Sto chiudendo i battenti, l'esercizio chiude.
E' chiaro a tutti, ormai, che una sinistra come la si pensava anche solo 20 anni fa, ai tempi di Genova, quando un altro mondo era effettivamente stato pensato (pur rivelandosi piuttosto impossibile da realizzare), è definitivamente morta.
Non c'è organizzazione, non c'è blocco sociale.
Ci sono tante belle idee, scollegate fra loro.
Ma soprattutto c'è una élite intellettuale immicroborghesita che dice cose tipo: "io pago le tasse" o "quei buzzuvvi devono pagavsi le cuve".
Al netto di chi so io c'è rimasto solo un tag, un brand, qualche iniziativa - per carità - meritoria per poter fare i buoni, per sentirsi dalla parte giusta, per non passare alla storia come vere e proprie merde.
Niente di trasformativo, nulla che non sia perfettamente funzionale allo status quo.
Quella che oggi in Italia si autodefinisce sinistra dice cose talmente inconsistenti che un migliorista moderato a destra di Napolitano l'avrebbe definita reazionaria.
Questo è il mio ultimo burn out (mi percepisco ormai carbonizzato), l'esaurimento - comunque motivatissimo - di un classico esponente della Generazione X cioè, in termini assoluti (ovvero guardando alla demografia mondiale), di uno vecchio e scemo.
Ma un vecchio scemo che ha almeno l'onestà - che deve a se stesso e agli altri - di ammettere di esserlo.
Perché - tocca ripeterlo - le stagioni della vita sono tante e pensare di poter essere sensati e rilevanti in ognuna di esse è presuntuoso, controproducente e - fra le altre cose - comporterebbe la somministrazione su altri esseri viventi del proprio potere, un fatto orribile.
Se poi la stagione adulta prossima alla vecchiaia la si vive solo esprimendo contenuti variamente/vagamente scontenti sulle piattaforme di alcuni degli uomini più ricchi del pianeta, quelle piattaforme che hanno attivamente contribuito all'avanzata del nazifascismo nel mondo, be' siamo nel dominio del patetico: roba da ospizio.
Mentre il portale del "chivvesencula" si sta chiudendo, secerno alcune frasi, le ultime che contengono speranza.
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Alla sinistra manca un'idea di modernità.
Potremmo dire di futuro, anche, ma "modernità" è più preciso: la sinistra non proietta nel futuro alcuna prospettiva di progresso della società, non elabora la propria visione della scienza, della tecnica. Rincorre la realtà e propone pezze molto piccole da mettere su buchi molto grandi, escludendo così dalla propria platea potenziale fette sempre più ampie di popolazione.
Dal punto di vista delle analisi gli ultimi decenni sono passati nella minuziosa decostruzione di qualsiasi articolazione concettuale che contenesse forme varie di sopraffazione, dominio, oppressione eccetera.
È uno sport divertente ma, come il debunking, profondamente inane.
Attenzione, non sto dicendo che sia inutile, sto dicendo che da solo non basta se si vuole coltivare, promuovere e diffondere una visione politica capace di cambiare le cose.
Probabilmente - e qui sta il problema grosso - non si vuole davvero anzi, è ormai assodato che non lo si voglia davvero, e questo è uno dei motivi per cui il portale ha iniziato a chiudersi già da un po'.
Il fatto è facilmente tracciabile seguendo i contorni di ciò che oggi viene definita "moderazione", ovvero quella che a tutti gli effetti risulta essere un feroce e cieco dispositivo di protezione di microprivilegi microborghesi.
La radicalità di teoria e azione, cioè un'attitudine necessaria nel confrontarsi con blocchi di disuguaglianza e ingiustizia così titanici e così aggressivi come quelli odierni, è scambiata per radicalismo - cioè una posa, un modo di presentarsi al mondo.
