo italiano o determinata da motivazioni che con i fondi non c'entrano nulla?  

La questione dei finanziamenti alle ONG è una materia su cui si ricama molto. Pensate a Soros, al mitico "chi ti paga", a queste cose qua. Nella realtà dei fatti ogni Ong ha la sua storia, le proprie vocazioni e motivazioni, le proprie politiche riguardo ai finanziamenti, il proprio codice etico. Non è casuale che nella vicenda del codice Minniti ogni organizzazione decise per il sì o per il no in ordine più o meno sparso.  

Attenzione, quindi. Di nuovo siamo "condannati" alla complessità se vogliamo scongiurare quella perdita di senso che il neofascista standard ha imparato a cavalcare. E, alla fine dei conti, la mediana fra finanziatori, modo in cui viene impiegato il denaro (percentuale impiegata nella gestione vs percentuale impiegata in intervento reale), utilità ed efficacia degli interventi, trasparenza permette a tutte le persone vagamente ragionevoli di farsi un'idea su l'una o sull'altra organizzazione.   Soprattutto resta il fatto che Stati e istituzioni internazionali determinano l'agire delle Ong al di là delle scelte che esse compiono.    

***

Dal lato "media" e "propaganda" la sigla Ong ha perso progressivamente senso. Occorre dunque fare qualche altra puntualizzazione.  

Sommariamente esistono due tipologie di Ong: quelle che lavorano nell'emergenza (motivi umanitari) e quelle che lavorano nello sviluppo (a casa loro). Ovviamente le due cose vanno talvolta insieme ma ogni singola Ong si distingue in base alla "dose" di queste due "vocazioni".  

Per dire: Medici senza frontiere lavora nelle emergenze. Essendo la seconda Ong più grande al mondo (la prima è la Croce rossa internazionale di cui Msf è una costola nata da una scissione) si occupa talvolta di sviluppo o, comunque, di rendere permanenti strutture essenziali in campo principalmente sanitario-medico.   Ovviamente gli interventi delle Ong mutano in base alle realtà che vengono a determinarsi (e stanti gli assetti giuridici e le condizioni politiche).  

Di qui la ragione per cui alcune Ong hanno iniziato - occupandosi di emergenze e quindi preoccupandosi di salvare vite umane - a occuparsi in migranti in viaggio: il numero sempre crescente di morti nel deserto e nel mare lo imponevano.  

E se andiamo a cercare il motivo per cui il numero cresceva incontreremo alla fine cose come ad esempio il Processo di Khartoum, gli accordi dell'UE con la Turchia eccetera: tutto quel regime di accordi internazionali, quel processo di regolamentazione e legificazione nazionale e internazionale tesi in ultima analisi a "limitare gli sbarchi" (e in senso più ampio gli arrivi).  

Di qui, ad ogni modo, deriva il fatto che le Ong, seguendo le rotte dei migranti, si "avvicinino" all'Europa. Un fatto abbastanza inedito - le Ong lavorano invece spesso anche se non sempre lontano dal continente ricco - ma che, viste le politiche in campo, era abbastanza prevedibile.   Di qui l'"occhio" delle opinioni pubbliche che "vede" e il cuore che inizia a provare dolore.  

Di qui la torma di improvvisatori che parlano a vanvera di Ong&co., obbedendo ad agende politiche varie e variamente identitarie, razziste ecc.  

Frotte di opinionisti che applicano demenziali schemini a ciò che non conoscono, bande di fascisti che razzolano per mare, per terra, via web.   Nuguli di pseudomarxisti che delirano attorno a sostituzioni etniche e piani Kalergi.  

Ma ancora nel 2015 questi migranti erano "invisibili". E insieme a loro erano invisibili le Ong che se ne occupavano. Oggi sono "il problema". Il punto di svolta lo troviamo a metà dicembre 2016.  

E' utile osservare qui che, a fronte del discorso appena fatto, i budget delle Ong per le operazioni di salvataggio in mare sono incomparabilmente più bassi di quelli che gli Stati investono nella Fortezza Europa.

--> Il business dei migranti - Indice

 

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