Botti di Capodanno

Botti di Capodanno

By Lorf | Biocrapic moments | 29 Dec 2021


È il 31 dicembre 2016. Io, Ale e Nora siamo a casa e abbiamo deciso di rimanerci. Non abbiamo voglia di grandi feste, solo di un'ottima cena e di un brindisi a mezzanotte. Ale addirittura va a dormire intorno alle 11, è molto stanca. Io e Nora aspettiamo la mezzanotte con le stelline di natale in mano e quando è ora saliamo sul terrazzo condominiale, che fa da tetto al palazzo, per vedere i fuochi di Roma. 

Quando siamo li, accendiamo le stelline e ci mettiamo a guardare lo spettacolo che è abbastanza bello vista anche la nuova moda delle lanterne volanti cinesi. Subito notiamo che sul terrazzo alla nostra sinistra, una decina di metri più alto del nostro, dei ragazzi molto giovani stanno celebrando l'arrivo del nuovo anno con l'accensione di ordigni esplosivi molto rumorosi e poco suggestivi. Qualcuno di loro manda grida abbastanza selvagge e qualcun altro lancia insulti di tipo bestemmia. Ce ne curiamo poco, terminiamo la nostra festa e ce ne andiamo a dormire.

La mattina dopo veniamo svegliati dalla dirimpettaia che dice: "chi c'era ieri in terrazzo?". "Solo noi - rispondo - io e Nora". Poi specifico: "Cioè: solo noi due fino alle 12.30, più o meno, poi non so". "Be', qualcuno dovrà pulire, perché in terrazzo è un casino", dice lei. Saliamo sul terrazzo ed effettivamente lo scenario è impressionante. Ci sono vetri rotti dappertutto, un candelotto rosso inesploso, altri rimasugli di ordigni, calcinacci. Sulle prime penso a me e Nora che procuriamo tutti quei danni e mi chiedo se non esistano realtà parallele in cui cose come questa succedono. Poi penso ai ragazzi rumorosi, comunico ciò che ho visto ieri e la vicina dice: "ho capito chi è stato, adesso chiamo il padre".

Scendiamo e dopo una mezz'ora la vicina suona di nuovo dicendo che il padre del ragazzo che ha fatto la festa ieri è sicuro che suo figlio e i suoi amici non possono aver fatto quei danni. Io le dico: "va bene, allora sarà stato qualcun altro".

Dopo un'ora il padre arriva, è un uomo alto in una camicia col collo stretto, la faccia rossa, pantaloni stirati e scarpe di cuoio, con una scopa in mano. Dice: "non sono stati loro". Lo accompagniamo sul terrazzo e dice: "no, non sono stati loro". Io spiego il mio punto di vista e lui dice: "forse i botti ma i vetri no". E io dico: "va bene, conta che i botti hanno fatto questo", e gli indico uno stipite divelto. La faccia dell'uomo diventa ancora più rossa, dice: "no, è impossibile" e inizia a spazzare per terra. Rimango interdetto, non capisco cosa effettivamente stia facendo quell'uomo. Mi chiedo perché mai stia pulendo se è convinto che suo figlio e i suoi amici con questa devastazione non c'entrano. Rimango fermo lì, la vicina rimane ferma lì, poi decido di andar via e la vicina mi segue dopo un po', ma la domanda sulla natura della reazione del Padre del Teppista mi rimane in testa. Magari immagina che potremmo denunciarlo. Più probabilmente sta cancellando le prove di una realtà che non accetta, con cui non riesce a confrontarsi. Non sa come dire a se stesso che suo figlio è un deficiente. Di fatto non dovrebbe esserci lui, sul terrazzo a pulire, ma suo figlio. O forse i teppismi si generano così, attraverso il passaggio di padre in figlio di questa abitudine alla negazione del prodotto delle proprie azioni.

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