Allo stesso modo l'attenzione verso il popolare, cioè il minimo che ci si possa aspettare a sinistra, è immediatamente liquidata come populismo.
Masse addio.
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Scoprire questa verità, e cioè che la stragrande maggioranza degli esponenti e/o seguaci di quella che si vuole autodefinire sinistra non ha più alcuna intenzione di spendere un solo neurone per cambiare il mondo, è stato per me un processo lungo almeno un decennio (sì, sono naive, va bene così grazie).
Nel 2011, ad esempio, si apriva una stagione di lotte importanti e sacrosante proprio a pochi chilometri da noi, in quella che è la culla di quasi tutto ciò che siamo: il Mar Mediterraneo.
Lì la sinistra in Italia ha voltato la faccia in massa.
Alcuni addirittura hanno elaborato teorie della cospirazione.
Altri poi si sono inchinati al guerrismo nazionalista della geopolitica pura.
Da allora ho esperito l'esistenza di una nutritissima categoria di persone il cui unico e precipuo scopo è provare a negare l'esistenza di una qualsiasi cosa che possa anche vagamente mettere in discussione l'esistente.
Ad esempio è risultato impossibile rendere perlomeno consapevoli milioni di persone "di sinistra" dell'esistenza del massacro sistematico di centinaia di migliaia di persone inermi in Siria.
Il fatto è di dimensione sociologica (o forse addirittura antropologica) e probabilmente affonda le sue radici negli anni '80, in specifico ha a che vedere con cose tipo Umberto Smaila e Drive in. Quel mellifluo accontentarsi della propria miseria intellettuale e umana, quel consolarsi con l'aglietto. Quella cosa che inizia con la Viennetta in freezer e finisce in una fila chilometrica alla cassa di un centro commerciale di Culonia, dotati di Golden Green Pass.
E' in definitiva l'esito del berlusconismo prima massmediatico (Maurizio Costanzo si definiva uomo di sinistra) e poi politico. Qualcosa che si trasforma - grazie a decenni di urla scomposte di giornali come Repubblica - in un'attitudine a piagnucolare di cose varie, possibilmente secondarie, e basta.
Un'attività fine a se stessa di tipo conservatore che infine, impattando con eventi storici di qualche genere, muta in reazione.
La quale reazione è diventata di una chiarezza insopportabile durante la pandemia, quando ad esempio tutti quelli che dicevano di vaccinarsi *per il bene collettivo* dicevano in realtà: "visto che il bene collettivo coincide con il mio allora vi sfrakasso i maroni col bene collettivo".
Nessuno di questi meschinissimi ipocriti parlava di bene collettivo prima della pandemia.
A nessuno di questi putridi egoisti sfiorava l'idea che si stava andando solo ora ad infognare in un altruismo che non gli apparteneva da lunghi e egoticissimi decenni di baccanale di terza categoria, consumatisi a spese di centinaia di milioni di esseri umani ridotti alla fame e/o costretti a fuggire dalle proprie terre a causa di guerre, dittature, carestie, catastrofi ambientali.
Gli *altri* chiamati in causa da questi "nuovi" reazionari di sinistra erano chiaramente soltanto i loro vicini, parenti, amici e condivisori di pianerottolo o condominio: un'idea di *altro* così involuta, così ferina da rendere il Leviatano di Hobbes una specie di parco giochi per socialisti.
Un panorama desolante, nel quale pensare a una modernità di sinistra come quella invocata da Mark Fisher - cioè l'unica cosa su cui davvero varrebbe la pena di concentrarsi - è impossibile.
Certo, rimangono varie attività di tipo "mulino a vento".
Oppure un'attitudine a cibarsi di ciò che ancora rimane del senso della storia.
Eccetera.
In attesa dei tartari di Buzzati, cioè di una cosa che non vedrò.
Ma ecco, è arrivato il Mastro di Porta.
E si alza una nube di polvere, a valle: deve essere il convoglio del Mastro di Chiavi.